Gli americani di una volta pensavano fossero solo tre “le condizioni che minaccerebbero l’esistenza dello Stato italiano: una guerra universale, una crisi economica mondiale e l’incapacità delle forze europee a mantenersi nel campo occidentale”. Così scriveva, su Foreign Affairs, Clare Boothe Luce ambasciatrice a Roma all’inizio della seconda metà del secolo scorso.
Oggi ne avrebbe dovuto aggiungere un’altra: le intemperanze minacciose del presidente della sua nazione, Donald Trump, contro l’Europa, la quale comprende anche l’Italia e resta fedele all’Occidente.
Fosse ancora in vita, avrebbe, peraltro, potuto rammentargli un po’ di storia, di cultura comune, di suoi concittadini ed elettori americani e orgogliosamente oriundi italiani, inglesi, francesi, spagnoli – diretti e no – ed anche tedeschi come Henry Kissinger.
Magari, con qualche articolo, più completo ed organico dei twitt presidenziali, sui giornali editi dal marito Time, Life, Fortune o su Vogue e Vanity Fair di cui era stata vice direttrice.
Ora, a dirlo popolarescamente, pare si sia rivoltato il mondo, con l’interesse americano in movimento da una parte all’altra del pianeta. “Sanza meta” avrebbe detto un altro famoso sbruffone, il Brancaleone di Monicelli
Certo, l’abbandono dell’Occidente non è quello paventato dall’ambasciatrice di Washington e cioè ad iniziativa dello Stato italiano. Neanche ai tempi di Sigonella, quando, in verità e come oggi, il rifiuto opposto alle irrituali pretese aeroportuali USA trovò anche allora fondamento in una motivazione giuridica prima che politica e, ancora tre anni dopo – solo per citare uno dei tanti positivi giudizi americani – il Segretario di Stato Schultz scriveva: “L’Italia dimostra il suo profondo impegno nei confronti della sicurezza della Nato”.
Le dichiarazioni di questi giorni del presidente Trump sembrano, invece, rivelare le sue vere intenzioni, delle quali i precedenti ripetuti avvisi di sfratto per morosità erano forse segnali preparatori. Pur se, stando alle affermazioni attuali, più che di sfratto si tratterebbe di rescissione unilaterale di contratto associativo.
Sempre, però, che il rappresentante legale del socio recedente ne abbia i poteri, cioè sia stato autorizzato dall’ organo statutario competente. Cioè, il Congresso degli Stati Uniti con la particolare procedura stabilita e a quanto risulta neanche avviata. Insomma, dal popolo americano.
Che fare, dunque?
Allo stato, meglio parrebbe da parte italiana ed europea mettersi in vigile attesa, ma, secondo l’antico insegnamento di De Gasperi: “con dignità”.
Da un lato, ritrovando, i paesi europei, lo spirito e gli obiettivi dei padri fondatori ed attuando quei propositi che, come quelli della difesa comune (allora si chiamava CED), vennero invece bloccati da egoismi nazionali. Dall’altro, senza cedere a muscolarità pur invocate, restare attivi sul terreno del confronto schietto che è sempre segno di reciproca libertà.
Per richiamare tutti alla affinità culturale, storica e di modelli di organizzazione sociale che non è nata con l’Alleanza Atlantica, ma ha radici lontanissime e profonde nella affermazione, appunto, della libertà.
Quella che gli europei portarono in America e della quale poi, da oriundi, hanno fatto il simbolo del loro nuovo paese. Con la statua della “Libertà che illumina il mondo”, dono di una nazione europea, e realizzata da artisti francesi.
Donald Trump è imprevedibile, prima che come politico è salito alla ribalta – ha scritto Federico Rampini – come uomo di spettacolo nel reality show televisivo The Apprentice.
Il nonno era un tedesco immigrato e lui, dunque, è figlio di questa Europa.
Ne sarà anche matricida, come l’imperatore Nerone?
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