Le truffe non sono primizie dell’orto. Non se ne deve aspettare la stagione. Persistono e si diffondono in ogni periodo dell’anno, in barba a tutti i disordinati appelli a fare attenzione e ad esser cauti.
Gli anziani sono facili prede, non perché – come molti pensano – siano rincoglioniti, ma solo per colpa della loro inossidabile sensibilità che li rende più fragili e meno pronti a reagire con la dovuta freddezza a quelle sollecitazioni emotive che i malintenzionati sfruttano per andare a segno.
Preferisco il giocare d’anticipo piuttosto che il lanciarsi all’inseguimento di qualcuno che molto spesso corre troppo veloce per essere acchiappato. Non è faccenda da etichettare come deprecabile esempio di pigrizia, ma semplice questione di metodo.
Sono convinto, e non solo da ora, che convenga prevenire il compimento di qualsivoglia reato piuttosto che rincorrerne i responsabili con il rischio di non acciuffarli.
La prevenzione ha solo un grande difetto che ne disincentiva l’applicazione. Il limite è il non lasciar spazio a chi si rende meritevole di aver catturato il malandrino di turno. Niente interviste, niente troupe televisive, niente titoli sui giornali, e così il protagonismo azzoppa la potenziale capacità di stroncare sul nascere fenomeni criminali che portano alla glorificazione degli investigatori che catturano l’infinitesima percentuale di colpevoli.
Si tratta di scegliere tra gli affollamenti sotto i riflettori al termine di qualche operazione di servizio e quelli nelle sale d’aspetto degli uffici di polizia dove – senza tante speranze – i malcapitati si ammucchiano per denunciare le loro disavventure.
Occorre fare buona informazione, comprensibile, paziente, ripetuta.
Servono a poco gli spot che autoincensano chi vanta competenze e dinamismo che non ha, ma occorre un’opera sistematica che sappia “martellare” e incidere. E’ inutile invitare alla presentazione di esposti e querele se, quando lo si fa, l’interlocutore fa aspettare, rinvia di giorni, lascia intendere che c’è poco da fare…
Se si intende tutelare le persone con i capelli d’argento o privi di chioma fluente, è necessario scegliere il corretto pulpito, per evitare che il messaggio precipiti nel vuoto. Il pubblico âgé usa poco Internet e non ci vede abbastanza per sfruttare al meglio il minuscolo display del telefonino, ma guarda la televisione incurante che sia un mezzo ormai superato e comunque non più di moda.
Invece di propinare programmi ansiogeni in cui il numero di cadaveri insanguinati è proporzionale agli ospiti che si accapigliano in studio per dire anche quel che non sanno, sarebbe il caso di resuscitare il Maestro Manzi (o trovarne un buon interprete) per insegnare come si sopravvive in questi tempi oggettivamente difficili.
Va fatto con calma, sapendo che ci si rivolge a chi è pronto ad ascoltare ma non sempre riesce a digerire termini anglofoni, inutili tecnicismi e spiegazioni lontane dal catturare l’attenzione.
Non è Internet il megafono più adatto per la necessaria catechesi, ma forse può aprire un varco, tramutare in staffettista chi legge o ascolta questo pezzo e avviare un passaggio di testimone che porti la popolazione meno giovane a tagliare il traguardo della serenità.
Quasi si fosse alle prese con un messaggio in bottiglia, confidiamo che qualcuno ne srotoli il foglio e cominci il passaparola…
Siamo pronti a dare un contributo di idee e di esperienze e, messa in chiaro la buona volontà, cominciamo a parlarne in modo strutturato speranzosi che altri mass-media si lascino tentare dal giocare questa difficile partita…
Sono terribilmente attratto dalla pubblicità. Non riesco a resistere, venendone irrimediabilmente attratto quasi dietro lo schermo del televisore – scomparso da tempo il tubo catodico – si nascondesse...
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