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L’INVISIBILE IN GUERRA E IN PACE

Renzo Trappolini di Renzo Trappolini
01/12/2025
in SCENARI
L’INVISIBILE IN GUERRA E IN PACE
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TE LO LEGGO IO

“ ‘Ll’anime che ‘ssò?” chiedeva Gioacchino Belli e si rispondeva: “Sò specie d’arie e, come l’aria, ce so’ ‘ll’anime fine e ‘ll’ordinarie”.
Insomma, ci sarebbero diversi tipi di anima e Voltaire, un filosofo che se ne intendeva, sospirava: “Sarebbe bello vedere l’anima”.
Una caratteristica, infatti, ne appare accertata: non è possibile vederla. Invisibile, come il fantasma evocato, appena ieri – a marzo del 2023 – da uno che filosofo non era, ma di cose ne aveva viste e ne sapeva tante. Qing Gang, allora ministro degli esteri della Repubblica cinese, il quale, con il disincanto marxiano-metafisico del Celeste Impero, disse che il prolungarsi della guerra Russia-Ucraina-Occidente sarebbe dipeso da un qualcuno che, appunto, sarebbe “invisibile”. E tale sembrerebbe ancora, salvo che – come dicono – dal Cremlino e dalla Casa Bianca (Europa adsistens) non ne giunga finalmente il disvelamento.

Allo stato dei fatti, due anni e mezzo dopo Quing Gang, rimane, comunque, inevasa la domanda di quale specie di anima si tratti.
Qualcuna di quelle ospitate nei corpi di quegli umani che Dio fece il sesto giorno? Alla fine, cioè, di una settimana di intenso lavoro creativo, magari un pò stanco. Almeno a vedere come l’opera gli venne, se, solo dopo pochi giorni, fu costretto a cacciare Adamo – insieme ad Eva, la donna formata con una costola prelevatagli nel sonno – dal bellissimo parco che gli aveva pure creato.

Come sarà dunque quest’”invisibile” individuato in Cina e che, stando ai filosofi, potrebbe essere un’anima?
Un’anima “fine”? Belli l’attribuisce solo a re e regine e i pochi sovrani oggi rimasti non sono stati visti dalle parti di Kiev.
Un’anima “ordinaria che è ‘ppe la ‘ggente che conta dù dozzine”?

Andando per esclusione, non un’anima fra quelle sante, perché, fosse per loro, la guerra sarebbe finita da un pezzo e con la vittoria del più debole. Sempre Belli, infatti, raccontando il duello tra il gigante Golia e il pastorello David, dice che “questo povero regazzo, grazie all’anime sante, lo fece cascà giù come un pupazzo”.
Nemmeno tra le anime pie, le quali, è noto, si presentano, parlano e pregano bene, ma troppo spesso, come diceva lo scrittore Roberto Gervaso, la loro, pur apparendo “evangelica modestia, è il volto discreto dell’orgoglio bonario e farisaico”.
Tra le “anime belle”? Se sono quelle che Dante mette nel Paradiso della sua Commedia, esse sono sì incorporee ma hanno ben altro da fare, avvolte nella luce dell’Empireo.
Allora, quelle da “dozzina”? Cioè, le altre, nostre contemporanee sempre pronte, ma a favor di telecamera o intervista, alla lacrima facile per i poveri e gli afflitti, ispirate sacerdotesse della bontà ad ogni costo? No, troppo visibili nell’esibire emozioni più o meno sincere, ma non certo avvezze al fare. Figuriamoci ad essere decisive negli eventi, men che mai dove si soffre e muore davvero.

Eppure, se in Cina lo dichiararono, una qualche invisibile anima che mantiene vivo, anzi attizza con perizia il fuoco della guerra, ci deve pur essere. Ma dove? Forse sta “là dove si puote ciò che si vuole vuole e più non dimandare”. Non sarebbe, infatti, semplice chiederne ragione.

Anche se, prima o poi, seguendo l’”odore dei soldi” (che non piace solo alla mafia italiana), la strada si trova e porta al solito, immarcescibile, onnipotente Mammona. Il denaro che, se non “muove il sole e l’altre stelle”, sul pianeta terra ha fatto, fà e farà sempre il buono e il cattivo tempo.

In una vecchia commedia musicale si cantava che anche i bancari hanno un’anima.
I bancari, appunto. Non i banchieri. Quelli veri, pochi e invisibili. E nemmeno i governanti che non usano il deodorante adatto a impedire che l’economia, da quelli finanziata, respiri l’invisibile quanto mefitico odore delle fabbriche d’armi. Promettendo, però, il solito momentaneo cambio d’aria. Per “ricostruire” e poi ricominciare.
Anche la pace, d’altronde, ha un prezzo, c’è chi lo deve pagare, chi lo incassa ed è prassi che a trattarlo ci siano anche gli affaristi.
Paolo Mieli, seguendo gli insegnamenti di Renzo De felice, nel suo ultimo libro, intitolato appunto “Il prezzo della pace”, scrive: “Mai fare del moralismo sugli avvenimenti storici”.

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Prima della sua attuale terza età, ha lavorato in banca. Nella sede centrale di BNL, come Capo dei rapporti istituzionali e poi di quelli finanziari e operativi con le Pubbliche Amministrazioni. Successivamente, Direttore Generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Amministratore di Carisap, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e di Banca dell'Adriatico. E' stato consulente di Artigiancassa e della Regione Lazio. Ha collaborato con Nerio Nesi per il libro "Il codice delle nomine bancarie" (Edizioni Feltrinelli - 1981). Ha scritto per riviste bancarie, un settimanale e un quotidiano a tiratura nazionale, oltreché giornali on line.

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