Gli agenti sapevano infiltrarsi pure negli ambienti degli ufficiali nemici e corromperne le truppe. Fondamentale era il ruolo assegnato alla cavalleria, alla quale erano affidate missioni esplorative, fino alla presa di contatto con il nemico, per acquisire dettagli preziosi, aveva funzioni di avanguardia e, talvolta, di “schermo di copertura” del resto dell’Armée.
Era un tipo di operazione concepita per confondere l’osservazione avversaria; Napoleone ne faceva sistematicamente ricorso. Dell’Ancien Régime la Rivoluzione francese eliminò quasi tutto, a eccezione del “sistema Richelieu”, perfezionato dal Ministro di Polizia Joseph Fouché (1759-1820). Un’organizzazione sempre più complessa e definita in mano allo Stato, che veniva impiegata tanto per l’offesa esterna, quanto per la difesa dai nemici interni. Si divise in due grandi branche: spionaggio e controspionaggio; quest’ultimo, a sua volta, fu scisso in settore militare e politico.
Con Napoleone il Servizio assunse un ruolo di primaria importanza, l’intelligenza dell’armata, il cervello operante oltre le linee nemiche.
La nuova strategia e il magnifico strumento diventarono le formidabili armi che permisero a Napoleone di dominare l’Europa e di stupire il mondo. Mentre la (sua) politica creava una propria polizia segreta, maturavano in lui i concetti moderni di guerra e di arte militare: organizzò un vero e proprio Stato maggiore, con quadri, organismi e gregari alla maniera di qualsiasi Arma combattente.
Molti autori hanno affermato che Napoleone fu il primo a innalzare il Servizio segreto a rango di Arma, dove ufficiali e soldati non erano spie ma militari titolari di una missione esclusiva, delicata e pericolosa. Di essa non si trovano, ovviamente, tracce nell’ordinamento dell’Armata francese, né negli organici dell’esercito.
Avvalendosi delle sue grandi capacità intellettuali, riusciva a prevedere ogni problematica militare con largo anticipo, grazie all’analisi maniacale di ogni singolo aspetto e improvvisando, cosa che gli accadeva di rado, solo quando le valutazioni si fossero rivelate incomplete.
L’intelligence napoleonica, schematicamente, si articolava su tre rami principali: quello militare, all’interno della Maison del Quartiere generale imperiale, quello civile nell’ambito del Ministero generale di Polizia e quello diplomatico, peculiare del Ministero degli Esteri.
L’organizzazione contava sia sugli aiutanti di campo, quasi tutti generali di primo piano, sia su un considerevole numero di giovani ufficiali d’ordinanza con compiti di corriere.
Lo Stato Maggiore Generale era incaricato dell’inoltro dei messaggi di altissimo livello, del servizio topografico dell’esercito – stimato di primaria importanza – nonché della pianificazione delle vie di comunicazione. Ai mercenari Napoleone riconosceva compensi in oro ma non tributava né onori, né gloria.
Un ruolo di assoluto rilievo, nell’attività informativa e disinformativa, fu ricoperto da Charles Maurice de Talleyrand-Périgord (1754-1838) passato alla storia come il “diavolo zoppo” e “lo stregone della diplomazia”. Con Fouché fu eccezionale protagonista di un’epoca straordinaria, capostipite della Francia. Entrambi sopravvissero al crollo della Monarchia, alla Rivoluzione, al Terrore, al Direttorio, all’Impero, alla Restaurazione, rivestendo quasi sempre incarichi di primissimo piano. Infedeli ai regimi e agli uomini, tentarono di essere, in particolare Talleyrand, fedeli alla Francia. Consumati traditori, cinici, freddi e sofisticati, abituati a cambiare pelle, tramatori di stragi e intrighi, furono determinanti sia per determinare la fine di Bonaparte, sia per restituire alla Francia una posizione centrale nell’Europa della Restaurazione. Disponendo di cospicue risorse finanziarie, la loro smisurata e variegata maglia informativa inglobava tutto, comprese le indiscrezioni dei domestici. Il materiale, specie se compromettente, confluiva in fascicoli, da utilizzare al momento opportuno come strumento persuasivo o di ricatto.
Questo sistema venne denominato il “grigio pantano dello spionaggio ministeriale”, meno avventuroso di quello militare ma altrettanto pericoloso, quando non letale
Nel concludere, va sottolineato che proprio nell’epoca napoleonica fu realizzata in Francia quella che può essere considerata la prima moderna struttura informativa, soprattutto grazie all’opera di Fouché. Questi le conferì, in breve tempo, il miglior assetto in Europa e l’articolò in sei dipartimenti,
In ultimo, giova ricordare che Napoleone finanziava sistematicamente le sue guerre di conquista facendo ricorso alla produzione di enormi quantità di monete false in uso nei Paesi nemici. Oltre a danneggiare la credibilità della circolazione monetaria nei territori aggrediti, Napoleone – remunerando generosamente le espropriazioni operate dall’esercito in marcia – appariva sempre come il munifico liberatore dei popoli che si accingeva a sottomettere e degli Stati che occupava e spogliava di ogni bene prezioso. Soleva affermare: “Per fare la guerra occorrono tre cose fondamentali: denaro, denaro e poi ancora denaro!”
Fonte: Gnosis 4/2017












