L’esperienza culturale del turista medio oggi si compie essenzialmente in situ e pagando. Riferendoci all’offerta su Roma, fa poca differenza se il turista provenga dall’Urbe o da altre città, regioni, paesi; sarà sempre preferibilmente sul posto che troverà l’informazione e avrà modo di ampliare le proprie conoscenze, se questo è il suo obiettivo.
Il fatto sussiste nella misura in cui un potenziale visitatore, che non possa fisicamente recarsi nei musei o nelle aree archeologiche di Roma e del territorio, avrà difficoltà nel conoscere quali collezioni sono conservate in quali musei, o la storia, generale e particolare, degli edifici riuniti nelle aree archeologiche della capitale, specie se non frequenta i social media – e non è infrequente. Di fatto, se capita di ascoltare turisti che cerchino la tomba di Napoleone al “Foropalatino”, viene il dubbio che manchi un tassello nella comunicazione divulgativa, che dovrebbe essere offerta in primis dai siti web ufficiali degli enti preposti alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, si spera ricchi di informazioni storiche, oltre agli avvisi sulla fruibilità quotidiana.
L’esperienza culturale romana, poi, si fonda sul principio che siamo tutti, indistintamente, turisti. Le amministrazioni hanno, negli anni, cercato di operare una distinzione tra turisti occasionali e residenti, ad esempio promuovendo la Mic Card ad un costo irrisorio, che consente ai residenti di frequentare gratuitamente (ad eccezione delle nuove Mostre) tutti i siti del circuito museale gestito del Comune di Roma nell’arco di un anno. Un’idea che ha riscosso grande successo di pubblico. Sul fronte statale, per musei e parchi dotati di autonomia ci sono invece le Fidelity o Membership Card, che, ad un costo leggermente superiore a quello di un singolo biglietto, consentono di frequentare più assiduamente i vari siti interessati. Sicuramente una buona cosa, a saperla. Tuttavia, tale sistema delle “Carte Fedeltà” crea, di nuovo, una selezione del pubblico su base economica, ed è a questo selezionato pubblico che normalmente si rivolgono le iniziative promosse dai funzionari, come aperture degli archivi, conferenze e visite a tema, in maniera esclusiva, oppure con accesso preferenziale.
Il problema sono i numeri. Nell’era di serrati dibattiti su accessibilità e democratizzazione del sapere, ci si incaglia sempre al solito punto: se hai capacità economica, puoi. Restano immancabilmente fuori dalle agevolazioni alcuni gruppi di professionisti, paradossalmente impegnati attivamente nella ricerca e divulgazione (ad esempio archeologi, storici dell’arte e architetti), a meno che non siano guide turistiche abilitate; così come restano fuori persino gli studenti sotto i 25 anni non aderenti alla Comunità Europea.
Ma per fortuna c’è il Parco Archeologico di Ostia antica. Per quanto le regole di accesso siano le stesse degli altri siti statali, tale realtà totalmente decentrata, situata in una zona periferica e depressa, offre, al contrario, un’esperienza di qualità sia dal vivo che, per così dire, da remoto, dando libero accesso a contenuti approfonditi anche senza dover pagare un titolo di accesso. Partendo proprio dai contenuti digitali, il Parco di Ostia antica è forse l’unico a offrire, da qualche anno, una costante comunicazione – qualitativamente alta e accessibile nel linguaggio – su reperti, edifici, periodici storici e personaggi che hanno fatto la storia del Parco. Il sito web accoglie, da un lato, la programmazione degli eventi mensili, ai quali la collettività è invitata a partecipare attraverso la Newsletter, dall’altro contenuti puntuali sul sito archeologico. Il sito web – recentemente rinnovato – offre anche un tour virtuale della città romana attraverso un agile menu organizzato per aree topografiche. E da non sottovalutare è anche la “monumentale” – va detto – biblioteca digitale “Digit Osti@“ che accoglie una ricca raccolta di pubblicazioni scientifiche e divulgative scaricabili in PDF. Tutta la tradizione di studi su Ostia antica, dunque, può essere sfogliata anche dal grande pubblico.
E se siete social, ovunque andiate a leggere – che sia su Facebook, Instagram, persino Linkedin – troverete post pubblicati per rubriche e conoscerete numerose attività rivolte al pubblico, come ad esempio i progetti di Archeologia Pubblica, realizzati nella cornice del Marchio del Patrimonio Europeo, ottenuto dal Parco nel 2020.
E a proposito della gente che abitava in questa ricca e monumentale città portuale, l’ultima chicca è arrivata con la recente inaugurazione del rinnovato Museo Ostiense. Il progetto era già stato elaborato e varato dalla ex Direttrice Maria Rosaria Barbera, mentre la conclusione è avvenuta sotto la nuova direzione di Alessandro D’Alessio. Sta di fatto che, nella desolante situazione di mostre personalistiche e allestimenti museali sovente incuranti del destinatario finale – noi – , il Museo di Ostia antica sembra voler parlare ai cittadini del mondo.
Le pareti grigio opaco faranno risaltare le opere scultoree nelle vostre fotografie, quasi come fosse un invito a produrvi ricordi e a diffonderli via social. Le sale sono ampie e spaziose e i reperti, lungi dall’essere affastellati, si lasciano guardare e riescono, con quei volti espressivi e quasi sempre qualitativamente favolosi, a parlarvi di loro.
Non tutti i reperti, a onor del vero, sono trattati con pari dignità. I Fasti Ostiensi, la vera gloria del Museo e di tutta Ostia antica, a dire il vero, sono lasciati un po’ al caso, in un punto di passaggio e senza la spiegazione che avrebbero – e avremmo – meritato, essendo una fonte epigrafica che ci racconta gran parte dei fatti storici su Roma antica di cui siamo a conoscenza. A placare gli animi, però, c’è la sala dedicata a “la gente”, volti di persone quasi sempre anonime, dotate di uno straordinario impatto visivo. Vi attireranno i loro occhi e vi sembrerà quasi di averle conosciute, chissà dove.
E non è questo il senso del fare cultura attraverso la conoscenza del passato? E non è un paese culturalmente rilevante quello che possa offrire anche gratuitamente un’esperienza culturale ai propri concittadini? A tal proposito, cogliamo l’occasione per ricordare che è stato pubblicato il calendario delle attività di Archeologia Pubblica offerte dal Parco Archeologico di Ostia antica tra ottobre e dicembre e che possono essere consultate, appunto, sul sito web. Tra queste, sono inclusi laboratori di archeologia dedicati all’esplorazione e alla conoscenza diretta delle architetture stratificate del più grande porto antico del Mediterraneo: Portus, oggi area archeologica dei porti di Claudio e Traiano a Fiumicino.












