Periodicamente si riaffaccia la curiosa immagine del fabulistico “Fisco Amico”, una realtà che avvicina il cittadino-contribuente alle inevitabili pretese dell’Erario.
A parlar di favole qualcuno evoca quella di Cappuccetto Rosso e vede la macchina tributaria nel ruolo del lupo che veste i panni della dolce nonnetta che vive nel bosco. Difficile fidarsi, secondo molti, di una organizzazione pubblica che in nessun angolo del mondo riscuote simpatia, che va a toccare il portafogli, che non di rado viviseziona i piccoli e sembra non accorgersi di chi le combina davvero grosse.
Eppure la speranza di un domani migliore lascia intravedere qualche possibilità che il congegno fiscale smetta di essere o di sembrare un tritacarne e si trasformi nel più straordinario meccanismo di equità e di democrazia.
La democrazia, infatti, comincia proprio dalla proporzionalità nella partecipazione al sostentamento dei servizi destinati alla collettività e ai più sbadati lo ricorda anche la Costituzione quando – all’articolo 53 – dice che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.
L’imposizione fiscale, purtroppo o come forse è fin troppo facilmente immaginabile, è uno dei più efficaci grimaldelli della propaganda politica, capace com’è di richiamare l’attenzione anche dei meno interessati alle competizioni tra partiti, movimenti e fazioni.
La promessa di riduzione delle tasse è sventolata da chi cerca elettori anche quando si ha la nitida consapevolezza che questa non passa dall’abbassamento aritmetico delle aliquote, ma transita sotto le forche caudine del costringere tutti a pagare quel che devono. Quest’ultima operazione non è affatto facile e spesso la buona volontà di chi lavora su quel fronte non è sufficiente per il conseguimento dei risultati auspicati.
Nel magmatico scenario si agita l’assolutamente immorale spettro del “condono”, che fa inginocchiare lo Stato costringendolo a rinunciare alle proprie legittime pretese pur di elemosinare una frazione di quel che gli spetta.
I Governi che ricorrono alle “sanatorie” è vero che riescono a “fare cassa”, ma gli introiti – che suscitano entusiasmo e scatenano conferenze stampa e dichiarazioni di successo – hanno un modesto effetto immediato, ma azzerano le prospettive di recupero di quel che sarebbe riscosso negli anni a venire…
Il “perdono” supportato da sconti miracolistici è inaccettabile offesa nei riguardi di chi ha sempre fatto il proprio dovere di contribuente, rispettando importi e scadenze. La pacca sulla spalla a chi è venuto meno al suo dovere è uno schiaffo ai cittadini onesti. E il “fisco amico” i ceffoni sa perfettamente a chi deve darli…
Quel che manca, ahinoi, è il parlare chiaro. Se si vietasse l’uso di ammaliatori slogan inconcludenti e si affrontassero certi temi con intento davvero chiarificatore, probabilmente la gente avrebbe modo di capire la gravità della situazione e la fondatezza di determinate iniziative.
Tasse e tributi possono gravare di meno, se il loro irriducibile peso viene “spalmato” su tutti i soggetti che hanno il dovere di sostenerlo.
Siccome l’evasore fiscale è visto come un furbo, non come un ladro o un criminale, serve un cambio di mentalità in grado di sradicare convinzioni che sono di ostacolo a qualunque buon proposito.
L’Internal Revenue Service – il fisco statunitense che opera nelle terre dei leggendari cowboy – ha da anni adottato il sistema storicamente utilizzato per la cattura dei banditi. Mettere una “taglia” sugli evasori fiscali non è una idea peregrina soprattutto se, ricordando il Far West, la faccia di queste persone viene affissa sui muri, incollata alle paline delle fermate degli autobus, mostrata sui giornali, in televisione o su Internet. Non è un banale far la spia, non è un ritorno a truci forme di collaborazionismo, ma espressione di senso civico…
Nel frattempo il processo di semplificazione deve premere sull’acceleratore non dimenticando che non deve limitarsi alla banale “informatizzazione”. Non è la tastiera di un pc o l’uso dello smartphone a rendere più facili le cose, ma la revisione di tutte le procedure e delle modalità di relazione tra contribuente ed Erario.
Le cose da fare sono tante e certo non sintetizzabili in poche righe di pur equilibrato ragionamento. Chi pensava di liquidare con un “reel” alla pompa di benzina l’abbattimento delle accise sui carburanti probabilmente non conosceva il ruolo di tali imposte nella dieta alimentare del fisco, ma si accontentava di solleticare i cittadini nella consapevolezza della sensibilità popolare a certi argomenti.
C’è tanto da lavorare e c’è un gran bisogno di buone notizie. Il Sole 24 Ore di venerdì 6 febbraio ce ne ha regalata una, perché sarebbero stati scovati duecentomila soggetti che non pagano le tasse e sono totalmente sconosciuti al fisco.
Mentre aspettiamo di conoscerne il nome e il cognome, confidiamo nella riscossione di quel che questi figuri hanno rubato agli altri italiani…
Il palcoscenico dell’inquietante conflitto iraniano non vede in campo solo chi attivamente sta bombardando e massacrando.
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