L’autore è un Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri, in quiescenza da pochi anni, che si è cimentato in questo bellissimo libro, ricchissimo di spunti umani e professionali. Il testo è autobiografico e si dipana da quando era un fanciullo, poi Allievo della Scuola Militare Nunziatella di Napoli, sino all’ultimo giorno di servizio indossando la divisa per 49 anni.
Ha il notevole pregio di destinare ogni provento alla “Città della speranza” di Padova, fondazione che dal 1994 opera a sostegno della ricerca delle patologie tumorali pediatriche, e all’Opera Nazionale Assistenza Orfani Militari dell’Arma dei Carabinieri. Un motivo in più per leggerlo che impreziosisce il notevole valore dello scritto. Può essere acquistato solo tramite mail a: commerciale@graficheghiani.com; sia la lettura, sia fare del bene ci rendono migliori.
Veniamo ai contenuti; l’autore ripercorre il passato sin dagli anni venti del XX secolo quando il nonno Peppe, Bersagliere invalido di guerra, con sacrifici enormi e duro lavoro, inizia la costruzione di una masseria nei campi di una terra paludosa e malarica nella piana del Sele. Quanto realizzato in venti anni venne distrutto dalla Seconda Guerra Mondiale ma tutti si rimboccarono le maniche per ricostruire onde poter vivere. Un mondo rurale dove i servizi di oggi erano sconosciuti, come in molte parti del nostro Paese. Ci si rivolgeva con il “Voi” a nonni, genitori, zii. Traspare una infinita, sana semplicità, quella di un uomo che si è fatto da solo nel senso letterale della parola con dedizione, sacrifici, forza di volontà non comune. La vita scorreva con i riferimenti di quegli anni nel sud rurale: famiglia, scuola, chiesa, Carabinieri, impegnati a controllare i troppo esuberanti, medico condotto e poche altre figure. La gioia era data dalle piccole cose e da una famiglia unita molto numerosa. Poetiche sono le descrizioni della natura, non sempre benevola con i suoi frutti ma sempre bellissima. Vi sono, naturalmente, anche episodi ameni tipici della realtà del tempo.
Dopo le medie l’autore si iscrisse al ginnasio e, dopo un non facile concorso, entrò alla Scuola Militare della Nunziatella a Napoli. Sacrifici a tutto campo, anche per la famiglia che doveva pagare una retta non alla portata di tutte le tasche. Tre duri anni di studio e addestramento per poi accedere all’Accademia di Modena nei Carabinieri. Un ambìto traguardo, d’altronde ancora piccolo disse: “Io da grande voglio fa ‘u generale e comandà tante persone” Un sogno più che meritatamente avverato. L’Accademia non fu scevra di ulteriori grandi sacrifici per studio, attività militari e sportive. Ne uscì primo per poi laurearsi. Si sa “nella vita senza sacrifici non si costruisce niente”. Tutto nasce dalla Nunziatella, elemento determinante dal 1968 in poi, dove, per caso, incontrò l’amore della sua vita. Le valutazioni sul lungo periodo storico che lo ha visto Ufficiale dei Carabinieri, anche negli anni del terrorismo che ha mietuto “morte e dolore”, sono sempre lucide, ferme, pacate. Il Generale Adinolfi è stato in tanti reparti in prima linea per il contrasto al crimine di ogni tipologia. Ha ricordato, con pseudonimi, alcune delle tante operazioni condotte a termine brillantemente, con l’ausilio dei suoi Carabinieri; alcuni hanno perso la vita in servizio ed a loro dedica pagine toccanti. Tutto il racconto è permeato da una grande delicatezza nella narrazione. I suoi giudizi, nei campi del sociale, della criminalità e del terrorismo, sono sempre sorretti da una convinta moralità che gli ha consentito di narrare l’Italia con garbo e lucidità. Stragi, mafia, terrorismo, omicidi, diffusione di droghe sempre più pericolose hanno segnato una “storia particolarmente dolorosa scritta con il sangue di tanti innocenti”. Traspare una grande esperienza umana e di servizio, di un Ufficiale che non mollava mai nelle indagini. Nel segnalare le non poche criticità sociali evidenzia sempre il grande rispetto per le regole, la Costituzione e le Istituzioni democratiche.
Un particolare e piacevole ricordo lo lega alla Sardegna dove ha comandato la Legione. Poi la Campania, sua terra natia, dove ha dovuto affrontare i gravi problemi sociali e criminali; un contesto dove la camorra permea tutto, come una mano invisibile ma condizionante; la speranza forse viene dal tema di “Peppiniello”.
Il Generale Adinolfi ha avuto il non comune coraggio di mettere a nudo sé stesso: dalla dura infanzia di ragazzo di campagna alla fine della prestigiosa carriera, insegnandoci i valori umani, in particolare quello di essere e non di apparire. Si autodefinisce un “figlio del Sud”, è originario di Paestum, i cui fari sono stati: lavoro, sacrifici, amicizia, amore verso il prossimo. Un libro educativo per tutti, soprattutto le giovani generazioni. Le molte foto ci accompagnano nel tempo e aiutano a immedesimarci nel testo e nella storia, iniziata un secolo fa. Un libro che nella sua tenerezza ci racconta un mondo duro dove educazione e rispetto erano indiscutibili e la gioia la si aveva con quel poco a disposizione. Amare quanto lucide sono alcune riflessioni sul presente. Un libro che si legge tutto d’un fiato; non è un romanzo ma solo pura realtà. Buona lettura e aiutiamo i bambini meno fortunati.
Al Museo Reina Sofia di Madrid bisognerebbe andarci almeno una volta nella vita, in pellegrinaggio.
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