Saranno in tanti a sorridere invece di storcere il muso.
Se a breve va in porto il cosiddetto “Omnibus Digitale”, smetteranno di lamentarsi tutti quelli che negli ultimi trent’anni non hanno digerito gli adempimenti in materia di riservatezza dei dati e più recentemente si sono visti costretti a digerire le direttive in materia di cybersecurity e il travolgente avvento delle soluzioni di intelligenza artificiale.
La rivoluzione arriva con la proposta comunitaria che mira alla semplificazione delle regole digitali dell’Unione Europea, operazione destinata – da una parte – a ridurre il tempo rubato dalle formalità amministrative e dalla rincorsa alla conformità a modelli prevalentemente teorici e – dall’altra – a indirizzare energie e risorse a innovazione ed espansione.
Ne traggono vantaggio le amministrazioni pubbliche alleggerite nelle procedure, le imprese orientate a restare al passo con il progresso tecnologico e ad accrescere la rispettiva competitività, i cittadini maggiormente tutelati in tema di diritti fondamentali, protezione dei dati, equità e sicurezza.
Il lavoro della Commissione ha l’obiettivo di razionalizzare e semplificare le regole esistenti, frutto di una ormai incontrollabile eutrofia che nel tempo ha ramificato le discipline inerenti le informazioni che ci riguardano e che – a dispetto di norme e regolamenti – sono diventati un bersaglio, merce di scambio, strumento di potere, carburante per i sistemi di intelligenza artificiale.
Mentre molti focalizzano la loro attenzione sui miliardi di euro che saranno risparmiati in termini di costi amministrativi, il vero atout della proposta è quella dei benefici – davvero significativi – dello snellimento del ciclo biologico di enti ed aziende che spesso hanno solo visto il lato negativo e dispendioso degli oneri cui far fronte quotidianamente per star dietro ad obblighi eccessivamente rigidi e non di rado by-passati a spese dei cittadini.
Il buon senso – che tutti reputavamo assassinato dall’ardimentoso fervore dei burocrati più ortodossi – si riaffaccia e vederlo in buona salute rincuora anche quelli che ormai si erano rassegnati a vedersi dilaniati da chi con prepotenza si ciba dei nostri dati personali.
Al centro dell’universo c’è l’informazione, meritevole di esser difesa dalla cannibalizzazione da parte di ChatGPT, Gemini, Grok e cose simili, dall’assalto di hacker o milizie cibernetiche nella guerra che tutti amano chiamare “ibrida”, dalla speculazione di chi vuole trarre profitto nello sfruttamento digitale della nostra vita.
Ci si trova a misurarsi nella improba lotta con l’intelligenza artificiale, con il sogno di regolamentarne l’impiego, con il legittimo desiderio di non perdere le indiscutibili enormi possibilità che questa offre, con la ferrea volontà di impedire che questa diventi la cloche di comando nelle mani di pochi soggetti capaci di pilotare il futuro sulla pelle della gente comune.
La proposta in argomento può essere la cartina al tornasole per verificare la reale coesione e forza dell’Unione Europea, che proprio su questi temi può ritrovare il suo ruolo e rilanciare quella sovranità continentale che sembra essere nel mirino di troppi farabutti.
Le consultazioni sono aperte fino all’11 marzo 2026 e c’è la consapevolezza che non è una missione facile almeno sul fronte della intelligenza artificiale. Più agevole, senza dubbio, far progressi nel campo del cloud, della cybersecurity e della privacy.
L’atmosfera di belligeranza virtuale non consente di abbassare la guardia ed allentare le cautele, ma impone di rendere accessibili e fruibili gli strumenti di difesa e di coordinamento.
Le aggressioni digitali – che sono in costante crescita – devono essere segnalate nel rispetto della direttiva NIS 2, del regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e del regolamento sulla resilienza operativa digitale (DORA).
Chi vi è tenuto deve poter procedere una sola volta, utilizzando una interfaccia unica che offra garanzie di riservatezza e che si riveli affidabile ed efficace, così da vincere la ritrosia a denunciare “incidenti” informatici o violazione di dati.
La strada è lunga e occorre accelerare il passo.
No, non Yoghi, l’orso dei cartoni animati. Yaghi, Omar Mwannes Yaghi.
Leggi tuttoDetails












