Mi rendo conto che staccare un trofeo dalle pareti sia doloroso, ma ho l’impressione che la maggior sofferenza l’abbia patita chi è stato sbattuto in cella e in prima pagina sui giornali.
Tralasciando la magistratura (che tanto per cambiare è condannata solo per il fatto di esistere e, peggio, per voler pure fare il suo mestiere), la vicenda dovrebbe esser chiara a chi per professione fa l’avvocato, a chi ha studiato giurisprudenza, a chi è o è stato sbirro e persino al pubblico di “Forum” e di “Un giorno in pretura”.
La chiacchierata è riservata a chi ammette di aver poca dimestichezza con indagini e processi e vuole consentire a tutti di formarsi un’opinione indipendente e nitida su quel che è accaduto e ricapiterà.
La polizia giudiziaria il 24 ottobre presenta una “informativa” e la Procura adotta il provvedimento di fermo di indiziato di reato ai sensi dell’articolo 384 del codice penale. L’Italia intera esulta. Come Pertini ai Mondiali dell’82, i vertici governativi non contengono la loro emozione per il brillante risultato che comprova la presenza e la forza dello Stato.
Habemus monstrum.
Alle 12 e 21 del successivo 28 la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano rigetta la convalida del fermo e ordina l’immediata scarcerazione di Youssef Siher.
La dottoressa Tiziana Landoni, subito ritenuta faziosa perché come centinaia di migliaia di persone perbene avrebbe sottoscritto una petizione per fermare il massacro di Gaza, ha riempito 37 pagine per riepilogare il lavoro investigativo svolto e per illustrare le sue planari conclusioni.
Un’altra donna che ricordiamo urlare con orgoglio “sono cristiana”, dimenticando che trucidare bambini palestinesi non ce lo ha insegnato il buon Gesù e che forse una firma a favore di un popolo oppresso non è l’adesione ad Hamas, adesso si è messa a strillare “Vergogna!” perché scandalizzata dall’ordinanza che ha messo in libertà un presunto terrorista e a repentaglio la sicurezza degli italiani.
La giudice Landoni si è peritata di analizzare le accuse mosse nei confronti della “mente” dei disordini milanesi e ispiratore di tutti gli altri, cominciando a sottolineare che la contestata chat su Telegram gestita da Siher è stata creata il giorno dopo le scorrerie e razzie nel centro del capoluogo lombardo e quindi dubitando – in assenza di una portentosa macchina del tempo – che possa esserne stata l’innesco.
Gli organi di polizia hanno tenuto a rimarcare che il tizio “sosteneva posizioni anti-israeliane e anti-occidentali” e dal gennaio 2024 il predetto si presentava come Presidente dell’associazione “Organizzazione Alba Nascente”, “costituita con l’obiettivo di contrastare l’islamofobia e il razzismo”, distante quindi da chi come l’esuberante Futuro Nazionale predica invece differenti sentimenti di rispetto.
Il GIP ha escluso con abbondanza di spiegazioni il pericolo di fuga di Siher, perché l’unica fuga è stata quella dell’ISPI che ha subito preso le distanze dall’ex stagista (stagista, mi raccomando, non stragista) e dell’Università Statale di Milano che ha rinnegato la professoressa relatrice della tesi di laurea del giovane italiano nato trent’anni fa a Gavardo in provincia di Brescia.
La giudice Landoni ha poi dato una bella lezione di diritto penale, scrivendo a pagina 23 – a proposito del delitto di istigazione a delinquere ex art. 414 – che “merita, in primo luogo, precisare che trattasi di un reato di pericolo concreto e non presunto, la cui materialità è ravvisabile qualora sia posta in essere pubblicamente , tramite parole, scritti o condotte, la propalazione di propositi o la rievocazione di comportamenti rientranti in specifiche ipotesi delittuose, in maniera tale da indurre altri alla commissione di fatti analoghi”.
Le frasi utilizzate da Siher sono state passate a setaccio dalla GIP che a pagina 26 dell’ordinanza evidenzia che “Si tratta, senz’altro, di affermazioni di critica rivolta allo Stato, all’attuale Governo e ai media, connotate da toni aspri ed espressioni volgari. Vi è, inoltre , una ferma presa di posizione dinnanzi a politiche non condivise e ritenute dannose per il futuro dell’ Italia, che sfocia in una generica «dichiarazione di guerra» ad un «presente infame» (e non nei confronti delle istituzioni dello Stato), non accompagnata da specifici e concreti riferimenti ad azioni violente o in altro modo costituenti reato, tali da indurre gli utenti a commettere atti di tal genere”.
Cosa che nessun organo di stampa ha raccontato nel descrivere come erede di bin Laden il “cervello del Movimento 17 Ottobre” quel che invece riporta la dottoressa Landoni in merito all’atteggiamento suggerito a chi partecipava ai cortei. A pagina 29 si legge che “Era, però, specificato che, nel caso in cui le Forze dell’ Ordine avessero «cominciato a picchiare», le prime file del corteo avrebbero dovuto arretrare di qualche passo. Dinnanzi a comportamenti di tal genere adottati dalle Forze dell ‘ Ordine, dunque, i manifestanti erano sollecitati a non rispondere con azioni violente. Vi era, altresì, l’ esplicito invito rivolto ai manifestanti a ” restare fermi e calmi» in caso di lancio di lacrimogeni da parte delle Forze dell’Ordine ed era rimarcata l’importanza di soccorrere i partecipanti alla manifestazione e di assicurare reciproca protezione.
Infine, vi era un riferimento ad una ripartizione di compiti tra i manifestanti, quali lo svolgimento di azioni di primo soccorso, l’accompagnamento di feriti all’esterno dle corteo, l’intonazione di cori”.
Leggendo gli atti si scopre che il dottor Siher non solo non ha incitato nessuno ad atti di violenza di alcun genere, ma – anzi – ha ripetutamente invitato i partecipanti “alla massima responsabilità individuale e collettiva”…
La dottoressa Landoni a pagina 31 del suo provvedimento ha ribadito che “Siher si è, di fatto, limitato a promuovere una mobilitazione collettiva, «consapevole», di protesta contro le attuali politiche governative , capace di coinvolgere il maggior numero di persone, con l’obiettivo di favorire, come da lui espressamente dichiarato , il formarsi di una coscienza collettiva”.
Fermiamoci qui.
Chiediamoci come mai tanti organi di informazione si sono scatenati nel crucifige di un tizio colpevole di non chiamarsi Rossi o Brambilla, di aver studiato, di lavorare, di sognare un mondo migliore a dispetto dei roboanti bollettini governativi che almeno due volte al giorno ci annunciano trionfali successi ed elemosine a pioggia.
Domandiamoci se davvero deve vergognarsi chi conosce il diritto e applica la legge anche a costo di far infuriare chi sta in alto e tutti i connazionali plaudenti che continuano a voler libero Barabba pur conoscendone i trascorsi.
Gli ispettori del Ministero di Giustizia probabilmente sono già corsi all’Ufficio Trasferte. Già c’è qualcuno che vuole vederci chiaro…
Niente passamontagna e mitra. Le rapine non si fanno più in banca ma nei cosiddetti “exhange”, ovvero le piattaforme online che permettono di acquistare e vendere cryptovalute come...
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