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Home LA STORIA CHE DIMENTICA

L’INTELLIGENCE DEGLI ASSIRI (PRIMA PARTE)

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
16/07/2026
in LA STORIA CHE DIMENTICA
L’INTELLIGENCE DEGLI ASSIRI (PRIMA PARTE)
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TE LO LEGGO IO

Nel Vicino Oriente, nei secoli dal nono al settimo a.C., si sviluppò, nell’Assiria, quello che è definito il primo impero della Storia. Il piccolo Stato mesopotamico, raccolto originariamente attorno al medio corso del Tigri (l’odierno Kurdistan iracheno), rinacque dopo due secoli “bui” causati dalle spinte di popolazioni aramee provenienti dall’est. Con re Assurnasirpal II (884-859 a.C.) il territorio dell’Assiria si estese alla fascia settentrionale della regione compresa fra Tigri ed Eufrate. Nei secoli seguenti numerose guerre consentirono agli assiri di acquisire ampi territori.
Le zone che formarono l’espansione non vanno considerati come le tappe di una conquista che dal centro dell’impero si espandeva uniformemente verso una periferia sempre più lontana ma piuttosto vanno intesi quali diversi “teatri” di frontiera, ciascuno con il proprio contesto geografico e le proprie caratteristiche politiche e culturali.
Le frontiere erano caratterizzate da una sostanziale permeabilità, senza dei confini tipici degli Stati moderni. Si trattava di regioni dominate e aree di minore influenza, che si confondevano con quelle governate da altre potenze.
Un ruolo determinante nel controllo del territorio avevano gli insediamenti fortificati, posizionati in luoghi strategici collegati fra loro al cuore dell’impero, tramite una fitta rete viaria. La persona, o gruppo, impegnato a valicare una frontiera poteva essere, quindi, prontamente individuato. Le pattuglie di ricognizione, di stanza nelle fortificazioni, avevano il compito di fermare e identificare eventuali clandestini.
Il re assiro Sargon II (722-705 a.C.) condusse nel 714 a.C. una celebre campagna militare tesa a sradicare l’influenza del regno di Urartu sulla regione.
Ufficiali del re tenevano informato il sovrano su qualunque avvenimento fuori dall’ordinario che fosse capitato sia all’interno dell’impero, sia nei territori oltre i suoi confini. Una necessità volta al mantenimento della sicurezza interna (la fedeltà dei propri), ma anche alla pianificazione di strategie di sfruttamento dei territori periferici e per la conquista di nuove regioni (il controllo degli altri). Era definita “vigilanza”; un dovere al quale erano chiamati, seppur in misura diversa, tutti i “servi del re”, vale a dire tutti i sudditi, fossero essi militari, civili, cortigiani, artigiani o contadini. Un dovere che può essere definito gli occhi e le orecchie del re: osservare, ascoltare e riferire; l’intelligence della Cina contemporanea non ha inventato nulla.
Da ogni angolo dell’impero grandi quantità di informazioni potevano giungere in modo sicuro attraverso quella fitta rete di vie principali e secondarie, insieme a eserciti e carovane, nel cuore dell’Assiria.
Nel contesto di questa ramificata rete di informazioni si sviluppò l’analisi delle attività spionistiche in ambito assiro. Tali attività non facevano capo a un’istituzione specifica, paragonabile ai centri di intelligence del mondo moderno; erano svolte in modi diversi e da ufficiali nell’ambito della quotidiana amministrazione dell’impero.
Le fonti storiche fanno comprendere quali fossero le informazioni di maggiore interesse: i movimenti militari del nemico, le notizie sulla sua situazione politica interna, le eventuali debolezze. Analogamente sono state ricostruite le diverse modalità attuate per l’ottenere le informazioni. Sia quelle aperte come i rapporti diplomatici, sia quelle “segrete”, ovvero l’impiego di “spie”, persone incaricate di raccogliere informazioni in modo non ufficiale o clandestino. Venivano segnalati eventuali pericoli incombenti.

Fonte: Gnosis n. 4/2013
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