Zhang Liu. Ingegnere elettronico. Otto anni di anzianità in Apple. Da poco passato in OpenAI. Scrive alla sua ex collega Alyssa Peng: “LOL, ho scoperto che posso ancora accedere agli archivi in rete, molto divertente”.
Ha trovato una falla nel software di autenticazione che gli permette di entrare nei server interni di Apple. Invece di segnalarla, la usa per scaricare presentazioni, progetti di hardware, dettagli di produzione, procedure di test. Materiali altamente riservati.
Peng risponde “Sono pronta” e aiuta Liu a portarsi via ancora più informazioni. Pochi mesi dopo, ad aprile, anche lei, guarda caso, entra negli organici di OpenAI.
Questo scambio di messaggi è il nocciolo di quella che potrebbe essere la più grande causa tecnologica del decennio. Venerdì 10 Luglio 2026, Apple ha citato in giudizio OpenAI presso la corte federale del distretto settentrionale della California, accusandola di rubare sistematicamente segreti commerciali. 41 pagine di denuncia, redatte in un linguaggio a dire poco, brutale.
Secondo Apple: “A ogni livello, dai membri del personale tecnico fino al responsabile della divisione hardware e in coordinamento con i partners commerciali, OpenAI ha sottratto segreti industriali e informazioni riservate di Apple. Di conseguenza, la nascente divisione hardware di OpenAI poggia oggi su fondamenta estremamente precarie, profondamente compromesse dall’illecito utilizzo di segreti industriali indebitamente acquisiti”.
Non viene citata in giudizio solo OpenAI. C’è anche la io Products Inc., startup di progettazione hardware per l’intelligenza artificiale, co-fondata da Jony Ive. Ebbene sì, proprio lui, Sir Jony Ive, autore del design dell’iPhone e di tanti altri prodotti Apple, da cui è uscito nel 2019. Ive è anche il designer della prima Ferrari tutta elettrica, la “Luce”.
Ive non viene chiamato in causa. Invece lo sono Zheng Liu, di cui si è detto e Tang Yew Tan, ex-vicepresidente di Apple, per 24 anni in azienda, ora Chief hardware officer, responsabile delle attività di ricerca hardware, di OpenAI. Un pezzo grosso.
Iniziamo con Liu perché le accuse contro di lui sono le più fattuali.
Apple dice che andando via si è portato dietro tre cose: un MacBook aziendale per accedere ai server di Apple; il canale preferenziale con Alyssa Pang che lo ha tenuto informato su quanto accadeva in azienda e la conoscenza del bug di sistema che gli ha consentito di scaricare file riservati e molto dettagliati, relativi all’hardware di prodotti inediti, a presentazioni ingegneristiche, specifiche tecniche, dati di progetto proprietari.
Apple afferma che Liu ha anche spiegato alla Pang come copiare file riservati ed “evitare problemi con il team di sicurezza prima di abbandonare la nave”. Le ha anche detto di parlare su Line Messenger così da non essere tracciata.
Le accuse di Apple sono circostanziate. Liu ha avuto accesso, copiato e ha orchestrato la divulgazione di informazioni riservate dopo che il suo rapporto di lavoro con la Apple era terminato, in diretta violazione dei suoi obblighi contrattuali. Posizione difficile la sua.
Poi c’è Tang Yew Tan. Una leggenda in Apple. Si è fatto un nome con i primi Laptop e gli iPod. Responsabile di progetto del primo iPhone. Nel 2011 gli viene assegnata la guida dell’intero team di progettazione. Successivamente è responsabile dell’Apple Watch. I colleghi lo descrivono come uno noto per la capacità di rischiare e di volare alto, molto vicino al Sole. Uno che si muove e gioca velocemente, che ogni tanto perde, rompendo qualcosa.
Tan, alla fine del 2023, informa i suoi capi che se ne sarebbe andato. Apple gli permette di rimanere fino a febbraio 2024 per gestire la transizione. Una concessione molto rara. Apparentemente Apple non sapeva, che dietro le quinte Tan stava lavorando con Jony Ive, con Evans Hankey, che aveva preso il suo posto come capo del design industriale di Apple e con Scott Cannon. Cannon, ex-responsabile della produzione, aveva lasciato Apple nel 2010 per fare partire, nel 2024, la già menzionata io Products Inc., acquistata nel maggio 2025 da OpenAI per 6,4 miliardi di dollari.
Apple, secondo quanto agli atti, afferma Tan ha metodicamente usato le informazioni riservate di Apple a vantaggio di OpenAI. Inoltre, ha trasformato i colloqui di assunzione in sessioni di raccolta di informazioni riservate. In particolare, nelle interviste Show and Tell, ovvero “Mostra e Racconta”, Tan invitava i candidati, ancora alle dipendenze di Apple, a studiare progetti riservati per poi descriverli nel corso del colloquio e a presentarsi negli uffici di OpenAI portandosi dietro batterie, schede logiche, CAD e artefatti di progettazione.
Pare anche che Tan abbia personalmente stilato una check-list, una lista di controllo, consegnata ai nuovi assunti per aiutarli a ingannare la sicurezza di Apple durante il periodo di uscita dall’azienda, per conservare l’acceso ai sistemi per un paio di settimane aggiuntive. Considerando che più di 400 dipendenti, esperti di progettazione hardware e interi gruppi di lavoro, attirati da stipendi e pacchetti di azioni, hanno lasciato la Apple, percepita come vecchia e stantia, la scala del danno potenziale è di certo importante. L’esodo non è terminato. A giugno, OpenAI ha imbarcato Paul Meade, il responsabile dello sviluppo degli occhiali intelligenti di Apple. A Meade è stata subito mostrata la porta. Qualcosa, con un costoso ritardo, Apple l’ha imparata dal caso Tan.
Tuttavia, il capo d’accusa più importante nella denuncia di Apple non ha a che fare con le persone. Apple afferma che OpenAI ha sabotato la sua catena di approvvigionamento, inducendo un fornitore che lavora anche con Apple sul design industriale e sulle tecniche di finitura dei metalli, a cedergli le informazioni su un processo segreto e proprietario di Apple. Open AI lo ha fatto, traendone un indubbio beneficio, convincendo il partner di avere il consenso di Apple.
Jean Ghan, esperto di governance e degli aspetti legali dell’intelligenza artificiale presso la Savills Singapore, considera questa accusa come la più grave dell’intero caso. Non era necessario chiedere ai dipendenti di trafugare alcunché. L’acquisizione di informazioni riservate e segreti commerciali, o industriali, ha utilizzato il canale dei fornitori. Gli accordi di riservatezza per loro non sono molto rigorosi. Ghan ha fatto anche notare come Apple abbia strutturato il caso. I tribunali della California hanno in gran parte respinto la cosiddetta “dottrina della divulgazione inevitabile”, norma giuridica che consente a un datore di lavoro di impedire a un ex-dipendente, anche in assenza di prove dirette di illecito, di passare a un’azienda concorrente se il nuovo lavoro è così simile al precedente da fargli utilizzare, o condividere, segreti aziendali, o informazioni riservate.
Quindi Apple non può letteralmente fare nulla per rivalersi nei confronti dei 400 dipendenti che sono andati a lavorare in OpenAI. Il talento ha il diritto di andare dove più gli piace. L’accusa si basa su come ci si è comportati. Dispositivi non restituiti, accessi non autorizzati, uso improprio della documentazione, organizzazione di azioni illegali. La legge sui segreti commerciali è l’unico perimetro legale rimasto e Apple ha formulato le sue denunce senza varcarlo.
Ciò che rende questo confronto fra Apple e OpenAI “imbarazzante” è la loro storia pregressa. Nel 2024 erano partners. Avevano definito un accordo per integrare Chat-GPT nell’intelligenza artificiale Apple e nelle versioni a venire di Siri, l’interfaccia vocale di Apple. La relazione poi è deteriorata. OpenAI ha accusato Apple di sabotare Chat-GPT sugli iPhone limitandone le funzionalità. A fine gennaio 2026 Apple ha abbandonato completamente OpenAI e si è rivolta a Google.
Sam Altman non ha mai nascosto la sua ambizione di volere mettere a punto una nuova classe di dispositivi, basati sull’intelligenza artificiale, in grado di sostituire lo smartphone come dispositivo base. Persone informate dei fatti dicono che quando OpenAI ha acquisito io, aveva poche idee e ancora meno prototipi. Stava lottando per definire una strategia di prodotto. Parlava di occhiali intelligenti, sistemi acustici migliorati dall’intelligenza artificiale, uno smartphone “intelligente”.
Apple da parte sua sta mettendo a punto dispositivi domestici, auricolari dotati di fotocamere, occhiali e dispositivi indossabili.
Entrambe le aziende prendono di mira lo stesso identico mercato dei dispositivi di nuova generazione.
Apple ha fatto sapere che la sua decisione di adire le vie legali non è stato un fulmine a ciel sereno. Nel febbraio scorso ha contattato OpenAI, ha presentato le sue preoccupazioni e le ha chiesto di indagare. Secondo la denuncia, OpenAI non ha mai risposto e ora Apple vuole il riconoscimento dei danni economici e la restituzione, o distruzione, di qualsiasi materiale sottratto.
L’unica difesa dell’operato di OpenAI è venuta dal suo portavoce Drew Pusateri: “OpenAI non ha alcun interesse per i segreti commerciali di altre aziende e rimane concentrata nella costruzione di tecnologie che responsabilizzano gli utenti”.
Il podcaster Stephen Robles ha fatto notare che OpenAI non è molto credibile quando afferma di non avere interesse nei segreti di Apple, quando assume Jony Ive per farsi progettare dispositivi vari.
Non poteva mancare in questa storia Elon Musk, anche perché è stato co-fondatore di OpenAI nel 2015. Dopo un feroce scontro con Altman sul controllo dell’azienda, questioni economiche e direzione da seguire, ne è uscito fondando la sua xAI nel 2023, oggi SpaceXAI. In seguito ha citato in giudizio OpenAI per la sua trasformazione da società no-profit ad azienda a scopo di lucro, chiedendo un rimborso di 150 miliardi di dollari. Nel maggio scorso la corte distrettuale di Oakland, California, ha espresso parere avverso per decadenza dei termini. Musk ha presentato ricorso.
Il 15 giugno scorso la giudice distrettuale di San Francisco Rita Lin, ha respinto, considerandola “futile”, la causa intentata da xAI contro OpenAI. xAI sosteneva che Xuechen Li, suo ex-ingegnere, fosse stato reclutato da OpenAI per accedere ai segreti di Grok, il suo modello di intelligenza artificiale.
Quando Apple ha presentato la sua di denuncia, Musk ha ribattezzato Altman “Altman il truffatore” e ha pubblicato un messaggio dove diceva che dopo aver derubato un ente no-profit, open-source, Altman aveva rubato tutta la tecnologia degli smartphone di Apple.
Altman ha risposto per le rime, dicendo che molte prove di confronto (benchmark) mostrano che il suo GPT-5.6 Sol è il miglior modello di IA del mondo e che l’indicatore più sicuro di tale primato è vedere “Elon di nuovo ossessionato da me”. Poi lo ha definito “il vero truffatore” per aver venduto data center spaziali agli investitori privati.
Musk ha ribattuto che l’anno prossimo SpaceX inizia a lanciarli, 150 kilowatt di potenza di calcolo ciascuno. Poiché secondo lui a quella data Altman sarà ospite delle patrie galere, Musk scherzando, ma non troppo, lo ha invitato ad assistere ai lanci sempre che il giudice tutelare gli accordi il permesso.
Non sono mancati i commenti a tutta la faccenda. Paul Semenza, professore all’Università di Santa Clara, ha detto che chiedere a un dipendente Apple di portare parti e componenti a un colloquio di lavoro è ammettere di essere disperati e che prendere di mira la catena di approvvigionamento di Apple è una dichiarazione di guerra senza mezzi termini. Considerando poi che Apple ha combattuto Samsung per anni sulla paternità degli angoli arrotondati dell’iPhone, non c’è da aspettarsi un tranquillo accordo extra-giudiziario.
Paul Lembo, CTO di Broadcom, si è espresso in modo più colorito: Tim Cook non è Elon Musk. Non gioca e Apple metterà in campo armi pesanti.
Sahil Patel ha osservato che Apple è probabilmente l’ultima azienda con cui litigare in tribunale. I migliori avvocati esperti di tecnologia lavorano per lei. Con una liquidità pari a 140 miliardi di dollari, può pagare qualsiasi parcella. Non per nulla capita di rado che Apple faccia causa e ancora più di rado che la perda.
Livia Sabo di Venture Capital ha definito il deposito della denuncia, un paio di settimane prima che si apra la collocazione di OpenAI in Borsa, un incubo per chi deve svolgere la due diligence, la dovuta diligenza del caso. Tutto ciò che riguarda la proprietà intellettuale e la gestione del capitale umano viene letto riga per riga prima che i termini dell’Initial Public Offering, (IPO, offerta pubblica iniziale, processo in cui una società vende le sue azioni al pubblico per la prima volta per quotarsi in borsa) vengano sottoscritti.
Al solito, c’è un’ironia di fondo. Apple è stata citata in giudizio ripetutamente per tattiche straordinariamente simili a quelle di cui accusa OpenAI, reclutando persone chiave per costruire prodotti competitivi basati sulle loro conoscenze. D’altronde è noto che Steve Jobs abbia stipulato “accordi fra gentiluomini”, ovviamente segretati, con Adobe di Google e con Intel per non rubarsi reciprocamente i dipendenti. Accordi in seguito ritenuti illegali ai sensi della legge antitrust.
C’è dell’altro. Apple, azienda da 4,6 trilioni di dollari, è in una delicata fase di transizione. Tim Cook ha consegnato l’incarico di amministratore delegato a John Ternus che gli subentrerà il prossimo settembre. La maggior parte delle persone Apple assunte da OpenAI provengono dalla divisione hardware di cui Ternus era a capo.
OpenAI nel frattempo non naviga in buone acque. Sta subendo un’emorragia di denaro, deve ricorrere a finanziamenti esterni e arrivare alla quotazione in borsa il prima possibile. Anthropic e Google accorciano le distanze. Il New York Times e Microsoft l’hanno citata in giudizio per appropriazione indebita di informazioni, utilizzate per fare apprendere i suoi modelli.
Insomma, vedremo come va a finire. Invece di Silicon Valley, la si dovrebbe chiamare Snake Valley, con serpenti parecchio litigiosi, sempre pronti ad adire le vie legali.
L’ordine degli avvocati sentitamente ringrazia.












