La decisione in merito all’importanza delle informazioni era giudicata dal sovrano ittita il quale, senza spiegazione alcuna, obbligava il Piccolo Re a riferire ogni notizia che riguardasse il Grande Re. Le operazioni di intelligence non si riducevano solo a un mero passaggio di informazioni, considerato un primo livello; le notizie fornite dai Piccoli Re venivano sottoposte a un controllo.
Se ne deduce che le informazioni del Piccolo Re non fossero considerate necessariamente attendibili ma che occorreva una verifica.
Di questo controllo di intelligence non si hanno riscontri storico-oggettivi; si può ipotizzare che le informazioni fossero analizzate sulla base di ciò che gli altri Piccoli Re riportavano nelle loro lettere al sovrano ittita, nonché attraverso il lavoro di personaggi fidati, sconosciuti agli storici: messaggeri, traduttori, principesse, funzionari e specialisti ittiti presenti nelle corti straniere o, forse, vere e proprie spie. Il secondo tipo di clausola, afferente al divieto di divulgazione di notizie ricevute confidenzialmente, era contenuto in una formula semplice ed efficace che suonava all’incirca: qualsiasi cosa della quale, io il Re ti parlo in confidenza, se tu non tieni queste cose per te trasgredirai il giuramento.
Siffatte prescrizioni hanno una duplice lettura. Un’operazione di contro-intelligence: il re ittita faceva circolare, a suo vantaggio, solo le informazioni che riteneva opportune, mettendone al corrente il Piccolo Re, contando sul fatto che egli avrebbe propalato ad altri le informazioni avute. Poiché l’obbligazione era oggetto di giuramento e la violazione della parola data era sanzionata con la maledizione del trasgressore e della sua famiglia da parte delle divinità, è verosimile pensare che il re ittita fornisse al Piccolo Re certe informazioni in modo confidenziale affinché rimanessero tali.
Oppure, più che di informazioni si trattava di ordini, impartiti per far assolvere al Piccolo Re determinati compiti che, per ragioni strategiche, non dovevano essere divulgati anzitempo. La presenza di disposizioni volte a regolamentare il passaggio di informazioni non era prerogativa dei trattati stipulati dai re ittiti con i sovrani a loro sottomessi, né la circolazione delle notizie rappresentava una preoccupazione solo a livello di politica internazionale.
È giunta una clausola di intelligence anche in un trattato paritetico, ossia stipulato con un sovrano di pari rango: quello tra un re ittita e uno dell’Anatolia sud-orientale. Al contrario di quanto accadeva nei trattati di subordinazione, nei quali il vincolo a riferire le informazioni gravava solo sul Piccolo Re, in questo trattato riguardava ambedue i contraenti.
Importanti erano anche le informazioni che circolavano all’interno del regno ittita. I re ittiti tenevano in conto anche le categorie di persone considerate più sensibili, perché evidentemente più coinvolte, nella politica interna e internazionale, ossia governatori di provincia e persone d’alto rango ma anche qui, come nei trattati di subordinazione, i limiti non venivano specificati e chiunque doveva essere tenuto sotto controllo.
La circolazione delle informazioni appare consistente e soprattutto di vitale importanza per i giochi politici tra i Grandi Re. Dimostrazione ne è che quelli Ittiti avevano istituzionalizzato l’intelligence nei trattati. L’attività relativa era affidata prevalentemente ai Piccoli Re; nel caso ittita vi era il testo di giuramento per i funzionari amministrativi, in ogni caso non agenti specializzati.
Atteso che il Grande Re ittita provvedeva a verificare le informazioni ricevute dai Piccoli Re sottoposti, è fondato ipotizzare che esistessero personaggi deputati a questo specifico compito. Non è chiaro se si trattasse di funzionari ad hoc, piuttosto di messaggeri, esperti o financo principesse.
Nel periodo del Tardo Bronzo, caratterizzato dalla presenza di diverse entità statali di uguale forza, non è casuale che nessuna di esse riuscì a prevalere espandendosi militarmente per formare un impero. I vari Stati riconobbero e accettarono l’esistenza di altre entità statali. Per garantire sopravvivenza ed equilibrio del sistema era necessario il costante dialogo diplomatico.
All’interno di questo dialogo l’intelligence non aveva la funzione primaria di avvantaggiare uno Stato a discapito degli altri ma di far sì che nessuno acquisisse un potere tale da far crollare l’equilibrio che tutti avevano interesse a non alterare.
Carl Philipp von Clausewitz (1780-1831) è stato un generale, scrittore e teorico militare tedesco.
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