Notizia che più fresca non si può: OpenAI, il produttore di ChatGPT, la chatbot, ovvero modello di intelligenza artificiale, più usato al mondo, ha lanciato, il 21 ottobre 2025, Atlas, il suo browser-web, proprietario, che promette di rendere la navigazione in Internet più intelligente ed efficace. In cambio, ChatGPT-Atlas chiede “solo” di guardare e ricordare tutto ciò che fate online (https://chatgpt.com/atlas).
Atlas supera persino le richieste di Google Chrome, il che è tutto dire. Non si limita a registrare i siti Web visitati, ma memorizza anche il “ricordo” di ciò che guardate e fate su quei siti. Se volete, può anche prendere il controllo del mouse e navigare al posto vostro. Le nuove capacità di intelligenza artificiale di Atlas sono così utili da far valere la pena di fargli raccogliere tutti i vostri dati? Per rispondere scaricatelo, installatelo e provatelo. Con molta attenzione.
Ricordatevi che la scelta del browser da usare ha implicazioni importanti perché è il vostro accesso quotidiano a Internet e ciò che fate è, per le aziende, fonte di informazioni ad alto valore aggiunto. Possono utilizzarle per inviarvi pubblicità mirate, indirizzarvi su determinati siti, addestrare l’intelligenza artificiale sui vostri comportamenti e interessi, fargli capire chi siete, cosa fate, cosa vorreste.
OpenAI non è l’unico che cerca di reinventare i browser con l’intelligenza artificiale. Il motore di ricerca Perplexity ha creato un browser chiamato Comet. Google negli ultimi mesi ha integrato la sua chatbot Gemini a Chrome e afferma che presto aggiungerà anche le cosiddette “funzionalità di agente” che consentono all’intelligenza artificiale di svolgere attività in conto terzi, ovvero il vostro.
Cosa fa effettivamente Atlas? In primo luogo sostituisce Google con ChatGPT come motore principale per trovare siti Web e informazioni. Poi consente di interagire con la chatbot sulle pagine che state visualizzando. Ad esempio, potete fargli riassumere un articolo, o analizzare dati. Potete, con un semplice clic, chiedere a ChatGPT la revisione delle bozze di posta elettronica e molto altro ancora.
Il tutto gratis se vi accontentate di un accesso limitato alle funzionalità di ChatGPT. In alternativa, pagando 23 euro/mese, sottoscrivete il piano Plus per avere accesso più ampio; se volete avere sicurezza avanzata e maggiore privacy c’è il piano Business a 29 euro/mese ed infine, c’è il piano Pro, dove trovate tutto e di più, ma pagate ben 229 euro/mese. Non proprio bruscolini.
“L’obiettivo era quello di rendere più facile per ChatGPT lavorare al vostro fianco, mentre siete nel Web“, ha affermato Adam Fry di OpenAI, responsabile del prodotto Atlas.
Bella dichiarazione, ma una rapida analisi delle pratiche e dei controlli sulla privacy di Atlas rivela qualcosa di più oscuro. Dietro le quinte lavora per imparare tutto su di voi. Se, dopo avere scaricato il browser, nella fase di registrazione e attivazione, concedete l’autorizzazione (state sempre attenti a quello che fate quando siete in rete, per favore), Atlas si crea un deposito di ricordi dei siti che visitate cui attingere “quando ne avete bisogno”. Potreste dire ad Atlas: “Apri la pagina con i personaggi del Presepe che stavo guardando la scorsa settimana” e sareste accontentati.
Atlas ricorda non solo gli indirizzi dei siti web, ma anche “fatti e approfondimenti” dai siti stessi sulla base di riassunti dei contenuti che OpenAI realizza sui propri server. Atlas, con queste “memorie”, genera un modello della vostra esperienza per consentire a ChatGPT di adattare, nelle interazioni future, le sue risposte ai vostri ricordi.
Questo livello di personalizzazione comporta rischi per la privacy difficili da valutare, tanto meno da controllare. Ci sono cose che potreste voler ricordare e rivivere in futuro con l’aiuto di un’intelligenza artificiale e cose che vorreste solo dimenticare.
Ciò che Atlas ricorderà, o non ricorderà, (https://help.openai.com/en/articles/12574142-chatgpt-atlas-data-controls-and-privacy), non è chiaro per nulla. Atlas non dovrebbe ricordare documenti d’identità, numeri di conti bancari, indirizzi, password, cartelle cliniche, o informazioni finanziarie. Inoltre, non dovrebbe ricordare il contenuto dei siti Web per adulti. Il condizionale è d’obbligo.
“L’ampia raccolta di dati nel browser Atlas potrebbe essere un incubo per la privacy degli utenti“, ha affermato Lena Cohen, tecnologa del personale presso la Electronic Frontier Foundation, dopo che un test di verifica ha rilevato che Atlas aveva memorizzato la registrazione effettuata da un utente per avere accesso a “servizi di salute sessuale e riproduttiva”. Alla faccia della privacy.
Si possono controllare i ricordi di Atlas, ma ci vuole impegno. Gli si può dire di non ricordare determinati siti web. Se si cancella, nel menu “Impostazioni”, la cronologia di navigazione, dovrebbero essere eliminati tutti i ricordi del periodo selezionato. Sempre nelle Impostazioni, Atlas mostra l’elenco dei ricordi, che potete eliminare singolarmente, o tutti insieme, ma questo file di memoria è separato da quello che ChatGPT già conserva su di voi e non cancella.
Atlas offre una modalità di navigazione “in incognito” che non aggiunge nulla alla cronologia, o ai ricordi, però non vi nasconde da ChatGPT stesso.
Le aziende amano affermare di dare agli utenti il controllo sulla loro raccolta dei dati, ma offrire impostazioni di privacy furbescamente sparse un po’ ovunque, non è proprio il massimo. “Stiamo utilizzando la memoria specificamente per migliorare le caratteristiche del prodotto Atlas, non per altro“, ha detto Fry. “Il modo in cui utilizziamo i dati è diverso da quello delle aziende di ‘social media’ che creano profili di interesse“. Sarà.
Di certo la sorveglianza online può avere gravi conseguenze. Se un’autorità preposta ordina a OpenAI di consegnare dati e ricordi di navigazione di persone oggetto di indagini causa attività illegali, OpenAI cosa fa? Ottempera? Non è dato di sapere.
C’è un’area dove Atlas adotta un approccio apparentemente conservativo. Per impostazione predefinita, non utilizza i contenuti del browser per addestrare la sua intelligenza artificiale, anche se c’è un’impostazione per attivarla, se lo desiderate. Sia ben chiaro: le vostre conversazioni con ChatGPT, invece, sono utilizzate, per impostazione predefinita, per il suo addestramento. Aleggia vago sentore di imbroglio…
Atlas introduce anche nuovi rischi consentendo all’intelligenza artificiale di gestire il browser al posto vostro. Questi “agenti” possono, ad esempio, andare a caccia delle migliori occasioni per i vostri acquisti, ma fate attenzione: commettono ancora errori e quando un agente ha accesso alle vostre credenziali e relative informazioni di pagamento, gli state dando molto, molto potere. Pensateci bene.
Fry ha detto che attività ad alto rischio che coinvolgono il denaro avvengono solo in una modalità in cui l’utente dovrebbe monitorare ciò che l’IA sta facendo. Se non lo fa, cosa accade?
I browser, da semplici finestre sul Web, sono stati fatti evolvere in sofisticati strumenti di raccolta dati.
Atlas può rendervi l’immersione nel Web più comoda, ma solo se vi sentite a vostro agio nel lasciare che l’intelligenza artificiale penetri nelle profondità della vostra vita.
Non è il mio caso.












