Uno dei principi fondamentali del generale e filosofo cinese Sun Tzu (544 a.C.-496 a.C.) afferma che il segreto della vittoria risiede nella conoscenza del nemico.
Sunzi (Sun Tzu nella traslitterazione anglosassone), autore del celeberrimo libro “L’arte della Guerra”, in modo speculare, scrive che nascondere le proprie forze e le proprie reali intenzioni è essenziale per impedire che l’avversario possa manovrare efficacemente. Non si tratta di agire passivamente ma di: “simulare il pieno dove c’è il vuoto”, ”assumere la mutevole forma dell’acqua”, “nascondere il pugnale dietro il sorriso”. Il nemico non solo deve ignorare quanto può essergli utile nella pianificazione di una campagna, ma deve cadere nell’errore di essere in possesso di notizie veritiere.
Nell’opera, scritta in distici (strofe costituite da due versi), sostiene che le questioni belliche seguono il Dao dell’inganno, ovvero mostrarsi l’esatto opposto di ciò che si è (incapaci per capaci, inerti per attivi, lontani per vicini e viceversa).
Il nemico va stimolato facendolo sentire in vantaggio, apparendo confusi, schiacciandolo. Questi sono i mezzi con cui uno stratega si impone, sempre che non li divulghi in precedenza. Per vincere in guerra occorre seguire dunque il Dao (la Via) dell’inganno. Dissimulare le intenzioni e la forza sono fattori essenziali, quanto acquisire informazioni sul nemico al fine di adottare le strategie più adatte a sconfiggerlo.
Si deve ricorrere a molti agenti-informatori locali, infiltrati nell’apparato militare nemico, doppiogiochisti, spie “votate alla morte” inviate in territorio ostile con false informazioni, esploratori inviati in ricognizione per produrre rapporti al ritorno. Sun Tzu sostiene: se un sovrano illuminato e un saggio generale usano come spie le persone più intelligenti, otterranno sicuramente dei grandi risultati. Lo spionaggio è fondamentale per la guerra. In virtù delle informazioni, sia raccolte, sia celate, un abile generale può vincere prima del combattimento.
La teoria del Dao ha guidato per oltre due millenni l’arte della guerra sinica.
Gli espedienti sono in una raccolta anonima di aforismi, nota come i 36 stratagemmi.
Il testo, piuttosto misterioso, sembra sia stato composto nella sua forma attuale in epoca Ming (1368-1644), ma riscoperto soltanto nel 1962.
In ciascuno di essi il titolo è seguito dalla formula dello stratagemma e da un commento piuttosto astratto. Nei paragrafi vengono descritte le applicazioni concrete evocando esempi tratti da episodi di storia cinese.
Per comprendere i trentasei stratagemmi occorre avere presenti l’intreccio di diversi aspetti. Se il principio filosofico della compenetrazione degli opposti – l’elemento femminile yin, cui si riconnettono la debolezza, l’oscurità, l’astuzia, la ritirata, e quello maschile yang, a cui sono riconducibili invece la forza, la luce, le manovre palesi, l’attacco – è il filo conduttore del testo, le sue implicazioni militari si rivelano solo attraverso il costante riferimento alla teoria cinese del Wu Dao, la “Via della guerra”, e alla sua concreta attuazione sul campo. In guerra, attacco (yang) e difesa (yin) non si escludono a vicenda; nessun generale, nel condurre una campagna militare, può fare ricorso solo all’uno o all’altra, come respingere un contrattacco, difendendo alcuni reparti, prima di una nuova avanzata.
La compenetrazione degli opposti si appalesa in modo meno evidente, ma altrettanto decisivo, nel settore della ricerca o dell’occultamento delle informazioni. Vero/falso, conoscere/ignorare, dubbio/certezza sono le antinomie fondamentali con cui il generale deve fare i conti.
Non è mai possibile una conoscenza perfetta della forza avversaria e delle sue intenzioni; parimenti non è possibile impedirgli l’acquisizione di elementi sulla propria situazione o sui piani.
Chi ha guidato un esercito si è sempre confrontato con situazioni ambigue in continua evoluzione: sa qualcosa del nemico ma è consapevole di avergli rivelato qualcosa, anche involontariamente; ha indizi sull’entità e sulla dislocazione delle truppe nemiche, talvolta anche la direzione dei suoi movimenti ma le informazioni cangiano in fretta. Certezze e dubbi si mescolano.
Le previsioni sono soggette a variabili indipendenti e imprevedibili. Gli strumenti, non sempre affidabili, erano esclusivamente umani fino a pochi decenni fa, ante progressi tecnologici. Sun Tzu, Cesare e Napoleone potevano fare affidamento soltanto su spie, esploratori, disertori, informatori.
L’aforisma iniziale evidenzia l’importanza della dissimulazione in guerra: un abile comandante deve spostare le forze senza attirare l’attenzione dell’avversario; deve essere in grado di “solcare il mare all’insaputa del cielo”.
Ci si può muovere allo scoperto e ingannare il nemico. Muovendosi allo scoperto il nemico viene tratto in inganno. “Non si sospetta di ciò che sta sempre sotto gli occhi”.
Il principio della dissimulazione del movimento lo si ritrova nei trattati sulla guerriglia: “creare scompiglio a oriente e attaccare a occidente” (Mao Zedong).
Lo si potrebbe definire ‘”lo stratagemma dell’attacco diversivo”. Campagne militari e battaglie hanno premiato chi ha saputo applicare con audacia tale principio. Per avere successo occorre valutare e conoscere la forza avversaria in relazione alla propria, anche nel caso si sia scoperti.
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