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TI SPIEGO COS’È IL “CASH TRAPPING” E COME NON FARSI FREGARE

Umberto Rapetto di Umberto Rapetto
03/09/2026
in EDITORIALI
TI SPIEGO COS’È IL “CASH TRAPPING” E COME NON FARSI FREGARE
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TE LO LEGGO IO

Ci sono cose che ogni tanto tornano di moda. Spesso sono truffe vecchie che fanno sorridere chi si occupa da troppo tempo di certi inghippi, ma che con una nuova etichetta – magari in inglese – riescono ad incuriosire e persino ad affascinare.
In questi giorni la “novità” si fa chiamare “cash trapping”, nome che senza richiedere competenze linguistiche fa capire che riguarda una sorta di intrappolamento del denaro.

DOVE SI CORRE QUESTO RISCHIO?
Cominciamo con l’ambientazione. E’ facile intuire che quel “bloccare i soldi” possa avvenire solo se si è alle prese con un apparato automatico, che rilascia banconote a fronte di un prelievo bancario o che dà il resto a chi compra un biglietto del treno o una bibita da un apposito distributore.
Il “Bancomat” è sicuramente quello che garantisce le operazioni fraudolente più redditizie perché le somme del prelievo sono di gran lunga superiori a quelle delle monete restituite per chi ha inserito denaro in quantità esorbitante il dovuto, ma tecnicamente è riconosciuto che certi furfanti si accontentano anche di cifre esigue.
Il “cash trapping”, quindi, potremmo dire che preoccupa chi ha bisogno di contanti, chi deve partire e chi ha sete. Siccome sono situazioni in cui chiunque finisce con il trovarcisi, è bene sapere subito come funziona.

GLI ATTREZZI DEL MESTIERE
Anche chi non è un malandrino certificato sa che per non fare uscire il denaro dalla feritoia, da cui viene “sputata” la somma attesa dall’utilizzatore dell’apparato, basta mettere un “tappo”.
I balordi dalle maniere più rudimentali utilizzano strisce di nastro adesivo tagliate ad arte o addirittura si riducono a conficcare semplicemente qualcosa che ostruisca la fessura erogatrice.
Esistono organizzazioni criminali che predispongono appositi dispositivi che si integrano con la struttura metallica del Bancomat o della “macchinetta” che dà (o dovrebbe dare) il resto, come coperchietti o listelli ad incastro, verniciati nello stesso colore del supporto in cui vengono piazzati, in modo da non essere rilevabili anche da un occhio più attento del solito.
Sia i malviventi “artigianali” sia quelli “industriali” hanno poi in dotazione pinzette sottilissime, simili a quelle per la pulizia del viso ma adattate allo specifico scopo di acchiappare le banconote ed estrarle da dove si sono ammucchiate non potendo fuoriuscire regolarmente.

COSA FARE SE IL DENARO NON VIENE FUORI?
Immaginiamo l’imbarazzo e il fastidio del cittadino che dinanzi al Bancomat, dopo aver inserito la carta, digitato correttamente il codice segreto, scelto l’importo desiderato e aver premuto ok, sente il rumore tipico della macchina che pesca e conta le banconote ma non vede uscire nulla dall’apposita feritoia.
La vittima di questa “trappola” – se l’adiacente agenzia o filiale dell’istituto di credito è aperta – si precipita furibondo allo sportello per fare le sue rimostranze. La reazione non è solo comprensibile ma, purtroppo, è anche drammaticamente prevedibile.
I banditi, infatti, sanno perfettamente che quello sarebbe stato il comportamento. Quindi – appostati proprio a breve distanza dal bancomat come se fossero in attesa del loro turno ad eseguire – approfittano che il loro bersaglio si è allontanato.
Si avvicinano al cosiddetto ATM, rimuovono l’ostruzione che avevano applicato, con le pinzette metalliche estraggono il piccolo malloppo e si allontanano simulando indifferenza mentre il “bidonato” è ancora alle prese con l’impiegato nel tentativo di spiegare il “malfunzionamento”…
E’ evidente che andar via dal Bancomat è un errore.
Se si è con amici o parenti si può chieder loro di entrare negli uffici della banca per richiedere l’intervento degli addetti.
Se si è soli si potrebbe chiedere a chi lì in coda, ma si metta in conto di correre il rischio di sentirsi rispondere “vada pure lei che può spiegare meglio l’accaduto, tanto ci siamo noi a presidiare lo sportello automatico…” e magari di avere a che fare proprio con gli artefici dell’inganno.
Sull’apparato è sempre presente un adesivo su cui è riportato il numero verde per le emergenze: conviene metter mano al telefonino e chiamare per segnalare l’inconveniente anche in orario di apertura della banca. Sarà il servizio di assistenza ad avvisare gli impiegati all’interno dell’agenzia ed eventualmente allertare le Forze dell’Ordine.

UN EVENTUALE CONTROLLO DA FARE AL VOLO
Se la macchina non rilascia le banconote – invece di stramazzare al suolo per la disperazione – si può verificare personalmente se qualcuno ha manomesso l’apparecchiatura.
Nastro adesivo e grossolane ostruzioni non sono impossibili da riconoscere, ma spesso l’imprevisto riduce i livelli di attenzione e il nervosismo conseguente non suggerisce di dare un’occhiata più da vicino alla feritoia per capire se è stata manipolata.
Anche “tappi” più sofisticati e magari “in tinta” possono esser individuati, ma in ogni caso la rimozione degli ostacoli è bene che venga eseguito dal personale bancario o da agenti di polizia, che possano constatare la circostanza delittuosa e adottare le corrispondenti iniziative.
Se si nota qualcosa di strano il “numero verde” oppure il 112 possono offrire due possibilità di “telefonata che allunga la vita”…

LE CONTROMISURE TECNICHE GIA’ ESISTENTI
Come detto in apertura, questo genere di insidia è datata al punto di essere classificata tra le truffe vintage.
Chi costruisce i Bancomat conosce il rischio in questione e gli sportelli automatici più moderni sono opportunamente dotati di sensori che rilevano il blocco della fuoriuscita del denaro.
In pratica le banconote – trascorso un certo intervallo di tempo – vengono “risucchiate” dalla macchinetta prima che qualche malintenzionato ne possa approfittare. Questa operazione di emergenza prevede l’attivazione di una procedura di carattere tecnico e contabile che permetterà al cliente della banca di recuperare i suoi soldi…

 

 

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Umberto Rapetto

Umberto Rapetto

Segno zodiacale Leone, maturità classica alla Scuola Militare Nunziatella di Napoli, laurea in Giurisprudenza e in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste e in Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria all’Università di Roma Tor Vergata, generale della Guardia di Finanza in congedo, già comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche, docente universitario e giornalista, è stato consigliere strategico del Presidente di Telecom Italia Franco Bernabè e poi Group Senior Vice President con delega alle Iniziative e ai Progetti Speciali del colosso nazionale delle comunicazioni da cui è uscito in totale divergenza con le scelte aziendali. Paracadutista e istruttore di tiro rapido, è stato il pioniere delle investigazioni tecnologiche. Protagonista di indagini che rappresentano vere e proprie pietre miliari della lotta al cybercrime, tra cui la cattura degli hacker entrati nel Pentagono e nella NASA nel 2001 e il recupero dei dati del naufragio della Costa Concordia, ha guidato le indagini – svolte su delega della Corte dei Conti – inerenti la mancata connessione delle slot machine al sistema dell’Anagrafe Tributaria con un miliardario danno per l’Erario. Quest’ultima attività investigativa ha determinato il suo trasferimento alla frequenza di un corso al Centro Alti Studi Difesa dove era docente da sedici anni e la pianificata rimozione lo ha indotto a rassegnare le dimissioni dopo ben 11 interrogazioni parlamentari sull’assoluta inopportunità di un suo trasferimento ad altro incarico. In GdF ha prestato servizio – tra l’altro – al Comando Generale, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e al Nucleo Speciale Investigativo ed è stato direttore del Progetto Intersettoriale “Sicurezza Informatica e delle Reti” all’Autorità per l’Informatica nella P.A. Ha svolto attività di docenza universitaria negli Atenei di Genova, Pisa, Roma La Sapienza, Roma Tor Vergata, Roma Tre, Trento, Chieti/Pescara, Teramo, Parma, Palermo, Macerata, LUMSA di Roma, Cattolica del Sacro Cuore alla sede di Piacenza, LINK Campus – University of Malta – Roma, “LUM – Jean Monnet” di Bari, LIUC di Castellanza. Relatore e chairman in convegni nazionali ed internazionali in materia di criminalità economica e tecnologica, in ambito istituzionale svolge e ha svolto attività di docenza presso la NATO School di Oberammergau (D), le Scuole di Addestramento delle strutture di intelligence, il Centro Interforze di Formazione Intelligence e Guerra Elettronica dello Stato Maggiore Difesa, la Direzione Corsi di Elettronica ed Informatica di SMD, la Scuola di Guerra, il Centro Alti Studi della Difesa, l’Istituto Superiore Stati Maggiori Interforze ISSMI, la Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia, la Scuola Tecnica della Polizia di Stato, l’Istituto Superiore di Polizia, la Scuola di Polizia Giudiziaria Amministrativa e Investigativa di Pescara, l’Accademia della Guardia di Finanza, la Scuola di Polizia Tributaria, la Scuola Sottufficiali della GdF, l’Accademia Navale, l’Accademia della polizia rumena. Come free-lance ha svolto attività didattica presso il Centro di Management ISVOR-FIAT, la Scuola Superiore G. Reiss Romoli (poi Telecom Italia Learning Service) del Gruppo Telecom, l’Istituto di Informatica Direzionale IBM, l’IRI Management, l’Istituto Nazionale di Formazione Aziendale INFORMA, CEIDA, Paradigma, SOMEDIA La Repubblica, CEGOS, il Centro di Formazione Il Sole 24 ORE. Consigliere del Presidente pro tempore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), prof. Fabio Pistella, per la sicurezza tecnologica, e in materia di protezione dei dati e dei sistemi informatici dei Presidenti Pippo Ranci e Sandro Ortis all’Autorithy per l’Energia, è stato anche consulente delle Procure presso i Tribunali di Roma, Viterbo, Grosseto, Cosenza, Palermo, Massa, Pescara e Paola, della Commissione Parlamentare diinchiesta sull’AIMA, del Comitato Usura, estorsioni e riciclaggio nell’ambito della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari, della Commissione d’inchiesta sull’Affare Telekom Serbia. E’ stato rappresentante e relatore per le rispettive delegazioni italiane in Interpol a Lyon (F), in NSG a Paris (F) e Berlin (D), in MTCR a Munich (D), in Comunità Europea a Strasbourg (F) e a Bruxelles (B), in Europol a Den Haag (NL). Già membro onorario dell’Associazione Italiana di Psicologia Investigativa e dell’Association for Certified Fraud Examiners (ACFE), è certificato “Security Advisor” EUCIP Champion (European Certification for Informatics Professionals). Autore di oltre 50 libri, iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1990, ha collaborato con i più importanti quotidiani e periodici nazionali ed è una delle firme de Il Sole 24 ORE e de Il Fatto Quotidiano e del settimanale OGGI. Attualmente è CEO della start-up HKAO – Human Knowledge As Opportunity operante nello scenario della sicurezza dei sistemi e delle reti, della riservatezza dei dati e del controspionaggio industriale con attività di consulenza, coaching, progettazione, formazione. E' stato Presidente della Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali della Repubblica di San Marino dal febbraio 2022 all'aprile 2026 (Authority di cui è stato Vice Presidente dall'aprile 2019 al gennaio 2022).

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