La paura fa 90. La guerra in Ucraina, invece, fa già 1646 perché tanti sono i giorni dalla data dell’invasione russa.
Il timore di una escalation è infinito e non ha un numero che lo identifichi nella “smorfia” napoletana o lo conteggi sul calendario.
LE MINACCE
Se ne parla da tempo e adesso il tema monopolizza i discorsi. E, soprattutto, la confusione regna sovrana.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha strombazzato di esser pronta ad attaccare obiettivi militari britannici perché i missili lanciati dagli Ucraini sono stati forniti dal Regno Unito.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov – che probabilmente non ha parlato o non si è messo d’accorso con la collega – ha dichiarato all’agenzia di stampa Bloomberg che la Russia sta dando una “forte risposta” agli attacchi ucraini contro le sue infrastrutture economiche e commerciali, ma ha affermato che Mosca “semplicemente non ha bisogno” di un’escalation militare.
Il fantomatico dossier che “Black Mirror” avrebbe esfiltrato dai sistemi informatici di Sber Bank, invece, fa specifico riferimento ad un possibile uso da parte della Russia di armi nucleari tattiche, ma non esclude che “nucleare” possa essere non lo strumento di offesa ma piuttosto il bersaglio.
ARMI O BERSAGLI “NUCLEARI”?
Un attacco russo ad un obiettivo come la centrale di Zaporizhzhia o il sarcofago di Chernobyl, scatenerebbe una catastrofe umanitaria di proporzioni tali da eclissare gli obiettivi bellici di entrambe le parti.
Lo spettro di una “Chernobyl 2.0” incombe dall’inizio della famigerata “operazione militare speciale”. Se prima era solo un’ipotesi con ridottissima probabilità di accadimento, adesso costituisce un evento da non escludere.
E a scatenarlo potrebbero essere entrambi gli schieramenti che si contendono i territori già martoriati a sufficienza.
Una simile tragedia imporrebbe l’immediato “cessate il fuoco” che vedrebbe finalmente quella pressione internazionale che finora ha esitato a prendere le dovute forme e dimensioni.
Una “pax” imposta da un olocausto del genere farebbe felici il comico di Kiev e il killer di Mosca: non ci sarebbero né vinti, né vincitori, e questo consentirebbe a ciascuno di loro di raccontare alla propria gente di non aver potuto concludere la guerra in cui stavano trionfando per presunte esigenze prioritarie planetarie…
Finirebbe la carnevalata della narrazione di successi epocali e soprattutto si vedrebbe interrotta la caccia alla carne da macello da inviare al fronte.
IL RAPPORTO DI FORZA TRA RUSSIA E UCRAINA
Secondo il famoso o famigerato documento agguantato furtivamente dagli hacker la Russia sta facendo i conti con la necessità di una seconda ondata di mobilitazione.
Le truppe impegnate sul fronte ucraino sono stanche, demotivate e decimate. Per risolvere la guerra in corso – secondo il dossier scippato a SBER Bank – servirebbero da 300.000 a 500.000 persone. Invece, nelle condizioni attuali, i soldati di leva sono sufficienti a rimpiazzare le perdite mensili della Russia, pari a 20.000-25.000 uomini, ma certamente ben lontani dal dare la possibilità di formare nuovi gruppi d’attacco.
Mosca sa di dover rafforzare le proprie difese aeree nelle retrovie: Gli attacchi ucraini contro infrastrutture petrolifere e militari, compresi quelli con missili “Flamingo”, potrebbero rendere il costo di un’offensiva “inaccettabile” per la Russia.
LA POSSIBILE PROVOCAZIONE A TERZI
Ad allargare il campo di battaglia a livello continentale potrebbe essere un “incidente”nel Mar Baltico o in un qualunque territorio di un Paese NATO.
Un missile o un drone che colpisce un bersaglio simbolico e non casuale potrebbe provocare una risposta difficile da immaginare per modalità e intensità, ma altrettanto facile ad esser identificata come l’entrata in guerra del Patto Atlantico.
In realtà l’Europa è già bombardata dai proiettili di un conflitto economico in cui la crisi energetica sta logorando intere popolazioni senza colpo ferire. A volte non c’è bisogno di ordigni convenzionali per mettere in ginocchio le popolazioni avversarie o semplicemente neutrali.
Se è la colonnina dei distributori di carburante il metro di misura, dobbiamo riconoscere che l’escalation bellica è cominciata da tempo. E la tragedia è che non è stato soltanto Putin a trascinarci in questo baratro.












