Non parliamo di una nuova disciplina sportiva, ma della reazione endemica ad un possibile blocco dei depositi bancari.
L’affrettarsi a ritirare denaro dagli sportelli automatici è un segnale di disagio che – apparso già nell’autunno del 2024 – arriva adesso a toccare un picco tutt’altro che trascurabile.
Il rischio di un “congelamento” dei conti e della inaccessibilità ai propri risparmi ha portato la quantità di contante in circolazione ad aumentare negli ultimi mesi di oltre il dieci per cento.
La proiezione sembra destinare gli attuali 2.800 miliardi di rubli “cash” ad arrivare entro la fine dell’anno a circa 3.800 miliardi. I numeri saltano fuori dalle dichiarazioni rilasciate da Taras Skvortsov, direttore finanziario di Sber, all’agenzia di stampa economica russa RBC.
Per avere idea della consistenza del fenomeno si possono fare comparazioni commestibili anche per chi non ha confidenza con l’universo finanziario. Le cifre appena fatte sono equivalenti ad oltre la metà del bilancio di Mosca per quest’anno.
La situazione non è catastrofica, ma certo non è affatto rassicurante. La fuoriuscita di denaro dal circuito bancario con “destinazione sotto il materasso” costituisce un deflusso di liquidità che mette in crisi proprio le banche e rallenta scambi commerciali e investimenti industriali.
Una così spiccata crescita del contante evidenzia che una larga fetta dell’attività economica si sta spostando nello strato “sommerso”. La carenza di liquidità, almeno sotto il profilo teorico, si traduce in una minor capacità delle banche di erogare prestiti e acquistare titoli di Stato con ripercussioni facilmente intuibili anche se non immediatamente percettibili.
Per comprendere la gravità della situazione basta pensare cosa può succedere se improvvisamente un milione di mutui non può più essere erogato…
L’economia russa è senza dubbio resiliente e qualcuno ritiene non ci si debba preoccupare per la corsa al contante. Non manca però chi sottolinea le dimensioni e la velocità che sta assumendo il fenomeno in questione ed è ragionevole immaginarne una crescita esponenziale.
Gli analisti della Banca Centrale russa già nel 2022 avevano previsto una regressione industriale e la diminuzione del tenore di vita.
E’ l’ “effetto guerra”, che in assenza di segnali di soluzione del conflitto, ha portato virtualmente tutta la popolazione al fronte.
La mossa del congelamento dei depositi sembrerebbe un’ipotesi remota, perché porterebbe al crollo della fiducia nel sistema bancario e allo sconvolgimento sociale con riverberazioni politiche di portata inaudita.
Ma la situazione non è delle più chiare e il peso dello sforzo bellico comincia a farsi sentire anche a casa di chi ha creduto nella bontà e nella legittimità della “operazione militare speciale”…
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