La guerra sta cambiando o, forse, ci accorgiamo in ritardo della sua poliedricità e assoluta imprevedibilità di manifestazione.
Adesso vanno di moda i droni che, capaci di volare o muoversi sul terreno senza aver bisogno di un pilota o di un conducente, hanno definitivamente chiuso la romantica epopea dei kamikaze.
Non stupisce quindi che all’aeroporto tedesco di Lipsia, importante snodo degli spostamenti civili e hub logistico militare della NATO, ne venga trovato uno carico di esplosivi.
Il rinvenimento di un quadricottero dotato di un ordigno è avvenuto vicino ad un aereo cargo ucraino della Antonov Airlines.
Come spesso accade nell’era dell’informazione predittiva, ancor prima che gli esperti potessero procedere alle ordinarie attività di analisi, il tabloid Bild ha ipotizzato che l’esplosivo potesse essere stato fabbricato con fertilizzanti e benzina. Le emittenti pubbliche tedesche NDR e WDR e il quotidiano Süddeutsche hanno affermato che l’ordigno conteneva tetranitrato di pentaeritritolo, o PETN, un ingrediente principale del Semtex che appartiene alla stessa famiglia chimica della nitroglicerina.
In realtà non è la tipologia degli “ingredienti” a spaventare la gente comune, ma piuttosto l’insorgere di una minaccia non difficile a prendere forma anche ad opera di folli malintenzionati privi di specifiche competenze belliche. A dirla in breve, la paura innescata da una simile insidia fa presto a lievitare e propagarsi.
Basta pensare al cargo DHL decollato lo stesso giorno dal medesimo scalo di Lipsia che ha urtato in volo un oggetto proprio mentre stava prendendo quota ed è stato costretto ad un atterraggio di emergenza nell’aeroporto di Hannover…
La fragilità del nostro vivere quotidiano è platealmente dimostrata dalla vulnerabilità dei sistemi di trasporto. E, come abbiamo visto, succede anche in Paesi di rigorosa precisione e solerte reattività. Anzi, proprio la puntualità e la diligente esattezza in ogni cosa è forse il tallone d’Achille.
Si smetta di invidiare certe caratteristiche teutoniche e ci si consoli pensando che nessun terrorista si sognerebbe mai di fare cose del genere dalle nostre parti. Solo un emulo di Maramaldo potrebbe pensare di colpire una Nazione già morente. Prendere di mira i trasporti italiani costringerebbe – soprattutto nel settore ferroviario – ad una faticosa ricerca di un obiettivo nevralgico di cui interrompere il regolare funzionamento.
E’ impensabile che sanguinari terroristi si mettano a fare i conti con i tabelloni elettronici delle stazioni su cui si celebra il tradizionale e sempre più pesante stillicidio del continuo aggiornamento dei ritardi. Chi vuol far danno evita di dover continuamente riprogrammare esplosioni o altre modalità di attentato per adeguarsi all’irrefrenabile mutevole scenario di rallentamenti biblici o di soppressione di convogli.
Sbaglia chi maledice, o semplicemente dice male, del Ministro competente. E dove competente sta per “a cui compete” e non necessariamente “che ne sa qualcosa”.
La mossa strategica di far accumulare ore ed ore di ritardi o di escogitare soppressioni senza preavviso di questo o quel treno si sta rivelando una soluzione di altissima deterrenza che forse giustifica persino la legittima ambizione di tornare al timone del Dicastero che garantisce la nostra sicurezza.
C'è poco da fare. Luomo a torso nudo ha un suo fascino. "Certamente" si lascerebbe scappare l'elite dei cultori delle opere di Ciprì e Maresco e in particolare...
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