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GENOCIDIO PROSSIMO VENTURO

Andrea Aparo von Flüe di Andrea Aparo von Flüe
24/07/2026
in SCENARI
GENOCIDIO PROSSIMO VENTURO
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TE LO LEGGO IO

Genocidio. Termine coniato nel 1944 dal giurista polacco Raphael Lemkin, unendo la parola greca genos (razza o tribù) con il suffisso latino cidium (uccisione).
Genocidio, crimine definito come qualsiasi atto commesso con l’intento di distruggere, in tutto, o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale, o religioso, formalmente riconosciuto come tale dal diritto internazionale nel 1948 con la Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio.

Ignoto ai più che esista una cattedra di studi sull’Olocausto e sul genocidio. Invece c’è, alla Brown University di Rhode Island, USA, tenuta dal professor Omer Bartov che il 21 luglio scorso ha pubblicato sul New York Times un’editoriale sull’argomento e ora, a modo mio, ve lo racconto.

Domanda di apertura: come finiscono i genocidi? Due sono le opzioni. La prima è che una terza parte, di solito una forza militare, li ferma. La seconda è che gli autori del genocidio raggiungono il loro obiettivo.
Il caso che fornisce supporto alla prima opzione è ben noto a tutti.
Il genocidio degli ebrei e gli altri crimini di massa del regime nazista, sconfitto nella seconda guerra mondiale, furono giudicati a Norimberga. Quando i genocidi si concludono con la sconfitta militare degli autori, la negazione di ciò che è accaduto diventa impossibile. Vedere i casi della Cambogia nel 1979, del Ruanda nel 1994 e della Bosnia nel 1995. Ne consegue la resa dei conti, per quanto tardiva e incompleta.
Due esempi della seconda opzione.
Tra il 1904 e il 1908, l’esercito imperiale tedesco perpetrò, nell’allora Africa Tedesca del Sud-Ovest (l’odierna Namibia), il primo genocidio del XX secolo. Il generale tedesco Lothar von Trotha il 2 ottobre 1904 emise il Vernichtungsbefehl (ordine di annientamento) nei confronti degli Herero e dei Nama, i due popoli indigeni. Vennero sterminati. Circa 80mila persone vennero uccise attraverso l’isolamento nei deserti, l’avvelenamento dei pozzi, i lavori forzati nei campi di concentramento, o banalmente assassinate. Morì l’ottanta per cento degli Herero e il 50 per cento dei Nama. Alles Stille. Nessuno intervenne. Tutti tacquero. Solo nel 2021 il governo tedesco ha formalmente riconosciuto l’accaduto come “genocidio” e ha promesso un programma di aiuti e investimenti per lo sviluppo. Programma che non include risarcimenti diretti adeguati.

Tra il 1915 e il 1923 il governo nazionalista dei Giovani Turchi, salito al potere nell’Impero ottomano, considerò gli armeni cristiani come una minaccia interna. La popolazione fu privata dei propri beni e deportata con l’obiettivo di “turchizzare” l’Anatolia. Venne così compiuto il genocidio armeno (chiamato dagli armeni Metz Yeghern, “il Grande Male”). Circa un milione e mezzo di armeni persero la vita a causa di esecuzioni sommarie, lavori forzati e marce della morte nel deserto. Il genocidio armeno è ampiamente riconosciuto dalla comunità internazionale e dagli storici. Eppure Ankara, anche se ammette le morti di molti armeni, sostiene siano state conseguenza dei disordini e delle dure condizioni belliche della Prima Guerra Mondiale, accusando gli armeni stessi di ribellioni. A tutt’oggi la moderna Repubblica di Turchia rifiuta ufficialmente l’uso del termine “genocidio”.

Quando il genocidio “riesce”, a causa dell’impunità all’epoca dei fatti, o dell’assenza di successiva attribuzione di responsabilità, lo stato colpevole beneficia delle sue azioni criminali. Per impedire questa dinamica di impunità e profitto, dopo la seconda guerra mondiale venne inventato e codificato il concetto di genocidio.

Obiettivo non conseguito. In risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 con l’uccisione di almeno 1200 civili e militari israeliani, nonché il rapimento di circa 250 di essi, Israele ha condotto un’operazione a Gaza che ha generato l’accusa di genocidio. Israele ha ucciso almeno 70 mila persone (come ammesso dall’esercito israeliano), la maggior parte delle quali civili; i feriti sono quasi 200mila, senza contare la morte indiretta di un gran numero di residenti della striscia di Gaza a causa della totale distruzione di strutture mediche, alloggi e infrastrutture, nonché della privazione di cibo e acqua pulita.

Quanto è accaduto a Gaza, ben documentato dai Media mondiali, sembra presagire un nuovo futuro per questo crimine. Un futuro in cui altre nazioni, o leader, possono avere un incentivo a perseguire politiche genocide sapendo che non solo la faranno franca, ma potrebbero anche trarne beneficio. Un futuro in cui i paesi e le organizzazioni internazionali che si erano impegnati a fermare e punire il genocidio possono dare licenza alla sua riproposizione.

Da quando l’attuale cessate il fuoco a Gaza è entrato in vigore il 10 ottobre 2025 e il piano in 20 punti del presidente Trump è stato approvato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 17 novembre successivo, più di mille civili palestinesi sono stati uccisi da attacchi israeliani. L’esercito di Israele ora controlla quasi il 70 per cento della Striscia di Gaza. Due milioni di palestinesi, che in precedenza vivevano in una delle aree più densamente popolate del mondo, sono ora confinati in un terzo di essa, cercando di sopravvivere in spazi devastati privi delle infrastrutture umanitarie più basilari.

La fase 2 del piano di Trump è iniziata a metà gennaio 2026. Fase che intende realizzare la completa smilitarizzazione e la ricostruzione della Striscia di Gaza, per poi affidarne la gestione a un organismo tecnico palestinese di transizione. A supervisionare il processo c’è un Consiglio internazionale di pace presieduto da Trump. La sua amministrazione ha parlato della costruzione, nel lungo termine, di una “Nuova Gaza” futuristica e multimiliardaria. Inoltre, secondo quanto riferito, sta pianificando la costruzione di una grande base militare per le forze multinazionali. Progetti che inevitabilmente ridurranno i palestinesi di Gaza al ruolo di operai edili e fornitori di servizi per i ricchi che abiteranno quella che era la loro terra.

Come studioso di genocidio, il professor Bartov, nel luglio 2025, ha scritto che quanto accaduto sia un tentativo concertato di eliminare i palestinesi di Gaza. L’operazione presenta tutti gli atti costituenti il crimine di genocidio come espresso dalla Convenzione sul genocidio del 1948, all’articolo II:

  • Uccidere membri del gruppo (nazionale, etnico, razziale, o religioso).
  • Causare gravi lesioni fisiche o mentali ai membri del gruppo.
  • Infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita intese a provocarne la distruzione fisica, totale o parziale.
  • Imporre misure mirate a impedire le nascite all’interno del gruppo.
  • Trasferire forzatamente i bambini del gruppo in un altro gruppo.

Improbabile che Israele venga messo di fronte alle sue responsabilità. La Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, nonché per un funzionario di Hamas, che si è rivelato essere stato ucciso. Nel contempo, gli Stati Uniti cercano di minare l’attività della Corte e Netanyahu circola liberamente.

Anche se Israele venisse dichiarato colpevole di genocidio dalla Corte internazionale di giustizia, le implicazioni di tale sentenza non sono chiare finché Israele ha il sostegno degli Stati Uniti nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che funge da braccio operativo della Corte internazionale di giustizia.

Quindi, probabilmente, i leader israeliani non saranno ritenuti responsabili, a meno che non vengano a un certo punto consegnati all’I.C.C, la International Criminal Court, Corte penale internazionale, da un nuovo governo israeliano non disposto a consegnarli alla giustizia in Israele e desideroso di ripristinare la posizione internazionale della nazione. Possibilità remota.

Il piano in 20 punti di Trump aggira efficacemente qualsiasi possibile responsabilità, o punizione, per gli autori di questo crimine promettendo un futuro luminoso a tutte le persone coinvolte. Assai improbabile che le richieste per il ripristino di una parvenza di normalità per i palestinesi ottengano sostegno quando Israele e i suoi alleati sono impegnati nella costruzione di una città ideale.
Perché poi rinvangare vecchie accuse quando un magnifico (magari distopico) “Mondo Nuovo” sta per emergere? (si ringrazia Aldous Huxley).
Per realizzare il piano di Trump, il governo degli Stati Uniti, o gli uomini d’affari americani che lavorano per suo conto, dovrebbero vendere i permessi di costruzione e leasing di immobili, il cui valore dovrebbe salire alle stelle, di terreni espropriati ai residenti. La costa della Striscia, la cosiddetta “Riviera” di Trump, sarebbe dominata da immobili di prim’ordine, pronti per il turismo e per essere acquistati da facoltosi stranieri. Un’allegra brigata di investitori e magnati immobiliari, tra cui forse Jared Kushner, Steve Witkoff e lo stesso Trump, o le società che promuovono, trasformeranno la cancellazione della Striscia in un’opportunità di investimento internazionale, facendo soldi a palate. Verrà sradicata la storia e cancellata la società di Gaza. Verranno trasformate, ad uso e consumo delle società straniere, in un’economia di libero mercato dalle “mirabolanti opportunità di investimento”, come ha detto Kushner. I palestinesi saranno quasi certamente esclusi da quella che era la loro terra.

Costruire dipende dalle grandi disponibilità economiche di Arabia Saudita e stati del Golfo. In cambio la promessa di legami strategici ed economici ancora più stretti con gli Stati Uniti. Prima dell’innesco della guerra Iran-USA, l’Arabia Saudita e il Qatar, così come Turchia, Egitto e Indonesia, avevano espresso interesse, aderendo al Consiglio di pace di Trump. Dal suo canto, Israele, mentre il Consiglio di pace consolida il controllo e Gaza viene riqualificata, completerebbe un’altra tappa del suo percorso a lungo termine volto a cancellare le speranze dei palestinesi di porre fine all’occupazione israeliana dei loro territori.

Anche altre nazioni, rifiutando di ritenere Israele responsabile, ne trarranno beneficio. La Germania è il secondo più grande fornitore di armi di Israele dopo gli Stati Uniti e ha firmato importanti contratti per l’acquisto di tecnologia militare da Israele. Si sta difendendo alla Corte Internazionale di Giustizia contro le accuse del Nicaragua di facilitare il genocidio a Gaza finanziando Israele e tagliando gli aiuti alle Nazioni Unite. La Germania nega qualsiasi addebito.
Si ritiene che il Regno Unito abbia sostenuto Israele con le sue basi militari a Cipro e stia lavorando per migliorare le sue relazioni con gli Stati Uniti. La recente nomina di Andy Burnham a primo ministro del Regno Unito potrebbe cambiare le cose.
La Francia sta cercando di mantenere la sua influenza politica nel Medio Oriente e di superare la questione del genocidio a Gaza, che, secondo il presidente Emmanuel Macron, sarà risolta “a tempo debito dagli storici”.
Dell’Italia il professor Bartov non parla.

Ovviamente Israele approfitta della situazione. Anche se alcuni governi europei hanno annullato gli accordi sulle armi e sanzionato le società di difesa israeliane in risposta alla violenza israeliana a Gaza, gli affari dell’industria degli armamenti israeliana vanno alla grande. L’esportazione di armi è aumentata del 30 per cento lo scorso anno rispetto al 2024, per un record di 19,2 miliardi di dollari, secondo Calcalist, sito di notizie finanziarie israeliano. Le “operazioni” a Gaza sono ottimi test dei sistemi d’arma e facilitano le attività di vendita, ha riferito Calcalist. In altre parole, distruggere e devastare porta profitti.

Per ora, l’impunità di Israele consentirà ai suoi cittadini di continuare a ignorare il genocidio, le cui conseguenze saranno un peggioramento dell’etica e della moralità del paese, l’erosione dello stato di diritto, la violenza della polizia contro i cittadini palestinesi ed ebrei e l’inibizione di ciò che resta della democrazia israeliana. Oltre ad essere privati di qualsiasi giustizia e attribuzione di responsabilità per le loro sofferenze, le vittime di Gaza delle azioni israeliane continueranno a vivere in condizioni terribili, sotto la supervisione militare e con prospettive future molto limitate.

Da quando il ministro della Difesa Israel Katz ha proclamato lo scorso luglio che Israele sta progettando di stabilire una “città umanitaria” nella parte meridionale della Striscia di Gaza, le condizioni effettive sul terreno continuano a deteriorarsi. Sembra che il piano di Trump sarà facilitato da una forza internazionale, aiutata dal personale di sicurezza palestinese e dalla Israel Defense Force, per racchiudere i palestinesi superstiti in tale città, da cui saranno in grado di emergere solo per servire i ricchi residenti della cosiddetta Nuova Gaza. Nelle vaste parti della Striscia che rimarranno sotto il controllo israeliano, è probabile che vedranno la luce nuovi fiorenti insediamenti ebraici.

Alcuni potrebbero sostenere che il caso di Gaza sia singolare perché Israele gode di una posizione internazionale unica grazie alla sua stretta alleanza con gli Stati Uniti e alla sua dipendenza dall’eredità dell’Olocausto.
Eppure ciò che stiamo vedendo oggi crea un precedente straordinario, che ha il potenziale di minare l’intera premessa del genocidio come crimine punibile ai sensi del diritto internazionale. Se i piani che si stanno attualmente elaborando per Gaza andranno avanti, il genocidio potrebbe essere visto da alcune nazioni come l’estensione legittima e redditizia della politica.

Potrebbe essere il brillante futuro del genocidio.

Terrificante. Non ci resta che piangere.

NdA.
Se si desidera leggere il testo originale, senza inessenziali aggiunte: https://www.nytimes.com/2026/07/21/opinion/israel-gaza-palestinians-genocide.html?searchResultPosition=1
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Andrea Aparo von Flüe

Andrea Aparo von Flüe

Padre italiano, madre svizzera-tedesca. Lunghi periodi all’estero fra Svizzera, Francia, Stati Uniti, Giappone. Scuole primarie svizzere e irlandesi; scuola secondaria in Francia e in Italia. Il risultato è un’ottima conoscenza del francese, inglese e del dialetto svizzero tedesco; buona del tedesco, elementare del giapponese e la capacità di muovermi da “indigeno” in contesti culturali diversi. Nel gennaio del 1978 mi hanno laureato dottore in fisica “summa cum laude” discutendo una tesi sperimentale sulla dinamica di caduta dei chicchi di grandine, sviluppata lavorando come ricercatore presso l’Ufficio Centrale di Ecologia e Meteorologia Agraria del Ministero Agricoltura e Foreste, per conto del quale ho lavorato nei periodi estivi dal 1977 al 1979 come membro del Gruppo italiano che partecipava alla ricerca internazionale Grossversuch IV (Politecnico di Zurigo, Università di Montpellier e Grenoble, Ricercatori dell’URSS). Dopo essere risultato primo su quattrocento candidati, nel 1979, sono stato assunto, con la qualifica di Ricercatore, all’Ufficio Europeo Brevetti dell’Aja (NL), da cui mi sono dimesso a causa dello scarso interesse del lavoro e dello stipendio eccessivo. Tornato in Italia, nel 1979, mentre ero docente di Meteorologia all’IT Aeronautico “Francesco de Pinedo”, sono stato chiamato dal Prof. Umberto Colombo a lavorare come consulente al CNEN, il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, di cui egli era Presidente. In tale veste ho curato prima studi sul contenuto energetico di centrali nucleari e convenzionali, poi sono stato responsabile di diverse “task forces” per la definizione e avvio di attività connesse alla diffusione di nuove tecnologie: coordinamento del Gruppo di lavoro per la documentazione e l’informazione, automazione delle biblioteche geograficamente diffuse del CNEN, creazione di un servizio di “business graphics” computerizzata, avvio delle iniziative di Office Automation, automazione integrata della Presidenza e Direzione Generale. Nel 1981 sono entrato negli organici dell’ENEA, (ex CNEN) come collaboratore Tecnico Professionale alla Direzione Centrale Relazioni Esterne per poi passare alla Direzione Centrale Studi e ho iniziato la mia attività di Assistente del Presidente. Dal giugno del 1982 al maggio del 1983, su invito del Massachusetts Institute of Technology, Laboratory for Computer Science, mi sono trasferito a Cambridge (USA) per lavorare come Visiting Scientist, membro dell’Office Automation Group. In tale sede ho approfondito gli aspetti del management dei processi d’innovazione tecnologica e ho avuto responsabilità di conduzione del gruppo di ricerca, non ché di Thesis Advisor. Dal luglio 1983 all’aprile 1987 ho fatto parte della Direzione Centrale INFO dell’ENEA come responsabile dei progetti di automazione di ufficio. Continuando l’attività di Assistente del Presidente, ho avuto responsabilità dei progetti di diffusione dell’innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese, analizzando una serie di potenziali “start up”. Nel 1984 ho curato la pubblicazione di uno studio sui mestieri e le professioni degli anni ’90, mettendo a frutto le conoscenze, acquisite nel corso degli anni, di economia, management e di diverse nuove tecnologie: informatica e telematica, nuove energie, nuovi materiali, biotecnologie, innovazioni di processo (laser, robotica, FMS, CAD-CAM, ecc.) per citare le principali. Con la fine del 1985 ho ideato, gestito e completato il progetto di automazione integrata degli uffici della Presidenza e della Direzione generale dell’ENEA, che ha visto la radicale trasformazione delle modalità di lavoro di tutto il personale segretariale, tecnico e dirigenziale dei suddetti uffici. Nel corso del 1986, su invito del governo giapponese (MITI-JETRO), ho passato un mese di studio in Giappone visitando numerose imprese giapponesi e avendo intensi confronti di idee con esponenti governativi e della cultura nipponica. A partire da quella data mi sono occupato in modo continuativo del Giappone, intessendo una fitta rete di conoscenze personali e professionali con esponenti nipponici del mondo del Business e di quello accademico. A fine 1986, ho voluto sviluppare un’esperienza di lavoro nell’industria privata. Sono entrato alla Fiat S.p.A. a Torino dove ho lavorato dal 1986 al 1988 nella Direzione Studi Economici e Analisi Strategiche per passare nel 1989 alle dirette dipendenze del Direttore dell’Ente Sviluppo, Coordinamento e Controllo, in qualità di Vice-Direttore responsabile dei Progetti Speciali (Business Development). Dal febbraio 1990 sono stato in forza alla Fiat Auto. Fino al giugno 1991 ho avuto la responsabilità dei rapporti con le istituzioni internazionali nell’ambito della Direzione Centrale Sviluppo, Coordinamento e Controllo. I miei compiti comprendevano la manutenzione e implementazione di una rete di contatti internazionali finalizzata al monitoraggio degli sviluppi tecnologici e delle strategie dei partners e dei competitori. Partecipavo e/o definivo progetti speciali su temi inerenti il management dei processi di innovazione e di cambiamento, nonché di team dedicati a progetti di M&A. Dal giugno 1991 al marzo 1993 nella Direzione Ambiente e Politiche Industriali, responsabile del coordinamento del piano Qualità Totale, rispondendo direttamente all’amministratore delegato. Dopo essere stato responsabile delle attività di Relazioni Internazionali nell’ambito della Direzione Ambiente e Politiche industriali, a partire dal 1995 sono responsabile degli Scenari Ambientali. Ho ideato e gestito per conto della Fiat Auto Spa i progetti speciali inerenti all’introduzione e uso delle tecnologie della realtà Virtuale e di Internet. Nel 1995 ho coordinato la presentazione (prima mondiale) di due nuovi modelli di vetture (Bravo e Brava) sul World Wide Web in contemporanea con il lancio nel mondo “reale”, continuando a seguire lo sviluppo e le strategie di presenza dei marchi Fiat Auto (Alfa Romeo, Lancia e Fiat) sul World Wide Web (www.alfaromeo.com; www.lancia.com; www.fiat.com); ho poi contribuito ad avviare le attività di uso delle tecnologie della Rete nelle Direzioni Progettazione, Acquisti, Commerciale, Amministrazione e Controllo. Ho sviluppato una conoscenza approfondita su tecnologie, strategie e modalità di comunicazione avvalendosi di sistemi multimediali, ideando e partecipando, nel 1994, alla costituzione, avvio e gestione della com.e srl di Roma, Multimedia Agency, leader nel suo settore di attività (www.com-e.com) che comprende il Web Content, Strategie per Alta Direzione, Formazione e Addestramento. Dal giugno 1998, dopo avere lasciato il gruppo FIAT, responsabile del progetto Trustees21 presso il World Economic Forum, a Ginevra, Svizzera. Nell’aprile 1999 ho accettato l’offerta del Sindaco della Città di Barletta, Dott. Francesco Salerno, di rivestire il ruolo di Direttore Generale/City Manager della Città di Barletta, nonché dirigente responsabile del personale e del settore informatica e telecomunicazioni del Comune. Ho gestito un’organizzazione di 450 persone, di cui 12 dirigenti in reporting diretto. A fine dicembre 1999, la modifica sostanziale della composizione della giunta della Città ha causato la conclusione del mio mandato, così da evitare le dimissioni del Sindaco. Dal febbraio 2000 a luglio 2001, ho operato in qualità di Assistente del Prof. Ferrante Pierantoni, Componente dell’Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione della Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana. A partire dall’ottobre del 2001 svolgo attività di consulenza strategica per l’alta direzione, con particolare attenzione alle tematiche della sicurezza informatica e fisica. Sono stato Amministratore Delegato della società di consulenza Alef Consulting srl , da me fondata nel 1997, con cui ho svolto fino al dicembre 2013 attività di consulenza e formazione. Fino a luglio 2001 sono stato Senior Consultant e membro del consiglio di amministrazione della com.e srl, società attiva nel mondo di Internet, da me fondata con due soci nel 1994. Nel gennaio 2000 ho contribuito alla partenza della società If, Interface Factory srl, esperta d’interfacce avanzate di Rete, di cui sono presidente. Dal gennaio 2001 al mese di ottobre 2002 sono stato Responsabile delle Strategie della Multimoda Network spa, gruppo industriale del settore Moda, a MIlano. Dal novembre 2002 al Gennaio 2003 sono Chief Scientific Advisor per il Gruppo Finmeccanica spa, a Roma. A partire dal Gennaio 2003 sono entrato in organico come Group Scientific Advisor e V.P. responsabile della Technology Intelligence di Gruppo. In tale veste mi sono occupato di progetti speciali, coordinamento di attività fra aziende del Gruppo, facilitato il completamento di progetti di sviluppo prodotto, ideato e partecipato alla gestione del Premio Innovazione di Gruppo, avviato e gestito contenzioso legale, e sua soluzione positiva per Finmeccanica, con maggiore fabbricante automobilistico USA. Ho co-ideato e portato al successo il cosiddetto Project Zero della Agusta Westland, il primo velivolo a decollo verticale realmente innovativo dalla definizione dell’elicottero (vedere su Google Project zero AW). Assisto e interagisco con esponenti del mondo dell’arte per individuare soluzioni tecnologiche per la realizzazione di artefatti e opere. Ad esempio, componendo un gruppo di esperti provenienti dalle aziende del Gruppo Finmeccanica, abbiamo consentito al Maestro Maurizio Mochetti a realizzare la sua opera, installazione fissa al MAXXI di Roma, partecipando alla definizione delle soluzioni tecnologiche necessarie. A partire da Febbraio 2012 fino al dicembre 2014 sono in organico ad Ansaldo Energia spa, a Genova, come Senior Advisor R&D dell’Amministratore Delegato Ing. Giuseppe Zampini. Dal luglio 2012 al giugno 2013 sono membro del Consiglio di Amministrazione della PROTER srl a Terni, azienda attiva nella chimica di quarta generazione. . Dal Marzo 2015 socio fondatore di GoTo10 srl in Milano, attiva nel settore educazione e formazione, in particolare sulle tematiche relative all’insegnamento del pensiero computazionale. Dal settembre 2015 a giugno 2017 Amministratore Delegato di ProTer srl in Terni, società di ricerca e sviluppo attiva nel settore della chimica di IV generazione e della chimica verde. Da luglio 2017 a Novembre 2020, Chief Operating Officer e Vice Principal della JPED Academy a Pechino, distretto di Changping. Le mie attività comprendono essere responsabile operativo, vice-preside, direttore degli Studi, e docente STEAM di una nuova High School internazionale in lingua inglese, basata sul curriculum studiorum USA per studenti di nazionalità cinese. Rientrato in Italia a inizio novembre 2020, lavoro dal dicembre dello stesso anno, fino al novembre 2022, per la Geminiani srl, azienda specializzata nel campo dei motori per applicazioni industriali e in sistemi innovativi di gestione dell’energia elettrica in qualità di Senior Advisor per la R&D. Dal gennaio 2023, insieme a Michael Lenton, gia Amministratore Delegato di Fimeccanica Australia (oggi Leonardo Australia) con cui si è lavorato per molti anni in Finmeccanica, abbiamo avviato The Advisory, International Strategic Consulting, società di consulenza internazionale, attiva in particolare in Italia e Australia. Ci occupiamo di aziende e prodotti ad alta tecnologia, fornendo consulenza strategica, gestionale e legale. Inoltre, dal 1994, sono Professore a contratto di Strategie Aziendali, presso la Scuola di Specializzazione in Ricerca Operativa e Teoria delle Decisioni, Dipartimento di Statistica, Università “La Sapienza”, Roma. Dal febbraio 2000 al Settembre 2006 sono co-ideatore, Docente e Assistant Director del MiNE, Master in the Network Economy presso l’Università Cattolica di Piacenza. Dall’anno accademico 2001-2002 fino al settembre 2014 insegno strategie di comunicazione al Politecnico di Milano, Master in Design della Comunicazione, Dipartimento di Architettura, fiancheggiando il Prof. Paolo Ciuccarelli, titolare del corso di Metaprogetto. I miei punti di forza risiedono nella capacità di comprensione di Scienza e Tecnologia e di diversi aspetti delle discipline umanistiche, in particolari arti visive, e dunque capacità di sintesi fra queste, management e strategia; nella facilità di definire e fare crescere rapporti e relazioni interpersonali; in una lunga esperienza di relazioni internazionali a scala globale; in una non comune capacità di comunicazione, divulgazione e insegnamento. Mi viene riconosciuta capacità di leadership e di motivazione di team operativi interdisciplinari e internazionali. Nel corso degli anni ho seguito un notevole numero di corsi di specializzazione e seminari; ho pubblicato un gran numero di articoli scientifici, anche a carattere divulgativo su quotidiani e riviste specializzate. Anche qualche libro: da citare il primo testo in italiano che parlava del World Wide Web e zone limitrofe: “Il Libero delle reti, edizioni ADN Kroos.. Da oltre un decennio svolgo attività di consulente sui temi della strategia e dell’innovazione tecnologica. Sono stato membro di diversi Comitati e Gruppi di lavoro governativi e presso la CEE. Ho fatto parte del Comitato Scientifico della rivista “Scienza e Dossier” e titolare della rubrica “Il Nuovo” sviluppata su temi innovativi di Scienza e Tecnologia. Sono stato titolare di rubrica fissa sulle riviste “L’Europeo”, Next”, “Ceramicanda” e “Netforum”. Collaboro saltuariamente con molte altre testate. Blogger per il Fatto Quotidiano, Infosec News e Giano News. Ho avuto diverse esperienze didattiche, in Italia e all’estero, anche a carattere continuativo; ho tenuto un elevato numero di conferenze e seminari in Italia e all’estero per enti governativi, università e aziende private. Nel Marzo del 1990 sono stato chiamato dal rettore Prof. Mel Horwitch a far parte dello Scientific Advisory Board del Theseus Institute, Business School specializzata in Strategie dei Sistemi di Informazione e delle Reti, localizzata nel parco scientifico europeo di Sophia Antipolis, nel sud della Francia. Altre info disponibili su Google. Dimenticavo: due figli, due ex-mogli e Silvana da poco mi ha detto sì. Per concludere, ce n’è abbastanza da “scassare i cabasisi” a molti…

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