Sembra proprio che la guerra degli Stati Uniti con l’Iran stia riprendendo vigore, senza esiti positivi in vista. Qualunque cosa possa accadere nelle prossime settimane, o mesi, non può cancellare, o riscrivere, la demenziale sequenza di eventi e decisioni che ha portato, noi tutti, a questo miserabile momento. Abbiamo visto quanto il presidente Trump pianifichi male (a dire il vero non pianifica proprio nulla), quanto poco capisca, quanto possa dilapidare l’arsenale degli Stati Uniti e quanto sia folkloristica e pericolosa la collezione di sciocchi che ha messo insieme e comanda.
Non abbiamo alcun motivo di sperare che Trump raggiunga i suoi obiettivi, dichiarati in modo irregolare e incoerente.
Ormai sappiamo che trattare con l’Iran è un problema di politica estera difficile, mentre avere a che fare con il cervello di Trump potrebbe essere un problema intrattabile.
Per chiudere la questione Iran, ben sapendo che non era necessario aprirla, si potrebbe consigliare a un presidente “normale” di distruggere ciò che resta degli impianti nucleari iraniani e allo stesso tempo di scortare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz in rispetto e difesa dell’antico principio della libertà dei mari. Sarebbe una sfida militare difficile, ma non impossibile. Con l’attuale presidente non se ne parla nemmeno. Troppo “irregolare”: minaccia e poi si tira indietro; firma accordi che sembra non aver mai letto; dice di essere indifferente alle considerazioni politiche ed economiche per poi cedere a entrambe. Non solo è sprovvisto di una strategia coerente, ma non ha nemmeno una comprensione elementare di cosa sia la strategia. Vuole fare il falco ed ha paura di volare. Vuole fare il cattivo, ma è solo un bullo.
La sola cosa che Trump ha, forse, capito è che la guerra in Iran danneggia gli interessi politici dei suoi complici repubblicani. La votazione di medio termine, il 3 novembre prossimo, di fatto decide la composizione del Congresso (tutti i 435 seggi della House of Representative e un terzo dei 100 seggi del Senato). L’esito può essere per loro catastrofico e mandarli a casa. Il che spiega l’energia che il Donald sta profondendo per convincere gli americani che il sistema elettorale statunitense sia totalmente corrotto – a favore dei democratici, ovviamente – e che non ci si può fidare dei risultati.
Trump vuole minare la fiducia degli elettori nella democrazia stessa. Un obiettivo spaventoso e assai significativo. Lo si è potuto apprezzare appieno nel suo discorso, o meglio sproloquio, televisivo alla Nazione del 16 luglio 2026. Si è avuta conferma dell’opinione di Thomas Brackett Reed, Speaker, ovvero Presidente, della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti dal 1895 al 1899, sui suoi colleghi politici: “Mai che aprano bocca senza sottrarre dalla somma della conoscenza umana”. La stessa esatta considerazione vale per Trump.
Mai negli ultimi 50 anni abbiamo visto un presidente americano comportarsi con così tanta determinazione distruttrice, ma la cosa non sorprende. Per lui è l’unico modo per mantenere il potere e ottenere ciò che vuole. La sua è una combinazione di spietatezza, di strabordante narcisismo e di sociopatia politica. Novello Nerone è pronto a dare fuoco a tutto, pur di governare e non importa che tutto sia ridotto in cenere.
Affascinante e rivelatore notare che Trump, che non riesce a trattenere la maggior parte dei pensieri per più di un nanosecondo e si contraddice a ogni affannato respiro, sia stato paziente e costante nel tessere la narrazione fantastica che forze maligne ed elettorali siano state rilasciate per ghermirlo. Forze che non sanno fare il loro mestiere, visto che nell’ultima tornata elettorale i repubblicani hanno ottenuto la Casa Bianca ed entrambe le camere del Congresso. Comunque, sta usando tutti i fili possibili: invenzioni sull’illegalità del voto, palesi assurdità sulle macchine per il voto, trasformazione alchemica dei violenti e cornuti rivoltosi del 6 gennaio 2021 in martiri valorosi.
Negli ultimi mesi, ha licenziato, o neutralizzato, funzionari che supervisionano le elezioni, ha inviato investigatori federali in Georgia per frugare tra i documenti di quasi sei anni fa, ha emesso ordini esecutivi per richiedere liste elettorali statali e affermare il controllo federale sul voto per corrispondenza, se la prende anche con i cinesi. Il tutto in modo metodico e coordinato, atipico per Donald Trump. Il che suggerisce quanto stia investendo, quanto il tutto sia pericoloso, spregevole, terrificante.
Il cosiddetto SAVE America Act, SAVE sta per Safeguard American Voter Eligibility Act, legge che vuole disperatamente fare approvare dal Congresso, è una ricetta per privare del diritto di voto milioni di americani che non riescono a trovare i loro certificati di nascita, o non hanno un passaporto statunitense, o altri mezzi per dimostrare la loro “americanità”.
Alcune riforme di buon senso per aumentare la fiducia del pubblico nelle elezioni, come chiedere agli elettori di presentarsi alle urne con un documento d’identità valido, o abolire la pratica della raccolta dei voti da parte dei sindacati, o di altre terze parti, sarebbero certamente ben accolte, nell’interesse di tutti. Invece, per interesse esclusivamente personale, Trump dopo avere abilmente rilevato i dubbi che serpeggiavano tra gli americani, con la sua velenosa demagogia li ha sovra-alimentati, portandoli ad uno stato di paranoia da sfruttare a suo vantaggio, facendo perdere agli elettori la fiducia nelle elezioni.
In modo analogo, invece di mettere a punto una necessaria riforma della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione, Trump ha alimentato una campagna di intimidazione e terrore contro persone perbene e gli indifesi. I recenti due omicidi da parte di agenti ICE, uno in Texas e l’altro nel Maine, durante l’arresto forzato di veicoli, ha fatto ordinare al Dipartimento della Sicurezza Nazionale di sospendere la pratica. Trump non è per nulla d’accordo.
Sorprende quanto sia diversa la lettura politica di questi fatti da parte dei democratici e dell’amministrazione Trump. I primi ritengono che la maggior parte degli elettori sia disgustata – e si ribellerà – del brutale comportamento degli agenti federali dell’ICE. L’amministrazione Trump invece intensifica i raid e le deportazioni. Un’ostinazione che può sembrare auto-distruttiva, ma è il comportamento tipico dei credenti in un Dio maggiore. Daniele non era auto-distruttivo quando è sceso nell’arena con i leoni. Credeva, aveva la fede a proteggerlo. I repubblicani invece, pure.
Trump sa che le politiche di sicurezza delle frontiere di Joe Biden, troppo lassiste, lo hanno aiutato a riconquistare la Casa Bianca. Sa che mettere in sicurezza i confini è uno dei pochi risultati autentici e riconosciuti della sua amministrazione. Però ha portato l’applicazione delle leggi sull’immigrazione a un livello di crudeltà tale che parte dei repubblicani, anche se lo dicono in modo molto tranquillo, non lo sostiene. Sanno quanto siano vitali i lavoratori privi di documenti per decine di settori di attività economica. Sanno fare distinzioni di buon senso tra la deportazione di criminali autentici e l’arresto di sfortunate cameriere, operai edili e addetti all’industria alimentare.
Si può solo sperare che verrà il giorno quando ogni americano guarderà alla repressione dell’immigrazione di Trump con vergogna.
Perché di senso della vergogna ne è rimasto ben poco. Come giustificare quanto Trump, i suoi figli e i loro tirapiedi stanno facendo? Da quando è iniziato il suo secondo mandato, la Casa Bianca viene usata come fosse un Bancomat di lusso che vomita appetitose banconote da un milione di dollari nelle loro avide mani. I repubblicani … tacciono.
Non hanno detto nulla a proposito di un pagamento da una società sudcoreana a una società finanziaria di Trump, di 2 milioni di dollari come parte di una “tassa di sviluppo non rimborsabile” per quello che il The Times riporta sia “un progetto di campo da golf ancora non annunciato”.
Chiamarla corruzione vuol dire coprire l’afrore di una fogna a cielo aperto.
Domanda: se i risultati di medio termine respingessero Trump, i repubblicani si libereranno dalle catene che li imprigionano e si sganciano da lui? Quanti e quanto alla svelta?
Non accadrà subito, anche se i repubblicani vengono nettamente sconfitti.
Non accadrà nemmeno dopo che Trump lascerà l’incarico se potrà ancora, con le sue approvazioni, fare, o distruggere, le carriere politiche dei repubblicani.
Non accadrà dopo il suo funerale, quando i repubblicani lo loderanno come il figlio dell’amore cosmico di George Washington e di Gesù Cristo.
Accadrà fra un paio di generazioni, se si è fortunati.
Che tristezza incommensurabile.












