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UNA LETTERA E UN COLTELLINO TRADIRONO UNA GRANDE SPIA (SECONDA PARTE)

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
29/06/2026
in DIFESA
UNA LETTERA E UN COLTELLINO TRADIRONO UNA GRANDE SPIA (SECONDA PARTE)
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TE LO LEGGO IO

I Russi entrarono nella “caverna di Alì Babà” assoldando il capo del controspionaggio austriaco. Passò loro le informazioni e li avvertì delle talpe all’interno dell’armata dello Zar. Nelle storie di spionaggio, però, un granello di sabbia inceppa l’ingranaggio più perfetto. A perdere Alfred Redl bastarono una lettera non recapitata per un disguido postale e il fodero di un coltellino.
Una lettera fermo posta per Vienna, non ritirata, venne ritrasmessa a Berlino. Qui fu aperta per rintracciare il mittente. La lettera conteneva 6.000 corone in biglietti di banca e due ben noti indirizzi di spionaggio, l’uno a Parigi l’altro a Ginevra. Fu inviata al dirigente del servizio d’informazioni dello Stato Maggiore tedesco. Costui si affrettò a mandarla a Vienna poiché la persona doveva cercarsi probabilmente in Austria. La lettera passò diverse volte di mano in mano e si sciupò per cui se ne utilizzò una nuova spedita da Berlino alla casella postale di Vienna, sotto il controllo dell’intelligence austriaca. Per settimane tre agenti dell’Evidenzbureau si annoiano nell’attesa; una mattina qualcuno si recò a ritirare la posta. Seguirono il personaggio fino a piazza Santo Stefano dove il pedinato salì su un’auto pubblica, lasciandoli a terra. Gli agenti, certi di aver perso la preda, videro tornare proprio quella macchina della quale avevano preso il numero. L’autista raccontò di aver condotto il cliente all’Hotel Klomster. La perquisizione dell’auto, per puro scrupolo, fece ritrovare il fodero in pelle di un coltellino tascabile.
Da quel momento gli avvenimenti si dipanano rapidamente. Gli investigatori si recarono all’Hotel Klomster e scoprono che fra gli ospiti vi era il colonnello Redl. Pensarono di avvertirlo come conoscitore delle trame dello spionaggio straniero ma, nel frattempo, affidarono al portiere il fodero del coltello, chiedendogli di mostrarlo ai clienti. Chi lo avesse riconosciuto era l’uomo della posta. Il colonnello Redl, in alta uniforme, scese dalla scala. Gli agenti scattano sull’attenti, mentre il portiere si avvicinò e chiese all’ufficiale: “Ha perso per caso questo fodero, signor colonnello?” Redl mise la mano in tasca, trovò il temperino e disse: “Sì, grazie, è proprio il mio”. Il colonnello capì subito di essersi tradito. Uscì rapidamente nell’intento di seminare i suoi inseguitori.
Uno di loro avvertì subito Gayer che, a sua volta, chiamò Max Ronge. Smascherato come traditore si scoprirono i rapporti di Redl non soltanto con la Russia ma, anche, con la Francia e l’alleata, ma infida, Italia, grazie al recupero di lettere stracciate in fretta e ricevute postali. Redl, disperato, confidò propositi suicidi al suo amico Procuratore Generale perché “ho commesso gravi mancanze morali, terribili delitti”.
Il Capo di Stato Maggiore dell’armata austriaca, generale Conrad von Hoetzendorff, messo al corrente mentre era a cena al Grand Hotel, scosso dalla notizia, ordinò: “Tutto deve essere esaurito questa notte stessa, prima dell’alba, ma di questa storia atroce nulla deve trapelare all’esterno”. Il giorno dopo Ufficiali partirono per Praga e sequestrarono tutte le carte ed i documenti nell’appartamento di Redl. Il Colonnello doveva morire, ma nessun processo, né un boia a giustiziarlo; gli venne lasciata una via d’uscita: il suicidio. Max Ronge scrisse: “Questo e il tempo che seguì furono i momenti più tristi della mia vita. Nessuna delle innumerevoli cose che avevo visto nella mia interessante carriera agì tanto sui miei nervi e sul mio cuore come questo tradimento. Il Redl era completamente abbattuto, ma volle fare la sua confessione solo a me”. Lasciarono un revolver sulla scrivania di Redl. Gli ufficiali restarono nella hall dell’hotel, nessuno sentì lo sparo. All’alba salirono: Redl si era sparato un colpo in testa qualche ora prima.
Lo scandalo enorme e lo sdegno si diffusero allo Stato Maggiore. Per non ammettere il tradimento vennero preparati funerali solenni. Un dispaccio però ordinò: “I funerali del defunto signor Alfredo Redl, ex colonnello, si svolgeranno in forma privatissima”.

Fonte: Gnosis 1/2013
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Giuseppe Bodi

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