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GENERALE, DIETRO LA COLLINA…

Renzo Trappolini di Renzo Trappolini
28/06/2026
in SCENARI
GENERALE, DIETRO LA COLLINA…
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TE LO LEGGO IO

Prima di De Gregori, fu un generale, il Duca di Wellington, vincitore di Napoleone a Waterloo, a titolare “Indovinare cosa c’è dietro la collina” la sua constatazione che “tutte le faccende della guerra si risolvono nel tentativo di scoprire quello che non sai attraverso quello che fai”.
Un modo come un altro per arrendersi di fronte al perché delle guerre tra gli umani, i quali, diversamente dagli animali perpetuamente in lotta per la sopravvivenza e a divorarsi tra loro, sono dotati della ragione. Essa – diceva Voltaire – dovrebbe, infatti, ammonirli a non avvilirsi come le bestie.

Il generale Fabio Mini che di cose belliche se ne intende e sa interpretarle, ha scritto giorni fa su Il Fatto Quotidiano “Le guerre appartengono alla categoria delle cose che non si spiegano mai …nella maggior parte dei casi si possono sempre evitare. Persino quando si deve reagire a un sopruso”.
“Due le cagioni di guerra a una repubblica, l’una per diventarne signore, l’altra per paura ch’ella ti occupi”, spiegava, nei Discorsi, Niccolò Machiavelli e, secondo Montesquieu, il diritto alla difesa può comportare la necessità di attaccare quando un popolo vede che una pace più lunga metterebbe l’altro in condizione di distruggerlo. Aggiunge, però, Voltaire: “occorre la certezza che il vicino vi distruggerà se diventerà più potente”.
C’era questa certezza, prima che scattassero gli attacchi israelo-americani in Medio Oriente per l’Iran con la bomba atomica in costruzione o all’Ucraina in avvicinamento alla NATO e, quindi, distante e pericolosa per Mosca?
Se no, il rischio è rovinare il proprio paese solo per la speranza di rovinare un altro. E questo, può “spiegare” quelle guerre e tutte le altre che, da quando fu firmata la pace mondiale coi trattati di Yalta, si combattono un po’ ovunque?

Il generale Mini, notando che ognuna di esse è stata ed è considerata “necessaria, obbligata, inevitabile, doverosa”, conclude “ogni guerra parte dalla volontà di farla”.
Da una scelta della ragione che, riconosceva l’illuminista Voltaire, è stata data da Dio agli uomini, così distinguendoli dalle bestie e Leone XIV, aprendo venerdì scorso il Concistoro, da uomo di fede sembrava fargli eco: “La guerra non è mai degna dell’uomo, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie”.
La questione trascende geopolitica, interessi pur legittimi, compresi quelli della difesa, con gli inevasi interrogativi del cos’è e a che serve, non una ma “la” guerra.
Vincerla assicura un più alto standing di vita felice? Scrisse il giornalista inglese Hugh Kingslmills: “una nazione sta in pace solo quando fa la guerra”. Forse perché questa, con la conquista della supremazia e la finanza vorace delle ricostruzioni comporterebbe comunque “progresso”?

Generale, che c’è, dunque, oltre il prato della pace, dietro la collina dove combattete?
Ci son forse in agguato i soliti mercenari al seguito di quei lupi che anche la nostra epoca ha visto e subìto, loro e le loro guerre e sopraffazioni? Hitler, Stalin, Pol Pot, Mao Tse Tung che dicevano: noi portiamo l’umanità alla sua vera felicità?
Al “progresso”, che sopporta, da per scontate aberrazioni e, appunto guerre, cadute e ricadute perché, poi, si arriva alla società giusta, al mondo migliore?
C’è chi crede in questa ascendenza della storia dell’uomo, la quale, invece, tra guerre e anarchie, rimane identica. Come i perché.

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Prima della sua attuale terza età, ha lavorato in banca. Nella sede centrale di BNL, come Capo dei rapporti istituzionali e poi di quelli finanziari e operativi con le Pubbliche Amministrazioni. Successivamente, Direttore Generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Amministratore di Carisap, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e di Banca dell'Adriatico. E' stato consulente di Artigiancassa e della Regione Lazio. Ha collaborato con Nerio Nesi per il libro "Il codice delle nomine bancarie" (Edizioni Feltrinelli - 1981). Ha scritto per riviste bancarie, un settimanale e un quotidiano a tiratura nazionale, oltreché giornali on line.

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