Una curiosa e poco conosciuta storia di spionaggio: come si tradì una grande spia.
All’inizio del XX secolo i Russi misero le mani sul tesoro di Alì Babà (inteso in senso metaforico) grazie al Colonnello e maggior esperto di intelligence dell’esercito austro-ungarico: Alfred Redl (1864-1913). Era stato reclutato nel 1903 e collaborò sino alla morte, suicida per essere stato scoperto. Probabilmente fu ricattato perché omosessuale; si era legato a un giovane. Per anni rivelò ai Russi segreti militari asburgici; per depistare i sospetti fece arrestare agenti russi. Era Capo di Stato Maggiore dell’ottavo corpo d’armata, con sede a Praga, nonché capo dell’Ufficio Spionaggio del Ministero della Guerra.
Una lettera spedita da Berlino, e respinta da Vienna al mittente, destò i sospetti dell’Evidenzbureau; venne orchestrata una trappola controllando la casella postale alla quale venivano recapitate le lettere. Redl si tradì andando a ritirare la posta e riconoscendo come suo il fodero del coltello con cui aveva aperto le buste. Confessò il tradimento al suo allievo e pupillo, Max Ronge (1874–1953), che gli evitò il processo e l’onta della pena di morte lasciandogli la pistola con la quale si sparò. Ronge divenne il capo del Servizio segreto austriaco nella Prima Guerra Mondiale.
Si era nella Belle Époque, periodo di importanti scoperte e innovazioni tecnologiche. La generale convinzione era che la pace sarebbe durata ancora a lungo. Tale pensiero non albergava negli Stati Maggiori delle Grandi Potenze: tutti preparano piani di guerra. Quella sotterranea e silenziosa dello spionaggio, senza esclusione di colpi, si incrementava.
La morte di Redl, seppur passata sotto un rigido silenzio, fu oggetto di uno scoop giornalistico; presso la corte asburgica montò la preoccupazione su cosa avesse potuto rivelare ai russi e da quando.
Alfred Redl, figlio di un ispettore delle ferrovie di Leopoli, a 15 anni fu ammesso all’Accademia Militare, dalla quale uscì, otto anni dopo come ufficiale. Prestò servizio nell’Ufficio delle Ferrovie, istituzione fondamentale proprio dal punto di vista militare all’interno dell’impero. Era divorato dall’ambizione e dalla voglia di scalare la gerarchia. Alcune ricostruzioni lo hanno descritto intelligente, arrivista, brillante in tutto. Per primeggiare e fare carriera nell’efficiente e autoritario apparato burocratico imperiale era disposto a qualunque bassezza; si fece apprezzare per il suo incredibile zelo. Per l’avanzamento non poteva contare su titoli nobiliari, né aderenze sociali; si dedicò allo studio delle scienze militari; si fece notare per la sua competenza. Promosso maggiore, fu messo a capo del reparto spionaggio. Redl impiegò tecniche d’avanguardia, sapeva “torcere” gli agenti avversari; aveva una perspicacia sorprendente. In tribunale le sue requisitorie ottenevano quasi sempre la condanna dell’imputato. Lo Stato Maggiore gli affidò l’incarico di organizzare lo spionaggio e il contro-spionaggio, principalmente contro la Russia. Da quel momento Redl divenne un obiettivo del Servizio segreto di Mosca. Iniziarono i tentativi di incastrarlo. I russi assoldano donne bellissime di tutte le razze e dalle straordinarie abilità erotiche; nessuna riuscì a entrare nelle sue grazie. A Mosca capirono: Redl doveva avere un segreto, inconfessabile e potenzialmente distruttivo: l’omosessualità. Il Servizio segreto dello Zar architettò il “piano Romeo”. Per mesi Redl si imbatté in uomini che lo circuirono e ne suscitarono la passionalità. Una mattina un agente russo bussò al suo ufficio. Bastano poche parole e Redl “sterilizzò” tutti i trucchi dei quali si serviva per schedare i visitatori. Il visitatore consegnò una ingente somma di denaro e un fascio di documenti con le prove della sua condotta scandalosa. Da quel momento Redl divenne un agente al servizio di Santa Madre Russia. Redl consegnò a Mosca centinaia di fotografie delle fortezze austriache, il piano di avanzata dell’esercito austro-ungarico in caso di guerra contro la Russia, i nominativi degli agenti austriaci e fece arrestare e mandare al patibolo gli ufficiali russi assoldati dall’Evidenzbureau. Parallelamente si accrebbe il suo prestigio; consegnò “pesci piccoli”, condannati come traditori.
Fonte: Gnosis 1/2013











