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BLOCCARE ANTHROPIC: NON SOLUZIONE, MA SOLIDA DISPERAZIONE

Andrea Aparo von Flüe di Andrea Aparo von Flüe
23/06/2026
in TECNOLOGIA
BLOCCARE ANTHROPIC: NON SOLUZIONE, MA SOLIDA DISPERAZIONE
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TE LO LEGGO IO

Nell’ambito della pianificazione strategica esiste una metodologia per costruire, una volta fissato un orizzonte temporale, delle storie plausibili, basate su eventi possibili, su quanto potrebbe accadere. In gergo tecnico si parla di “Scenario Planning”. Planning sta per “pianificazione”. “Scenario” è parola inglese che troppo spesso, nella traduzione italiana, vene intesa come “situazione”, “quadro” o “prospettiva”, mentre si deve tradurre con “sceneggiatura”, “canovaccio”, o “trama”.  Lo Scenario Planning permette di costruire delle sceneggiature, tre e non più di tre, sul prossimo futuro: una positiva, ottimista; una neutra e una negativa, pessimista. Ci si dota così di “memorie del futuro” per non farsi trovare impreparati davanti ai cosiddetti “cigni neri” (“Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita”; Nassim Nicholas Taleb  (Autore), Elisabetta Nifosi (Trad.); Il Saggiatore; 24 Feb. 2023).

A dire il vero, più che con una sceneggiatura, si ha a che fare con un canovaccio, tipico della Commedia dell’Arte italiana del XVI secolo, dove, come in tutte le storie, dalle favole di Esopo alle avventure di Harry Potter, si ha a che fare con le interazioni fra tre soggetti più uno: l’eroe, l’amico dell’eroe, il nemico dell’eroe e l’elemento dirimente, che modifica l’equilibrio fra le forze: flauto magico, bacchetta incantata, spada nella roccia, drago amico, kryptonite … .
Nella fattispecie, ovvero nel metodo dello Scenario Planning, i tre soggetti in questione sono, classicamente, la Politica, l’Economia e la Società. Facendo loro cambiare ruolo si possono comporre sei storie diverse, da fare convergere poi nelle tre di cui sopra. Il ruolo dirimente è assegnato alla tecnologia.
In altre parole, la tecnologia è al servizio degli altri tre. Non può innescare una rivoluzione, non è mai accaduto. Possono farlo solo i tre protagonisti, ma può fornire loro alimentazione, supporto, oppure essere di ostacolo.
Sempre in termini tecnici, questo tipo di approccio è conosciuto come “PEST Analysis” (PEST sta per Politica, Economia, Società e Tecnologia).

Dal 12 giugno 2026 quanto raccontato non è più vero, o meglio non più del tutto vero perché la tecnologia non è più accessorio alle altre tre componenti dello scenario: è diventata soggetto protagonista.
Il 12 giugno è il giorno in cui, in nome della sicurezza nazionale, l’amministrazione Trump ha ordinato ad Anthropic, uno dei principali attori dell’intelligenza artificiale (IA), di impedire a qualsiasi cittadino straniero l’accesso a Fable 5 e Mythos 5, i suoi modelli più avanzati.
Apparentemente si tratta di un puro atto di potere da parte dello Stato. In realtà è ben altro. Non solo è il riconoscimento del ruolo primario che oggi ha la tecnologia nel definire la capacità strategica di uno Stato, ma è anche il tentativo dello Stato stesso di recuperare il controllo della tecnologia, perso a seguito dell’errore compiuto nel delegarla a società private, società che fatica a controllare, trovandosi in un rapporto di forza del tutto sfavorevole.

Il blocco di Anthropic è conseguenza diretta della vaghezza della strategia adottata dall’amministrazione americana in materia di regolamentazione della tecnologia dell’IA. Un giorno, sostiene il laissez-faire totale (vedi posizione espressa dal vicepresidente degli Stati Uniti, J. D. Vance, al vertice di Parigi sull’IA, nel febbraio 2025). Il giorno dopo afferma il primato della politica (vedi marzo 2026, a proposito dell’uso letale dell’IA nei conflitti armati).

A questa incoerenza di fondo si aggiunge una preoccupazione più immediata: l’entourage di Donald Trump aveva qualificato Anthropic come “IA di estrema sinistra, incontrollabile”. C’è da chiedersi se il caso sia alimentato da raffinate preoccupazioni di sicurezza. nazionale, o sia un semplice e bieco paravento per un regolamento di conti politico.

Questo atteggiamento ondivago rivela sia uno Stato che naviga a vista per non aver pensato, a tempo debito, a definire quella che viene chiamata “governance” della tecnologia dell’IA, ovvero il suo sviluppo, coordinamento e controllo, sia, in tutta la sua drammaticità e urgenza, il problema della relazione fra potere pubblico e potere tecnologico.

Dalla fine della seconda guerra mondiale la supremazia americana si è costruita su una chiara articolazione tra innovazione privata e azione pubblica. Il nucleare, l’aeronautica, lo spazio, l’informatica, o l’universo delle reti, sono frutti di un ecosistema dove lo Stato finanzia, orienta, comanda per poi lasciare al mercato il compito di diffondere la tecnologia. Ricetta semplice: il settore privato innova, lo Stato tiene il timone strategico. Chiara assegnazione dei ruoli: implicita, ma strutturante, tanto da costituire la base del potere americano.

Storia passata e trascorsa perché l’IA generativa di frontiera, così avanzata da ridefinire gli equilibri geopolitici, ha fatto evaporare questo schema. I suoi modelli più performanti non sono progettati in laboratori pubblici, non sono integrati in una strategia nazionale. Sono sviluppati da aziende private che hanno varcato, da sole, soglie tecnologiche che lo Stato non aveva né anticipato, né inquadrato.
Nei confronti dei modelli Fable 5, o Mythos 5 di Anthropic, Washington non dispone né di un diritto di proprietà, né di un controllo operativo paragonabile a quello che esercita sul nucleare, o su un sistema d’armi. Non li ha progettati, non ne padroneggia l’architettura, né ha le capacità per farlo.

Quando uno Stato ha il pieno controllo di una tecnologia, la regola, la controlla, la norma nel tempo. Quando teme di perderne il controllo, la blocca. Il kill switch (il pulsante di arresto di emergenza) non è uno strumento di potere, ma un’arma da usare in mancanza d’altro. L’amministrazione americana, agendo per decreto di emergenza su una base giuridica fragile, riconosce implicitamente di aver lasciato che si costituisse, al di fuori del suo grembo, una capacità strategica che non sa più integrare nella sua azione. Il suo non è un atto di sovranità, ma d’incertezza politica, di disperazione, con gravi effetti economici.
Trasformare un bene privato, ovvero un prodotto che l’azienda detiene legalmente, in un bene “quasi pubblico” considerato negativo di cui lo Stato si riserva il diritto di neutralizzare lo sfruttamento, equivale a lanciare un segnale ambiguo a tutto l’ecosistema e soprattutto alle aziende: “Alcuni dei vostri modelli possono venire dichiarati troppo potenti per circolare liberamente, ma nessun quadro stabile vi consente di anticipare il momento in cui ciò accadrà”.
L’unico elemento strutturale presente è l’incertezza.

Quindi, come valorizzare un’azienda il cui patrimonio principale può essere sospeso per decreto, o investire in lunghi cicli quando le regole del gioco cambiano senza preavviso? A forza di voler riprendere il controllo, lo Stato americano rischia di aumentare il costo del capitale per l’intero settore dell’IA avanzata, proprio nel momento in cui le esigenze di finanziamento crescono esponenzialmente e la concorrenza internazionale, leggi cinese, si intensifica.
Si ha a che fare con un paradosso micidiale, prodotto dal successo stesso del modello americano. Affidandosi al settore privato per innovare, Washington ha ottenuto esattamente ciò che voleva, prima di scoprire quanto stava rischiando di perdere in termini di controllo.
L’IA non è una tecnologia come le altre. La sua capacità di riconfigurare in profondità gli equilibri economici, informativi e militari la rende inadatta a una governance puramente basata sulla mano più o meno invisibile del mercato.
Una parte del sistema economico nazionale statunitense difende l’idea che solo la velocità dell’innovazione, non regolamentata, possa garantire il vantaggio strategico americano, senza pensare alle conseguenze politiche di questo approccio.

Lo Stato americano si trova ora costretto, prendendone atto, a introdurre un dirigismo mal ragionato, brandendo come unica dottrina l’ennesimo decreto di emergenza.
Così facendo non si affronta il problema vero, di fondo: cosa fare perché la politica rientri in possesso degli strumenti che ha lasciato silenziosamente scarrocciare fuori dal suo controllo; come ridare preminenza a Politica, Economia e Società; come riportare la tecnologia a rivestire il suo “storico” ruolo.
Il quadro nazionale non è più sufficiente. Le soluzioni si possono trovare, se e solo se, si cambia la scala di osservazione e analisi.
Occorre creare un’autorità internazionale della ricerca nell’IA.

Già, è l’appello di papa Leone XIV, nella sua enciclica Magnifica humanitas.

Resta da sapere chi può e vuole portare avanti il progetto.

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Andrea Aparo von Flüe

Andrea Aparo von Flüe

Padre italiano, madre svizzera-tedesca. Lunghi periodi all’estero fra Svizzera, Francia, Stati Uniti, Giappone. Scuole primarie svizzere e irlandesi; scuola secondaria in Francia e in Italia. Il risultato è un’ottima conoscenza del francese, inglese e del dialetto svizzero tedesco; buona del tedesco, elementare del giapponese e la capacità di muovermi da “indigeno” in contesti culturali diversi. Nel gennaio del 1978 mi hanno laureato dottore in fisica “summa cum laude” discutendo una tesi sperimentale sulla dinamica di caduta dei chicchi di grandine, sviluppata lavorando come ricercatore presso l’Ufficio Centrale di Ecologia e Meteorologia Agraria del Ministero Agricoltura e Foreste, per conto del quale ho lavorato nei periodi estivi dal 1977 al 1979 come membro del Gruppo italiano che partecipava alla ricerca internazionale Grossversuch IV (Politecnico di Zurigo, Università di Montpellier e Grenoble, Ricercatori dell’URSS). Dopo essere risultato primo su quattrocento candidati, nel 1979, sono stato assunto, con la qualifica di Ricercatore, all’Ufficio Europeo Brevetti dell’Aja (NL), da cui mi sono dimesso a causa dello scarso interesse del lavoro e dello stipendio eccessivo. Tornato in Italia, nel 1979, mentre ero docente di Meteorologia all’IT Aeronautico “Francesco de Pinedo”, sono stato chiamato dal Prof. Umberto Colombo a lavorare come consulente al CNEN, il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, di cui egli era Presidente. In tale veste ho curato prima studi sul contenuto energetico di centrali nucleari e convenzionali, poi sono stato responsabile di diverse “task forces” per la definizione e avvio di attività connesse alla diffusione di nuove tecnologie: coordinamento del Gruppo di lavoro per la documentazione e l’informazione, automazione delle biblioteche geograficamente diffuse del CNEN, creazione di un servizio di “business graphics” computerizzata, avvio delle iniziative di Office Automation, automazione integrata della Presidenza e Direzione Generale. Nel 1981 sono entrato negli organici dell’ENEA, (ex CNEN) come collaboratore Tecnico Professionale alla Direzione Centrale Relazioni Esterne per poi passare alla Direzione Centrale Studi e ho iniziato la mia attività di Assistente del Presidente. Dal giugno del 1982 al maggio del 1983, su invito del Massachusetts Institute of Technology, Laboratory for Computer Science, mi sono trasferito a Cambridge (USA) per lavorare come Visiting Scientist, membro dell’Office Automation Group. In tale sede ho approfondito gli aspetti del management dei processi d’innovazione tecnologica e ho avuto responsabilità di conduzione del gruppo di ricerca, non ché di Thesis Advisor. Dal luglio 1983 all’aprile 1987 ho fatto parte della Direzione Centrale INFO dell’ENEA come responsabile dei progetti di automazione di ufficio. Continuando l’attività di Assistente del Presidente, ho avuto responsabilità dei progetti di diffusione dell’innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese, analizzando una serie di potenziali “start up”. Nel 1984 ho curato la pubblicazione di uno studio sui mestieri e le professioni degli anni ’90, mettendo a frutto le conoscenze, acquisite nel corso degli anni, di economia, management e di diverse nuove tecnologie: informatica e telematica, nuove energie, nuovi materiali, biotecnologie, innovazioni di processo (laser, robotica, FMS, CAD-CAM, ecc.) per citare le principali. Con la fine del 1985 ho ideato, gestito e completato il progetto di automazione integrata degli uffici della Presidenza e della Direzione generale dell’ENEA, che ha visto la radicale trasformazione delle modalità di lavoro di tutto il personale segretariale, tecnico e dirigenziale dei suddetti uffici. Nel corso del 1986, su invito del governo giapponese (MITI-JETRO), ho passato un mese di studio in Giappone visitando numerose imprese giapponesi e avendo intensi confronti di idee con esponenti governativi e della cultura nipponica. A partire da quella data mi sono occupato in modo continuativo del Giappone, intessendo una fitta rete di conoscenze personali e professionali con esponenti nipponici del mondo del Business e di quello accademico. A fine 1986, ho voluto sviluppare un’esperienza di lavoro nell’industria privata. Sono entrato alla Fiat S.p.A. a Torino dove ho lavorato dal 1986 al 1988 nella Direzione Studi Economici e Analisi Strategiche per passare nel 1989 alle dirette dipendenze del Direttore dell’Ente Sviluppo, Coordinamento e Controllo, in qualità di Vice-Direttore responsabile dei Progetti Speciali (Business Development). Dal febbraio 1990 sono stato in forza alla Fiat Auto. Fino al giugno 1991 ho avuto la responsabilità dei rapporti con le istituzioni internazionali nell’ambito della Direzione Centrale Sviluppo, Coordinamento e Controllo. I miei compiti comprendevano la manutenzione e implementazione di una rete di contatti internazionali finalizzata al monitoraggio degli sviluppi tecnologici e delle strategie dei partners e dei competitori. Partecipavo e/o definivo progetti speciali su temi inerenti il management dei processi di innovazione e di cambiamento, nonché di team dedicati a progetti di M&A. Dal giugno 1991 al marzo 1993 nella Direzione Ambiente e Politiche Industriali, responsabile del coordinamento del piano Qualità Totale, rispondendo direttamente all’amministratore delegato. Dopo essere stato responsabile delle attività di Relazioni Internazionali nell’ambito della Direzione Ambiente e Politiche industriali, a partire dal 1995 sono responsabile degli Scenari Ambientali. Ho ideato e gestito per conto della Fiat Auto Spa i progetti speciali inerenti all’introduzione e uso delle tecnologie della realtà Virtuale e di Internet. Nel 1995 ho coordinato la presentazione (prima mondiale) di due nuovi modelli di vetture (Bravo e Brava) sul World Wide Web in contemporanea con il lancio nel mondo “reale”, continuando a seguire lo sviluppo e le strategie di presenza dei marchi Fiat Auto (Alfa Romeo, Lancia e Fiat) sul World Wide Web (www.alfaromeo.com; www.lancia.com; www.fiat.com); ho poi contribuito ad avviare le attività di uso delle tecnologie della Rete nelle Direzioni Progettazione, Acquisti, Commerciale, Amministrazione e Controllo. Ho sviluppato una conoscenza approfondita su tecnologie, strategie e modalità di comunicazione avvalendosi di sistemi multimediali, ideando e partecipando, nel 1994, alla costituzione, avvio e gestione della com.e srl di Roma, Multimedia Agency, leader nel suo settore di attività (www.com-e.com) che comprende il Web Content, Strategie per Alta Direzione, Formazione e Addestramento. Dal giugno 1998, dopo avere lasciato il gruppo FIAT, responsabile del progetto Trustees21 presso il World Economic Forum, a Ginevra, Svizzera. Nell’aprile 1999 ho accettato l’offerta del Sindaco della Città di Barletta, Dott. Francesco Salerno, di rivestire il ruolo di Direttore Generale/City Manager della Città di Barletta, nonché dirigente responsabile del personale e del settore informatica e telecomunicazioni del Comune. Ho gestito un’organizzazione di 450 persone, di cui 12 dirigenti in reporting diretto. A fine dicembre 1999, la modifica sostanziale della composizione della giunta della Città ha causato la conclusione del mio mandato, così da evitare le dimissioni del Sindaco. Dal febbraio 2000 a luglio 2001, ho operato in qualità di Assistente del Prof. Ferrante Pierantoni, Componente dell’Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione della Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana. A partire dall’ottobre del 2001 svolgo attività di consulenza strategica per l’alta direzione, con particolare attenzione alle tematiche della sicurezza informatica e fisica. Sono stato Amministratore Delegato della società di consulenza Alef Consulting srl , da me fondata nel 1997, con cui ho svolto fino al dicembre 2013 attività di consulenza e formazione. Fino a luglio 2001 sono stato Senior Consultant e membro del consiglio di amministrazione della com.e srl, società attiva nel mondo di Internet, da me fondata con due soci nel 1994. Nel gennaio 2000 ho contribuito alla partenza della società If, Interface Factory srl, esperta d’interfacce avanzate di Rete, di cui sono presidente. Dal gennaio 2001 al mese di ottobre 2002 sono stato Responsabile delle Strategie della Multimoda Network spa, gruppo industriale del settore Moda, a MIlano. Dal novembre 2002 al Gennaio 2003 sono Chief Scientific Advisor per il Gruppo Finmeccanica spa, a Roma. A partire dal Gennaio 2003 sono entrato in organico come Group Scientific Advisor e V.P. responsabile della Technology Intelligence di Gruppo. In tale veste mi sono occupato di progetti speciali, coordinamento di attività fra aziende del Gruppo, facilitato il completamento di progetti di sviluppo prodotto, ideato e partecipato alla gestione del Premio Innovazione di Gruppo, avviato e gestito contenzioso legale, e sua soluzione positiva per Finmeccanica, con maggiore fabbricante automobilistico USA. Ho co-ideato e portato al successo il cosiddetto Project Zero della Agusta Westland, il primo velivolo a decollo verticale realmente innovativo dalla definizione dell’elicottero (vedere su Google Project zero AW). Assisto e interagisco con esponenti del mondo dell’arte per individuare soluzioni tecnologiche per la realizzazione di artefatti e opere. Ad esempio, componendo un gruppo di esperti provenienti dalle aziende del Gruppo Finmeccanica, abbiamo consentito al Maestro Maurizio Mochetti a realizzare la sua opera, installazione fissa al MAXXI di Roma, partecipando alla definizione delle soluzioni tecnologiche necessarie. A partire da Febbraio 2012 fino al dicembre 2014 sono in organico ad Ansaldo Energia spa, a Genova, come Senior Advisor R&D dell’Amministratore Delegato Ing. Giuseppe Zampini. Dal luglio 2012 al giugno 2013 sono membro del Consiglio di Amministrazione della PROTER srl a Terni, azienda attiva nella chimica di quarta generazione. . Dal Marzo 2015 socio fondatore di GoTo10 srl in Milano, attiva nel settore educazione e formazione, in particolare sulle tematiche relative all’insegnamento del pensiero computazionale. Dal settembre 2015 a giugno 2017 Amministratore Delegato di ProTer srl in Terni, società di ricerca e sviluppo attiva nel settore della chimica di IV generazione e della chimica verde. Da luglio 2017 a Novembre 2020, Chief Operating Officer e Vice Principal della JPED Academy a Pechino, distretto di Changping. Le mie attività comprendono essere responsabile operativo, vice-preside, direttore degli Studi, e docente STEAM di una nuova High School internazionale in lingua inglese, basata sul curriculum studiorum USA per studenti di nazionalità cinese. Rientrato in Italia a inizio novembre 2020, lavoro dal dicembre dello stesso anno, fino al novembre 2022, per la Geminiani srl, azienda specializzata nel campo dei motori per applicazioni industriali e in sistemi innovativi di gestione dell’energia elettrica in qualità di Senior Advisor per la R&D. Dal gennaio 2023, insieme a Michael Lenton, gia Amministratore Delegato di Fimeccanica Australia (oggi Leonardo Australia) con cui si è lavorato per molti anni in Finmeccanica, abbiamo avviato The Advisory, International Strategic Consulting, società di consulenza internazionale, attiva in particolare in Italia e Australia. Ci occupiamo di aziende e prodotti ad alta tecnologia, fornendo consulenza strategica, gestionale e legale. Inoltre, dal 1994, sono Professore a contratto di Strategie Aziendali, presso la Scuola di Specializzazione in Ricerca Operativa e Teoria delle Decisioni, Dipartimento di Statistica, Università “La Sapienza”, Roma. Dal febbraio 2000 al Settembre 2006 sono co-ideatore, Docente e Assistant Director del MiNE, Master in the Network Economy presso l’Università Cattolica di Piacenza. Dall’anno accademico 2001-2002 fino al settembre 2014 insegno strategie di comunicazione al Politecnico di Milano, Master in Design della Comunicazione, Dipartimento di Architettura, fiancheggiando il Prof. Paolo Ciuccarelli, titolare del corso di Metaprogetto. I miei punti di forza risiedono nella capacità di comprensione di Scienza e Tecnologia e di diversi aspetti delle discipline umanistiche, in particolari arti visive, e dunque capacità di sintesi fra queste, management e strategia; nella facilità di definire e fare crescere rapporti e relazioni interpersonali; in una lunga esperienza di relazioni internazionali a scala globale; in una non comune capacità di comunicazione, divulgazione e insegnamento. Mi viene riconosciuta capacità di leadership e di motivazione di team operativi interdisciplinari e internazionali. Nel corso degli anni ho seguito un notevole numero di corsi di specializzazione e seminari; ho pubblicato un gran numero di articoli scientifici, anche a carattere divulgativo su quotidiani e riviste specializzate. Anche qualche libro: da citare il primo testo in italiano che parlava del World Wide Web e zone limitrofe: “Il Libero delle reti, edizioni ADN Kroos.. Da oltre un decennio svolgo attività di consulente sui temi della strategia e dell’innovazione tecnologica. Sono stato membro di diversi Comitati e Gruppi di lavoro governativi e presso la CEE. Ho fatto parte del Comitato Scientifico della rivista “Scienza e Dossier” e titolare della rubrica “Il Nuovo” sviluppata su temi innovativi di Scienza e Tecnologia. Sono stato titolare di rubrica fissa sulle riviste “L’Europeo”, Next”, “Ceramicanda” e “Netforum”. Collaboro saltuariamente con molte altre testate. Blogger per il Fatto Quotidiano, Infosec News e Giano News. Ho avuto diverse esperienze didattiche, in Italia e all’estero, anche a carattere continuativo; ho tenuto un elevato numero di conferenze e seminari in Italia e all’estero per enti governativi, università e aziende private. Nel Marzo del 1990 sono stato chiamato dal rettore Prof. Mel Horwitch a far parte dello Scientific Advisory Board del Theseus Institute, Business School specializzata in Strategie dei Sistemi di Informazione e delle Reti, localizzata nel parco scientifico europeo di Sophia Antipolis, nel sud della Francia. Altre info disponibili su Google. Dimenticavo: due figli, due ex-mogli e Silvana da poco mi ha detto sì. Per concludere, ce n’è abbastanza da “scassare i cabasisi” a molti…

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