Il Signore dell’anello, spero vorrà perdonare questa non del tutto ortodossa denominazione, ha lasciato perplessi non pochi dei lettori della sua lettera enciclica “Magnifica Humanitas sulla custodia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale”, pubblicata il 25 maggio 2026. Non ci si aspettava la citazione di Gandalf lo stregone, conosciuto in Sindarin, la lingua degli Elfi, con il nome Mithrandir, organizzatore e regista della Compagnia dell’Anello, le cui avventure vengono raccontate nel “Signore degli Anelli”, scritto da John Ronald Reuel Tolkien, meglio conosciuto come J.R.R. Tolkien (1892-1973).
Leone XIV, a sostegno della tesi, presentata nel paragrafo 212, “Tutti possiamo fare la nostra parte”, così fa parlare Gandalf nel paragrafo successivo:
“Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare”.
Il riferimento a Gandalf è stata una sorpresa che ha fatto scorrere fiumi di inchiostro, o meglio ha consumato i polpastrelli dei tanti che si sono accaniti su una tastiera. Non è chiaro il perché, visto che già Papa Francesco aveva citato, nella sua omelia della notte di Natale nel 2023, una lettera di Tolkien al figlio, definendo lo scrittore “un grande narratore di imprese epiche”.
Inoltre, Gandalf è solito presentarsi a sorpresa. Lo Hobbit Bilbo si ritrova Gandalf il Grigio sulla soglia di casa. All’improvviso riappare poi, nel folto della foresta di Fangorn, davanti ad Aragon, erede al trono di Gondor, all’elfo Sindarin Legolas, figlio del re Thranduil e a Gimli, figlio di Glóin, nano della stirpe Didurin. Ora, dopo essere caduto nell’abisso di Moria e aver sconfitto il Balrog, è Gandalf il Bianco, resuscitato da Eru Ilúvatar, l’essere Supremo di Eä, il creatore assoluto dell’universo.
Da queste poche righe si evince la complessità del racconto del Signore degli Anelli, opera che ha impegnato l’autore per una decina di anni.
Due fattori spiegano l’eco generata dalla breve citazione nel paragrafo 212: la gioia dei tanti estimatori dell’opera nel vederla così messa in evidenza in un importante testo diffuso in tutto il mondo; ma anche lo stupore, per molti degli appassionati dell’universo della Terra di Mezzo, nello scoprire che esistono importanti collegamenti tra la Chiesa cattolica e Tolkien. Stupore ingiustificato perché Tolkien, traduttore di due libri della Bibbia di Gerusalemme, era molto impegnato nella vita cattolica: quando viveva a Oxford andava a messa ogni giorno.
Tolkien però non voleva che i suoi romanzi contenessero “allusioni dirette, o esplicite, al cristianesimo”, perché la sua storia doveva rimanere, “come ogni mitologia, in un passato lontano, non specificato”.
Non c’è riuscito appieno, troppo difficile per lui, se non impossibile, non impregnare il suo universo di un immaginario e dei valori legati alla sua fede e in particolare all’idea, centrale del cattolicesimo, che “tutti i protagonisti abbiano il loro libero arbitrio”.
Il che spiega perché alcune letture del “Signore degli Anelli” attribuiscano un simbolismo cristiano ad Aragorn (figura del Cristo re dotato di poteri di guarigione), a Frodo (che porta la “croce” dell’anello) e a Gandalf (resuscitato dalla morte dopo il suo sacrificio).
La filosofia, o la teologia, del Signore degli Anelli, sono tutto fuorché semplicistiche. Non è vero che ci siano solo i buoni e i cattivi. Tutti – Aragorn; Gandalf; Galadriel, il cui nome in Sindarin significa letteralmente “Fanciulla incoronata da una ghirlanda di luce radiosa”, Elfa fra le più potenti, della nobile stirpe dei Noldor, Signora di Lothlórien e custode dell’anello Nenya; l’immortale Elfo Elrond; Bilbo; Frodo… – tutti sono tentati dal male, in particolare dal desiderio di potere, ma sono capaci di rifiutarlo, magari con un qualche aiuto esterno.
La citazione nell’enciclica dal Signore degli Anelli contiene un chiaro messaggio inerente alla corruzione generata dal potere, indirizzato direttamente ai padroni della Silicon Valley. Molti di loro si dichiarano fan di Tolkien. Il Signore degli Anelli è il libro preferito di Elon Musk. Peter Thiel e Palmer Luckey hanno scelto parole tratte dal romanzo per nominare le loro aziende: Palantir, Mithril Capital, Anduril, Erebor. J. D. Vance, vicepresidente americano, di recente convertito al cattolicesimo, dalle conoscenze teologiche così approfondite da permettersi di essere molto critico nei confronti di Papa Leone, ha dichiarato che il romanzo di Tolkien ha forgiato la sua coscienza politica. A dire il vero è anche il libro di formazione e di ispirazione del programma politico della primo ministro Giorgia Meloni, ma ne parliamo più avanti.
Il messaggio di cui sopra si traduce in domande ai capi della Silicon Valley.
Siete schierati con Saruman, alias Curunír, o Curumo, già capo del Bianco Consiglio, primo degli Istari (i cinque stregoni inviati nella Terra di Mezzo), araldo della tirannia e dell’industrializzazione distruttiva, vittima del potere dell’Unico Anello?
Assumendo che l’Unico Anello, quello che governa e controlla tutti gli altri, sia la tecnologia, voi, signori della Silicon Valley, vi siete fatti corrompere e ubriacare dal potere che conferisce la tecnologia?
Come Saruman, nel perseguire obiettivi che considerate giusti, siete pronti a chiudere gli occhi di fronte al male che generate?
Chissà se hanno memoria delle parole che Gandalf rivolge a coloro che si perdono lungo la strada “come Saruman”: “non è mai troppo tardi per tornare sulla via della saggezza“. Un’affermazione che incorpora le idee di pentimento e perdono, che non sono solo del cristianesimo e del cattolicesimo.
Come anticipato, rivolgiamo il pensiero alla molto conservatrice Giorgia Meloni, devota del Signore degli Anelli, che ha fatto di questa passione privata una base della sua vita pubblica e dei suoi successi.
Nella sua autobiografia, “Io Sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee” (Rizzoli, 2021), racconta di avere scoperto Tolkien a 11 anni. A 15 anni, militante del partito neofascista MSI, lei e i suoi compagni si travestono da eroi del libro, si riuniscono al suono del corno, ascoltano il gruppo “Compagnia dell’Anello” che suona “Il domani appartiene a noi”, l’inno generazionale della destra, reinterpretazione di un pezzo scritto per il musical “Cabaret”, in origine cantato da un giovane membro della Gioventù Hitleriana.
Nel 2008, ministro della gioventù nel governo Berlusconi IV, posa con una statuetta del mago Gandalf. Cita regolarmente Tolkien su Facebook: “Infedele è colui che dice addio quando la strada si oscura”.
Per la presidente del Consiglio, Il Signore degli Anelli è un programma politico. Il suo personaggio preferito, l’antidoto al potere, è Sam, lo hobbit Samvise Gamgee, in italiano Samplicio Gamgee, il vero eroe della saga, essenziale per sconfiggere Sauron e impedire il ritorno dell’Oscurità nella Terra di Mezzo: piccolo di statura, giardiniere di professione, timido di carattere, gentile, bon vivant, non arrivista, fedele compagno di Frodo Baggins.
Meloni trova nella Terra di Mezzo la sua Italia e negli hobbit, o negli umani, quando combattono ogni sorta di creature, una lezione per gli italiani di fronte all’Unione europea, al multiculturalismo, alla globalizzazione.
Questa “appropriazione” le consente di distinguersi dai neofascisti del dopoguerra che hanno attinto ai miti celtici e alle leggende nordiche per disegnare un universo muscoloso.
Lei, appartenente alla gioventù di estrema destra degli anni ’70, formatasi nei “Campi Hobbit” dal 1977 al 1981, trovando ingombranti le etichette “fascista”, o “neofascista”, esasperata nel vedere la sinistra dominare la cultura del Paese nel cinema, nel teatro, nella letteratura, o nell’arte contemporanea, si tuffa nel mondo di Tolkien per costruire un universo culturale, guadagnare in rispettabilità, disegnare un futuro presentabile, non palestrato.
Michel Guerrin, giornalista di “Le Monde”, il 30 settembre 2022 scrive: “Dopo la sua vittoria elettorale, sua sorella Arianna pubblica un lungo post su Facebook pieno di riferimenti a Tolkien, vedendo nello scrittore addirittura “la bussola” di una politica a venire, volta a ‘sradicare i campi malati per lasciare terre sane da coltivare a coloro che verranno dopo’ “.
Esattamente le stesse parole presenti nell’enciclica di Papa Leone XIV.
Fu puro caso? Semplice coincidenza?
Da lungo tempo gira la voce, alimentata anche dalla caratteristica particolare della sua firma dove sono presenti tre punti, che il Professor Tolkien fosse affiliato alla massoneria. Voce del tutto infondata, lui non lo era, alcuni membri della sua famiglia invece sì in logge di Londra e Birmingham ed è certamente cresciuto in un’ambiente dove i valori massonici erano ben conosciuti, hanno permeato la sua educazione, lo hanno spinto a trovare significati cristiani profondi nei miti e nelle credenze.
Gli stessi valori si ritrovano nel Signore degli Anelli: la Fratellanza, ovvero l’amicizia incondizionata che unisce la Compagnia dell’Anello; il già citato Libero Arbitrio che si traduce nella lotta contro il destino imposto e l’esaltazione della responsabilità individuale; l’Arte e la Costruzione con la cultura del “fare”, della creatività e del lavoro artigianale.
Per non parlare di elementi e metafore presenti nell’opera che mostrano notevoli parallelismi con l’immaginario massonico: la “Porta di Moria”, ingresso occidentale delle miniere dei Nani, su cui Tolkien disegnò un arco sormontato da sette stelle e un martello (o una corona), iconografia che richiama il simbolismo dell’Arco Reale massonico; l’”Occhio di Sauron”, il Signore Oscuro, che tutto vede e domina, viene spesso associato allegoricamente all’occhio onniveggente; i ”Figli della vedova”, menzionati da Gandalf ne Lo Hobbit, che nel gergo iniziatico ed esoterico rinvia al mito di Hiram Abif, l’architetto del Tempio di Salomone, descritto nei testi sacri: Libri dei Re e delle Cronache.
L’enciclica di Papa Leone propone gli stessi temi, non perché siano massonici, ma perché sono identicamente presenti nel cristianesimo.
Secondo Monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia, quella massonica è una eresia. Una scelta dottrinale deviante rispetto all’insegnamento ufficiale della Chiesa. Però, in origine, “eresia” identifica una “corrente filosofica”, una scelta di pensiero. La si rifiuta se troppo diversa, o troppo uguale.
Di certo, la presenza di Gandalf nella “Magnifica Humanitas” è stata voluta da Papa Leone XIV. Sapeva cosa stesse facendo,
La domanda da porsi è se siano stati previsti e voluti gli effetti secondari:
consolidare i rapporti della Curia con l’attuale governo italiano; migliorare le relazioni con l’importante massoneria statunitense; inviare un chiaro messaggio ai potenti della Silicon Valley e tacitare i molti, non graditi, interventi della Casa Bianca.
Fu puro caso? Semplici coincidenze?
Se le coincidenze sono superiori a una, si ha a che fare con una logica.
Non per nulla il Santo Padre ha una laurea in matematica.












