È successo e succede anche agli aerei presidenziali. Venerdì 12 giugno, perfino a quello papale. Strano, però, se si considerano, per questi viaggi istituzionali, quanti e di che qualità sono gli uomini, i mezzi, gli esperti di cerimoniale e quelli di attenzione ad ogni cosa possa aver effetto sulla persona e sui programmi del Passeggero. Insomma, tutta l’organizzazione che precede ed accompagna gli spostamenti
Possibile, è lecito domandarsi – soprattutto in tempi calamitosi come questi – che il qualcosa di imprevisto da parte degli addetti, sia invece tra le cose ipotizzabili da chi, magari, non abbia gradito parole e gesti dell’ospite?
Leone XIV, nella settimana vissuta in Spagna, è stato molto duro e chiaro nei confronti di quanti, pur dicendosi cristiani, combattono guerre. Ugualmente, verso i trafficanti di migranti, avvertiti della giustizia divina che li attende.
Quando l’11 marzo 1985 il presidente della repubblica, Sandro Pertini, volle interrompere la visita di Stato che stava facendo a Buenos Aires, per correre a Mosca e partecipare ai funerali del segretario del Partito Comunista sovietico Konstantin Cernenko, gli argentini non gradirono l’improvviso cambio di programma che penalizzava la loro nazione, in tanta parte formata da figli e nipoti di italiani lì emigrati, preferendole la lontana e anche allora non amica Russia.
Neanche la sottosegretaria agli Esteri Susanna Agnelli, di casa in Argentina, nonostante facesse parte della delegazione italiana, era informata.
Il direttore di Giano, Roberto Di Nunzio, sa che fu colta alla sprovvista, mentre era a cena con noi della Direzione Centrale BNL per mettere a punto gli ultimi ritocchi al programma di eventi bancari che prevedeva la presenza del presidente, il giorno dopo, al teatro Colon, dove la soprano Cecilia Gasdia intonò Fratelli d’Italia, ma di fronte a molte poltrone lasciate vuote dagli oriundi italiani irritati per l’improvvisa decisione di Pertini.
A lui, però, al momento della partenza, fu comunicato che un corpo estraneo, entrato in uno dei motori, impediva all’aereo presidenziale di decollare e il pilota non si spiegava il fatto, dato che “l’hangar era vigilato da picchetti militari a tempo pieno”.
Come accaduto al papa venerdì scorso a Tenerife, lo Stato ospitante provvide, quindi, a sostituire il mezzo, ma dopo qualche ora di non certo felice attesa.
Di recente, il 21 gennaio di quest’anno, l’Air Force One con a bordo Trump, appena partito per Davos, è dovuto tornare indietro ed essere sostituito “a causa di un piccolo problema elettrico”, come è stato definito il guasto, secondo i giornali.
Sul trasbordo forzato di Leone XIV, l’Avvenire, che è l’organo ufficiale della Conferenza episcopale italiana, ha parlato di “avaria” (tra virgolette nell’articolo) ai motori, aggiungendo, però:
”come la chiama il Comandante”.
Perplessità, dunque. Quelle che non nascose, nel 1975, un altro presidente della repubblica, Giovanni Leone, quando, durante una visita ufficiale in Unione Sovietica, l’aero che doveva portarlo a Leningrado fu costretto a deviare verso Riga “a causa della forte nevicata che aveva fatto chiudere l’aeroporto pietroburghese”. Così gli fu spiegato, ma Leone non mancò di “chiedere, data la breve distanza, come mai gli ospitanti non lo sapessero quando si erano congedati da lui a Mosca”.
Successe e… succede.












