Eurovision Song Contest, Vienna 2026. Gara internazionale di canzoni. Due semifinali, il 12 e il 14 maggio, con Gran Finale il 16 maggio. La classifica è determinata per il 50,7 per cento dalla somma dei punteggi assegnati ai contendenti dagli spettatori, raccolti con il Televoto e per il 49,3 per cento da quelli stabiliti dalle giurie dei paesi partecipanti.
Ha vinto “Bangaranga”, brano proposto dalla Bulgaria. Primo per le giurie con 204 punti e primo per il Televoto, con 312 punti. Totale 516 punti. Vincitore incontestato.
Chi invece ha generato polemiche, dubbi e sospetti è il secondo arrivato, ovvero Israele. In molti si sono chiesti come sia riuscito, dopo essere risultato ottavo al voto delle giurie, a salire di cinque posizioni grazie al Televoto. Così Noam Bettan, voce morbida, solida prestazione e forte presenza scenica, con la canzone “Michelle”, di certo riportando alla memoria di molti i Beatles degli anni d’oro, è salito sul podio al secondo posto. Come Yuval Raphael l’anno scorso, anche lei in rappresentanza di Israele.
Non è stato l’unico paese a vedere modificata in modo importante la posizione in classifica grazie al Televoto. La Romania ad esempio, tredicesima secondo le giurie, per il Televoto è risultata seconda. 11 posizioni guadagnate.
Meglio di lei ha fatto l’Ucraina: diciannovesima per le giurie, quinta per il Televoto: 14 posizioni guadagnate.
Sempre il Televoto ha fatto scalare la classifica di 12 posizioni a Grecia e Moldavia, di 6 alla Serbia; di 4 ad Albania, Cipro, Croazia e Svezia. Tutti gli altri hanno perso posizioni: record negativo per la Francia, indietreggiata di ben 14 posti. Da notare i 7 passi indietro della Norvegia.
Come mai? Davvero, a parità di canzone e di interprete, il divario fra la valutazione delle giurie e dei telespettatori può essere così ampio? Poiché a parlare sono i dati la risposta è certamente affermativa, forse però la domanda non è del tutto corretta. Occorre chiedersi se il divario registrato sia “naturale”, oppure “manipolato” in modo molto elegante, difficile da individuare, ad arte.
Assumiamo, ovviamente come pura ipotesi, per il piacere di svolgere un “Gedankenexperiment”, un esperimento mentale, così caro ai fisici, soprattutto se teorici, che il processo di votazione dell’Eurovision Song Contest 2026 sia stato manipolato.
Difficile, per due motivi, intervenire e modificare gli esiti delle votazioni delle giurie nazionali: in primo luogo sono solo 35 e poi ognuna è composta da soli 5 membri, scelti obbligatoriamente tra professionisti del settore musicale.
Altra “musica”, è il caso di dirlo, per il Televoto con cui il pubblico da casa può esprimere le proprie preferenze, durante le tre serate, tramite SMS su telefonia mobile, chiamata da telefono fisso, o accesso a piattaforma web dedicata. Il regolamento dice che ogni spettatore può inviare al massimo 5 voti per sessione e per farlo paga. Dall’Italia il costo è di 0,51 € (IVA inclusa) per ogni voto valido confermato tramite SMS, oppure chiamata da telefono fisso al numero 894.001, oppure collegandosi al portale ufficiale ESC Vote pagando con carta di pagamento. In quest’ultimo caso è possibile inviare fino a 10 voti per singola carta e il costo è funzione del paese da cui si invia. Se negli Stati Uniti, quest’anno il costo era di 0,99 euro per voto.
Ci sono altre regole da rispettare.
L’auto-voto non è consentito. Quindi, ad esempio, il pubblico italiano non può tele-votare l’artista che rappresenta l’Italia.
Possono votare on-line anche i telespettatori dei paesi che non partecipano alla gara tramite la categoria di voto “Rest of the World“, ovvero Resto del Mondo.
Il televoto viene aperto e chiuso in diretta durante le serate, con finestre di voto che variano a seconda della sessione: inferiori ai 20 minuti per le semifinali e più ampie durante la finalissima.
Alla fine delle votazioni, i voti di ciascun paese vengono sommati. I primi 10 paesi più votati ricevono i punti ufficiali secondo il sistema classico: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10 e infine 12 punti al primo classificato. In aggiunta al voto del pubblico, viene conteggiato anche il voto delle Giurie Nazionali.
Così congegnato, il sistema consente varie modalità di “intervento”. Da notare che tutti e tre i canali di voto sono digitali e nulla di più facile, nel mondo digitale, del fare finta di essere in un luogo quando invece si è da tutt’altra parte. Quindi, il vincolo posto sull’auto-voto è del tutto inefficace. Posso mandare un SMS, telefonare, collegarmi al sito da Tel-Aviv e fare figurare, al ricevente, il collegamento come originato ad Amburgo, o Roma, o Melbourne, fate voi.
Posso utilizzare le carte di pagamento facendo finta che sia un umano a votare, magari cambiando intestatario e codici, mentre a farlo è un velocissimo e nemmeno tanto complicato programmino robotizzato. Dalle parti di Beer Sheva, o di Haifa, sono bravissimi a scriverli.
Dato che sono furbo e bravo, magari perché si è avuto il permesso di utilizzare i fondi in dotazione all’ufficio del Primo Ministro, mi preoccupo di pagare tutti i voti che assegno perché sarebbe troppo facile riscontrare qualcosa che non va semplicemente andando a fare quadrare, per canale utilizzato, il numero di voti con l’incasso.
Sempre perché sono bravo e furbo, evito di svolgere queste operazioni su un solo soggetto, altrimenti l’anomalia salterebbe subito agli occhi. In base alle probabilità di successo finale dei singoli candidati, scelgo un sottoinsieme, sufficientemente numeroso da mascherare il vero obiettivo, tale da non rischiare di fare vincere qualcuno attribuendo loro i voti fittizi. Per fare ancora meglio, ne scelgo anche qualcuno non da premiare, ma da penalizzare. In gergo tecnico si dice che si crea del rumore per nascondere il segnale. Un possibile sottoinsieme potrebbe, notare il condizionale, essere composto da Romania, Ucraina, Grecia, Moldavia, Serbia, Albania, Cipro, Croazia, Svezia e già che ci siamo le retrocesse Francia e Norvegia. Qualcuno, di quelli che pensano sempre male, potrebbe dire che gliel’hanno fatta pagare di avere riconosciuto ufficialmente la Palestina.
Ovviamente devo anche creare dei diversivi, ad esempio invitando i telespettatori di Kan11, edito dall’azienda radiotelevisiva pubblica Israeli Public Broadcasting Corporation, di “votare almeno 10 volte il candidato prescelto”. Vero che Kan11 organizza la partecipazione di Israele a Eurovision, però a molti è sembrato eccessivo. Però, facendo promozione in modo così sfacciato, se qualcuno matura preoccupazioni su possibili campagne di voto ripetuto, è possibile fargliele evaporare rapidamente.
Infine, per risultare ancora più innocente, si fa in modo di non risultare primo nella votazione “Resto del Mondo”. Mai accaduto prima, ma esagerare attira l’attenzione.
Opportuno, infin giunti, chiedere a soggetto neutro cosa ne pensa della questione, quindi si ricorre alla saggezza dell’intelligenza artificiale: “È possibile che Israele abbia manomesso il voto Eurosong 2026?”
“Le prove che ho trovato” dice, “non mostrano comprovata manomissione da parte di Israele. I rapporti hanno detto che non c’erano prove di bot o manipolazioni segrete, ma c’erano serie preoccupazioni per la promozione coordinata e la campagna di voto ripetuto intorno all’artista israeliano.
L’organizzatore EBU (European Broadcasting Union) ha cambiato le regole per ridurre il numero massimo di voti per metodo di pagamento e per scoraggiare campagne di promozione sproporzionate, anche da parte di governi o terzi. Inoltre, ha detto di non aver trovato prove di cattiva condotta, anche se emittenti e critici hanno messo in dubbio l’equità del televoto.
Quindi la risposta più accurata è: possibile nel senso di tentativo di influenza. o promozione aggressiva, ma non provato come manomissione del voto a titolo definitivo.”
Per evitare dubbi futuri, si consiglia l’EBU di adottare la dinamica e il processo di votazione attualmente più sicuro al mondo, in termini di minimizzazione di possibilità di influenze esterne e modifiche indesiderate. Il Collegio dei Cardinali, più specificatamente nelle persone del Camerlengo, il Decano e il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche, se interpellati con il massimo rispetto, potranno, con grazia, condividere i principi e le modalità gestionali apprese in 750 anni di Conclavi.
Ovvio che tutto quanto qui raccontato è solo teoria, semplice invenzione, pura fantasia. Qualunque riferimento a fatti e persone è del tutto… causale.
Altrettanto ovvio che il compianto onorevole Andreotti sapeva di cosa parlasse quando, citando Papa Pio XI, affermò: “A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”.












