“Divenni Avvocato per difendermi” (dalle oltre cinquanta accuse promosse dal sistema giudiziario
israeliano sin dalla sua adolescenza), queste sono le dichiarazioni del Ministro della Sicurezza dello
Stato, Itamar Ben Gvir, del sesto governo di Benjamin Netanyahu.
Un, anzi il, punto di riferimento storico per tutti i fanatici ed attivisti di estrema destra, così ha detto
Denis Charbit, Professore di Scienze Politiche all’Università “Open Israeliana” di Ra’anana, alla
emittente “France 24”.
Il suprematista ebreo, perché di questo si tratta, dalla ennesima assistenza legale fornita, del 2006 – in
cui due adolescenti furono accusati di aver partecipato all’attacco ad una casa in Cisgiordania, ove
due genitori ed i loro bambini sono stati bruciati vivi – è giunto al governo del Paese nel 2022 con il
partito Otzma Yehudit (Potere Ebraico), successore del partito Kach, sciolto dal governo israeliano
nel 1994 dal premio Nobel per la pace Yitzhak Rabin, assassinato proprio dall’estremismo di destra
israeliano.
L’ideologia del kahanismo, un movimento estremista religioso fondato alla fine degli anni settanta
dal rabbino Meir Kahane – da cui il kahanismo appunto – messo al bando per razzismo ed incitamento
all’odio, è proprio rappresentato e celebrato direttamente dall’attuale Ministro Itamar Ben Gvir, salito
agli “orrori” della cronaca, tra gli innumerevoli fatti d’incitamento all’odio testimoniati in passato,
per aver pubblicato un video in cui cammina tra gli attivisti della Global Sumod Flotilla, legati e
tenuti barbaramente con la faccia a terra, al porto di Ashdod in Israele mentre dichiara: “Benvenuti in
Israele, qui siamo noi a comandare”.
Un video, questo, che non merita, per davvero, commento alcuno.
La retorica ultranazionalista del Ministro, figlia della ideologia di Meir Khane, è, doveroso ricordarlo,
è sempre stata chiarissima: lo Stato d’Israele deve essere uno Stato esclusivamente ebraico; l’uso
della forza è il cuore della sopravvivenza nazionale; gli arabi devono essere espulsi oppure vivere in
assoluto subordine; nessun compromesso territoriale con alcuno.
La legge religiosa, inoltre, deve essere vincolante quale base della convivenza civile.
Un “dogma”, questo, politico-religioso, che potrebbe esser scambiato dai più per una interpretazione
fondamentalista islamica, ma non è così, in quanto è proprio di una lettura letterale della Torah che si
riflette, per definizione anche accademica, nella ideologia “suprematista religiosa nazionalista
estrema”.
Le condanne internazionali continuano comunque ad arrivare per una ennesima ed arrogante
manifestazione di violenza di Stato che trae origine, per ovvia conseguenza, da un pensiero
ultranazionalista che governa un Paese oramai fuori controllo.
Il Popolo d’Israele dovrebbe, o forse deve, necessariamente ritrovare quegli anticorpi per debellare
taluni antigeni di Stato, mentre la Comunità internazionale deve trovare il coraggio di pretendere, ad
ogni costo, il rispetto dei più elementari diritti inviolabili, prerogative fondamentali della vita umana.
Al netto di qualsivoglia alleanza strategica e di qualsivoglia interesse, non è quindi più possibile
assistere, inermemente, a compressioni di Libertà del tipo occorso al porto di Ashdod. A tutto c’è un
limite, un limite da tempo superato, così come concluso dalla Commissione d’inchiesta indipendente
delle Nazioni Unite che ha accusato Israele di commettere un “genocidio” nella Striscia di Gaza.
Il libro, aggiornato al marzo di quest’anno, conferma l’esposizione piana e comprensibile dell’autore il quale, affermato giornalista e scrittore, non abbisogna di presentazioni.
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