Mi rendo conto che, avendo accontentato pseudo-cognati, cugini di secondo grado, nipoti di un lontano parente o vicini di casa cui si lascia il delicato compito di innaffiare le piante o dar da mangiare al gatto, arriva il momento in cui non si sa chi piazzare su questa o quella poltrona rimasta imprevedibilmente libera.
E’ la “sindrome di Enzo”, il personaggio di Carlo Verdone in “Un sacco bello” che in agenda oltre a Olimpico Stadio e Stadio Olimpico si ritrova solo il numero di un certo Sergio che anni prima era in coda davanti a lui all’Ufficio Leva del Distretto Militare.
Le inaspettate dimissioni del Prefetto Bruno Frattasi, che ha lasciato anzitempo il ruolo di Direttore della Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza, hanno creato la inderogabile necessità di trovare immeditamente un personaggio che potesse non far sentire la mancanza di specifiche professionalità e competenze venutasi a creare in una struttura tanto nevralgica.
Una eredità impegnativa il subentrare nella gestione di una struttura che si è caratterizzata nella tenacia nel resistere alla tentazione o alla sollecitazione ad assumere i soliti raccomandati, fino a diventare un modello invidiato nel mondo per le dinamiche di reclutamento soprattutto a livello dirigenziale a dispetto delle malignità che nemmeno su Giano News sono state risparmiate e che avevano fatto capolino su Il Fatto Quotidiano (Cybersecurity: collocamento per mogli, figli, parenti e amici), La Repubblica (Cybersecurity, accuse all’Agenzia: “Assunti senza concorso 2 su 3”) e tante altre testate pettegole.
Non è solo l’impeccabile assetto delle risorse umane a pesare su chi è destinato a cotanta successione, ma i grandi successi conseguiti nell’espletamento di una attività impegnativa remunerata purtroppo solo con la retribuzione spettante al personale della Banca d’Italia.
Riuscirà l’erede di Frattasi a conseguire altrettanto brillantemente traguardi insuperabili come quelli collezionati dal predecessore? Se pensiamo all’ammirazione suscitata in tutto il mondo in occasione dell’attacco hacker agli “Uffizi”, ad Almaviva, ad IBM e ogni qualvolta l’Amministrazione pubblica si è trovata genuflessa per via dei sistemi informatici trafitti dagli immancabili mascalzoni, ci si rende conto che non è facile. Potremmo elencare tanti altri eccelsi esempi di efficacia dell’azione dell’Agenzia Cyber sia in termini di prevenzione, contenimento, reazione, ripristino, ma non si vuole sprofondare nel gorgo della adulazione…
Il Governo, però, ha compreso la fragilità della situazione. Tutti (ministri, sottosegretari, parlamentari) parlano di cybersecurity ostentando la stessa competenza del leggendario pallanuotista Eraldo Pizzo nel discutere di tecniche estreme di free climbing o di Anita Garibaldi nel disquisire di viaggi spaziali. Proprio la conoscenza della materia ha indirizzato chi ha le leve del potere ad individuare qualcuno che ne masticasse di tecnologie. Sì perché l’Agenzia Cyber è in prima linea e quindi non si può mettere alla sua guida uno che non abbia esperienza di settore.
Chi legge il curriculum del nuovo direttore (disponibile online sul sito della azienda pubblica di provenienza in formato PDF) non deve lasciarsi impensierire dai suoi trascorsi manageriali di carattere prevalentemente amministrativo e finanziario. Lo si legga fino in fondo. Si arrivi a pagina 6, dove si parla di competenze informatiche.
E a quel punto si mettano da parte invidie e gelosie. Quanti – con la massima sincerità – possono annoverare con orgoglio il merito di saper usare “Strumenti Microsoft Office 365”?













