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LA MORBOSITÀ DELLE CRONACHE GIUDIZIARIE

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
18/05/2026
in LEGALITÀ
LA MORBOSITÀ DELLE CRONACHE GIUDIZIARIE
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TE LO LEGGO IO

Quotidianamente i telegiornali di tutte le reti ci informano di episodi delittuosi gravi. Alcune trasmissioni sono specializzate nel seguire i casi giudiziari con aspetti a dir poco morbosi. Sono alla ricerca dei particolari più macabri e di pessimo gusto. Possiamo paragonarli alle pubblicità che durante all’orario dei pasti ci propinano assorbenti, uso dei tampax, transiti intestinali, problemi urinari, dentiere e altro. Tutt’altro che stimolante per l’appetito. Non paghi sembrano volersi sostituire alle attività della Polizia Giudiziaria e della Magistratura requirente e giudicante. Propongono dibattiti tra neofiti e presunti esperti che giudicano e pontificano su tutto lo scibile idoneo ai rapporti di Polizia Giudiziaria e al seguito processuale. Sembra abbiano fatto loro le perizie dattiloscopiche, i rilievi sul sangue, le autopsie, le analisi sui DNA, ogni altro riscontro utile alla ricerca della verità. Praticamente indagini e processi a latere della realtà, portati avanti senza la lettura degli atti. Pure congetture o confidenze ricevute non si sa bene da chi, per quale finalità e la loro attendibilità.
Questa sequela di irrituali ricerche di presunte verità genera nell’opinione pubblica fazioni di colpevolisti e innocentisti in merito a efferati delitti di ogni genere. Sembra che in talune trasmissioni, in alcuni commentatori pontificanti, nell’opinione pubblica vi sia una sorta di godimento nel conoscere e scavare i minimi macabri particolari, specie se sanguinari.
Mentre un tempo i partiti degli innocentisti e dei colpevolisti erano relegati alla cronaca nera dei quotidiani o di alcuni settimanali, ora tutto ci insegue in ogni ora del giorno.
Da tempo il piccolo schermo, così lo si chiamava un prima dell’arrivo dei mega televisori, ci scandisce ogni minimo passaggio in merito al delitto di Chiara Poggi, avvenuto in quel di Garlasco il 13 agosto 2007.
Non è minimante qui intenzione schierarsi pro o contro qualcuno, tantomeno giudicare le indagini passate e presenti.
Un fattore preme evidenziare con vigore. La giovane ragazza è stata vittima di un atroce delitto e continuare a mettere a nudo le ultime settimane o giorni della sua vita con particolari estremamente personali è almeno sconcertante, di pessimo gusto. Disgraziatamente è stata uccisa in modo orribile da qualcuno, nessun commento o tifo potrà riportarla in vita, si rispetti la sua memoria.
Oltre alla memoria della giovane è doveroso pensare e cercare di capire, diciamo cercare perché la realtà non la si può conoscere, quale sia lo strazio dei genitori di Chiara Poggi. Lo stillicidio quotidiano di notizie, servizi di informazione, avventurieri allo sbaraglio che parlano, dichiarazioni di legali e altro non può che rinnovellare in ogni momento del giorno il dolore che hanno nei loro animi e che nessuno può conoscere. Il dolore non si misura come ogni sentimento. Tutti dovrebbero avere rispetto per questa famiglia che da quasi un ventennio giace nel dolore dell’assassinio della figlia. Tutti dovrebbero avere rispetto della memoria di Chiara. Tutti, invece di abbandonarsi al tifo o alla ricerca macabra dei particolari, dovrebbero pensare: se fosse accaduto a me come mi sentirei nel vedere ogni giorno riportato alla memoria il mio profondo dolore? Rispetto della memoria e di chi non ha smesso di soffrire.
Anche per questo si è preferito impiegare un’immagine del paese.

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Giuseppe Bodi

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