Jeffrey Epstein morto, dicono suicida. Ghislaine Maxwell in carcere, condannata a venti anni di reclusione per favoreggiamento della prostituzione, anche minorile.
Dicono che il cattivo, la mente del duo criminale fosse Epstein e Ghislaine la sua docile assistente. Dicono, ma se la storia fosse diversa?
Sia ben chiaro, è solo una storia, una serie di domande e di possibili, plausibili risposte. Nulla di certo. Solo ipotesi…
Chi è Ghislaine Maxwell?
Ghislaine Noelle Marion Maxwell è un’ex “socialite” britannica-francese-americana, ben nota molto prima di salire agli onori della cronaca per la sua stretta associazione con il finanziere Jeffrey Epstein.
“Socialite” indica una persona, spesso benestante, nota per la partecipazione assidua a eventi esclusivi, feste, galà e serate di beneficenza. In italiano lo si può tradurre come “soggetto che fa vita mondana, o esponente dell’alta società”. Ghislaine copriva entrambi i ruoli.
Nata il 25 dicembre 1961 a Maisons-Laffitte, in Francia, cresce in una famiglia ricca come figlia del magnate dei media Robert Maxwell. Completati gli studi a Oxford al Balliol College, lavora per le aziende di famiglia. Negli anni 1980 frequenta assiduamente l’alta società londinese, prima di trasferirsi a New York dopo la morte, nel 1991, in circostanze mai chiarite, del padre.
A New York, Ghislaine stringe una forte relazione con Epstein, gestendone l’agenda, il personale delle sue residenze a New York, Florida, New Mexico e nelle Isole Vergini, comprese le ragazze, anche minorenni, che recluta e “allena” a uso e consumo di Epstein e dei suoi ospiti.
Arrestata dall’FBI nel luglio 2020, Maxwell viene accusata di traffico sessuale e reati correlati. Il suo processo del 2021, a New York, si conclude nel giugno 2022 con la condanna a 20 anni di carcere.
Nella definizione della “carriera” di Ghislaine il ruolo centrale non è, come molti ritengono, di Epstein, bensì del padre, Robert Maxwell. Subito dopo gli studi, la fa lavorare per le sue aziende: dirigente alla Pergamon Press e alla rivista “The European”, direttrice dell’Oxford United Football Club, da lui salvato dalla bancarotta e portato ai vertici del calcio inglese. Questo intenso coinvolgimento l’ha immersa, lei, la più piccola di nove figli, la “principessa” del papà, nei circoli londinesi dell’alta società, affinando il suo naturale talento per le relazioni e la capacità di gestione.
La rete aziendale della famiglia Maxwell è stata immensamente influente nei media globali, nell’editoria e non solo, raggiungendo il picco negli anni 1980, plasmando l’opinione pubblica, controllando beni per un valore di miliardi di sterline, rivaleggiando con l’impero di Rupert Murdoch.
Al suo apice, la rete comprendeva oltre 400 società interconnesse, come Pergamon Press (il principale editore scientifico del mondo), Mirror Group Newspapers (Daily Mirror, Sunday Mirror), Macmillan Publishers, MTV Europe. Le acquisizioni di Maxwell, come l’acquisto di Macmillan per 2,6 miliardi di dollari e il New York Daily News, ne hanno esteso l’area di azione agli Stati Uniti.
L’influenza di Maxwell ha interessato anche la politica e l’intelligence, ha collaborato infatti con il Mossad e lo MI6, il Secret Intelligence Service del Regno Unito, e ha “interagito” con la politica del partito laburista britannico.
Il suo impero crolla, poco dopo la sua misteriosa morte il 5 novembre 1991, a seguito delle rivelazioni relative a 460 milioni di sterline da lui sottratte ai fondi pensione delle sue aziende. Buco rilevato dai revisori della Coopers & Lybrand a fine novembre 1991: a partire dal 1985 i fondi pensione del Mirror Group Newspapers (MGN) e Maxwell Communication Corporation (MCC) venivano deviati per sostenere il valore delle azioni, garantire prestiti tramite entità offshore e finanziare interessi familiari.
Il 4 dicembre 1991, il Daily Mirror (ironicamente il suo stesso giornale) racconta dei “milioni rubati dalle tesorerie”, aumentando a 526 milioni di sterline l’importo totale. Ciò porta alle dimissioni dei figli Kevin e Ian, alle indagini del DTI (British Department of Trade and Industry) e alle dichiarazioni di fallimento.
In sintesi, nel 1992, le società Maxwell fanno bancarotta, devastando la famiglia.
I fratelli di Ghislaine, Kevin e Ian, affrontano enormi debiti e accuse di frode (in seguito verranno assolti).
Ghislaine cade nella rovina finanziaria e nel tumulto emotivo. Sua madre Betty la descrive come persona a cui è crollato “il suo intero mondo”.
Lasciata senza lasciti, senza beni e senza soldi, si trasferisce, segnando una brusca rottura dalla sua vita privilegiata, dalla magione di Londra a un modesto appartamento di New York. Lotta per sopravvivere. Dichiara a Vanity Fair di essere “distrutta” e promette un “ritorno”.
Si reinventa e presto si collega a Jeffrey Epstein, diventando sua socia e in seguito presunta procuratrice.
Un percorso che i suoi avvocati sostengono derivi dalla morte del padre. La perdita ha distorto la sua personalità, preparando il terreno per gli scandali successivi.
Già, ma come è morto Robert Maxwell?
Robert Maxwell muore dopo essere caduto dal suo yacht, il Lady Ghislaine, al largo delle Isole Canarie. Intorno alle 4:25 del mattino il suo corpo nudo viene ritrovato galleggiare nell’Atlantico, ore dopo che è stato visto vivo l’ultima volta. Viene ipotizzato il suicidio a causa dei suoi incombenti scandali finanziari.
Il corpo presenta lesioni: è stato aggredito, drogato, o avvelenato. Si parla di omicidio.
La stessa Ghislaine ha insistito sul fatto che fosse stato spinto, ma nessuna prova forense ha fornito supporto all’ipotesi di omicidio.
Le lesioni riscontrate sul corpo sono state considerate conseguenza della caduta.
Le inchieste ufficiali hanno stabilito la sua morte come un attacco di cuore combinato con un annegamento accidentale dopo essere caduto dal suo yacht.
Le autopsie di Robert Maxwell però sono state ritenute inconcludenti a causa sia di risultati contrastanti dei molteplici esami, sia dell’incapacità di individuare una causa, o una sequenza di eventi, definitiva.
I patologi provenienti da Spagna, Regno Unito e Israele hanno considerato l’annegamento come causa principale, compatibile con un tuffo involontario, ma non si sono trovati d’accordo su un dettaglio chiave, ovvero se avesse subito un attacco di cuore prima, o dopo, essere caduto in acqua.
L’autopsia spagnola ha notato “congestione cardiorespiratoria”, ma nessuna causa chiara come infarto, avvelenamento, o intossicazione; inoltre la presenza di una quantità minima di acqua nei polmoni escludeva l’annegamento come causa primaria.
Gli esperti forensi britannici hanno criticato i metodi spagnoli come obsoleti, notando che il loro rapporto si è concentrato su problemi cardio-respiratori, senza dimostrare che la cardiopatia ischemica da condizioni preesistenti (malattie polmonari, blocchi arteriosi) potesse causare la morte.
Tre patologi hanno offerto tre opinioni divergenti: uno cita solo l’infarto, un altro infarto più annegamento e il terzo annegamento puro.
L’autopsia israeliana di Robert Maxwell differisce da quella spagnola nella sua interpretazione delle ferite e della sequenza di eventi che portarono alla morte. L’esame israeliano ha notato la presenza di un trauma cranico, come se il capo di Robert Maxwell avesse impattato la ringhiera dello yacht nel cadere in acqua, ha identificato una perforazione non fatale all’orecchio sinistro, lesioni alla spalla e alla colonna vertebrale concludendo che queste si siano verificate prima della caduta, allineandosi così con l’ipotesi di un collasso causato da malattia cardiaca, seguito da tuffo accidentale. Non viene però esclusa l’interpretazione di lividi e lesioni come prova di aggressione, alimentando le teorie sull’omicidio.
Un articolo di Paris Match afferma che le “numerose contusioni” suggeriscono un pestaggio prima della morte, ma uno dei patologi israeliani lo ha escluso, attribuendo i segni alla gestione post-mortem in Spagna del corpo.
Nonostante non ci siano prove forensi che qualcuno abbia giocato in modo scorretto, l’ipotesi di addomesticamento dei risultati e di insabbiamento di come sia effettivamente deceduto Robert Maxwell continua ad aleggiare.
Anche perché luogo, modalità, partecipanti e dichiarazioni fatte durante le esequie di Robert Maxwell l’hanno di certo alimentata, se non rafforzata.
Il 10 novembre 1991, sul Monte degli Ulivi di Gerusalemme, Robert Maxwell, nonostante la sua cittadinanza britannica e i recenti scandali riceve un sontuoso funerale, ricevendo onori statali, chiaro segno di gratitudine dello Stato di Israele.
La sua salma viene esposta, un onore per i leader israeliani, al centro congressi Binyanei Ha’uma, nel quartiere centrale Giv’at Ram di Gerusalemme, non lontano dalla Knesset, il parlamento israeliano e dai palazzi del potere. Sepolto secondo la tradizione ebraica, avvolto in uno scialle di preghiera, centinaia di persone gli rendono omaggio, compresi i massimi dignitari del paese: il presidente Chaim Herzog, il primo ministro Yitzhak Shamir, i politici Ariel Sharon, Shimon Peres, Natan Sharansky, rabbini.
Herzog definisce Robert Maxwell un “uomo potente di statura mitologica”; Shamir elogia i suoi servizi “senza nome” a Israele, affermando: “Ha fatto per Israele più di quanto si possa dire”.
Israele ha onorato Robert Maxwell in modo così importante come riconoscimento dei 300 e passa milioni di dollari che lo hanno reso il più grande investitore straniero, finanziando tecnologia e infrastrutture, nonché media come Ma’ariv; come ringraziamento degli aiuti all’immigrazione ebraica sovietica facilitandone il transito dall’Europa orientale usando i suoi contatti con il mondo comunista; come ringraziamento dell’assistenza ai “bambini di Chernobyl”; come ringraziamento del presunto lavoro segreto di intelligence per lo Stato, a partire dal contrabbando di parti di aerei per la guerra israeliana del 1948. Robert Maxwell, secondo voci insistenti e mai smentite, ha per lungo tempo operato nell’interesse del Mossad, vedi il suo ruolo nell’arresto di Mordechai Vanunu, tecnico nucleare israeliano.
Storia interessante, da ricordare.
Mordechai era fuggito da Israele all’inizio del 1986 dopo aver fornito al Sunday Times, che li pubblica il 5 ottobre dello stesso anno, dettagli del programma nucleare israeliano e foto del Centro di ricerca nucleare del Negev, a circa 90 km a sud di Gerusalemme, rivelando che Israele era in possesso di bombe atomiche, più di cento, configurandosi così come la sesta potenza nucleare al mondo.
L’agente del Mossad Cheryl Ben Tov, americana, oggi agente immobiliare negli Stati Uniti, si spaccia per “Cindy” e fa “amicizia” con Vanunu a Londra. Lo convince a volare in Italia per una vacanza insieme. Arrivano a Roma il 30 settembre 1986. In serata, in un appartamento del centro storico, gli agenti del Mossad sopraffanno Mordechai Vanunu. Gli iniettano un farmaco paralizzante, viene legato a una barella, infilato in un furgone bianco noleggiato dall’ambasciata di Israele, trasferito a La Spezia dove viene imbarcato sulla nave della marina militare israeliana INS Noga, camuffata da mercantile. Il 9 ottobre, il governo israeliano conferma il trasferimento forzato. Mordechai viene processato a porte chiuse per tradimento e spionaggio. La condanna è a 18 anni di carcere, di cui 12 in isolamento.
In occasione del suo trasporto giudiziario a Gerusalemme, nel dicembre 1986, Vanunu riesce a rivelare i dettagli del rapimento con un messaggio scritto sul palmo della sua mano: “Vanunu M was hijacked in Rome ITL 30.9.86 21:00 came to Rome by BA fly 504“, ovvero “Vanunu Mordechai è stato rapito a Roma, Italia, il 30 Settembre 1986 alle 21:00 arrivato a Roma con il volo British Airways 504”.
L’Italia avvia un’indagine formale.
Il primo ministro Bettino Craxi critica la mancanza di cooperazione di Israele alle richieste di chiarimenti e chiede risposte su potenziali violazioni della sovranità italiana. Il magistrato antiterrorismo Domenico Sica ordina indagini sui registri di volo e sugli eventi che hanno interessato Vanunu a Roma.
Non sono seguiti arresti, o procedimenti giudiziari.
Israele ha negato di aver offeso l’Italia, ha fornito “spiegazioni” tramite il ministro degli Esteri Shimon Peres e la questione è evaporata senza crisi diplomatica, o richieste di estradizione.
Una storia del tutto dimenticata, da cui emerge sia la preferenza degli israeliani a fare arrabbiare Craxi invece della Thatcher, sia la figura di Robert Maxwell come possibile uomo del Mossad. Non agente. Personaggio di alto rango del Mossad.
Perfettamente in grado di addestrare e di fare addestrare la figlia prediletta, brillante, molto brava nelle relazioni sociali, nell’organizzazione, gestione, controllo e altro. Capacità essenziali nel dossieraggio.
Se si mettono a confronto le storie personali e i curriculum vitae di Jeffrey Epstein e di Ghislaine Maxwell, non c’è gara.
Difficile credere che la mente delle operazioni del duo Epstein-Maxwell sia quella di Jeffrey.
Sarà una coincidenza, ma Epstein, anche lui, è morto in circostanze non chiare.
Ghislaine Maxwell è stata trasferita, nell’agosto 2025, al Federal Prison Camp Bryan, prigione femminile di minima sicurezza in Texas, dove sta scontando la condanna a 20 anni.
Gode, chissà come mai, di un trattamento altamente irregolare e preferenziale, tra cui un’ampia privacy, accesso diretto al direttore, pasti e posta portati direttamente nella sua cella. Privilegi speciali che hanno generato nel Congresso feroci polemiche e richieste di controlli.
Il Bureau of Prisons sostiene che queste sistemazioni sono misure di sicurezza necessarie per tenerla al sicuro dalle minacce di morte.
Ghislaine sta attivamente perseguendo ricorsi alla Corte Suprema. Le indagini del Congresso indicano che è in corso di perfezionamento una sua domanda di commutazione della pena, il che alimenta il dibattito politico.
Però di lei, della piccola Ghislaine, la principessina di Rober Maxwell, si parla poco. Del fu Epstein si continua a parlare fin troppo.
Strategia di diversione?












