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PICASSO, GUERNICA, LA CULTURA E L’ARTE

Pasquale Spiridione di Pasquale Spiridione
06/05/2026
in RIFLESSIONI
PICASSO, GUERNICA, LA CULTURA E L’ARTE
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Al Museo Reina Sofia di Madrid bisognerebbe andarci almeno una volta nella vita, in pellegrinaggio. Dovrebbero aprire la processione – percorrendo in ginocchio le scale e i corridoi che portano alla sala 206 del secondo piano – i propugnatori del principio “c’è un invaso e un invasore”, abusato diversamente a seconda del contesto. Dovrebbero seguire – percuotendosi il corpo con flagelli – coloro, moltissimi, che, non avendo studiato la Storia, vanno raccontando di una “guerra giusta” e, perciò, si battono affinché i conflitti proseguano “finché sarà necessario”. Dovrebbero chiudere la processione – battendosi il petto per gli errori commessi – quelli che al diritto internazionale e alla diplomazia preferiscono la guerra “fino ad una pace giusta”, ignorando che, in assenza di diritto e diplomazia, le condizioni della pace le impongono i vincitori, dopo migliaia di vittime innocenti.
Tutti costoro, dopo essere entrati nella sala 206, dovrebbero inginocchiarsi e, in religioso silenzio, ammirare Guernica, l’imponente olio su tela (cm 349,3 X 776,6) con cui Picasso ha rappresentato il massacro di civili, vecchi, donne, bambini e bambine, durante il bombardamento della città basca di Guernica, avvenuto il 26 aprile 1937, ottantanove anni fa. Quel giorno, l’aviazione nazi-fascista rase al suolo un pacifico paesino del Nord della Spagna per sostenere il generale Francisco Franco nella guerra civile spagnola (1936-1939): tragico evento che preannunciò, a suon di bombe, la seconda guerra mondiale (1939-1945).
Il quadro – il più celebre di Picasso nonché l’unico “quadro storico” del XX secolo – è divenuto il simbolo universale di condanna della guerra: testimonianza viva della sofferenza umana e della regressione antropologica dettata dal fragore sanguinario delle armi. Picasso – viste le foto del massacro di centinaia di innocenti – iniziò l’opera solo sei giorni dopo il bombardamento, preso da un furore creativo che trasfuse nelle numerose valenze simboliche che raffigurano simultaneamente ora uomini, donne e animali terrorizzati, ora una madre inconsolabile che urla mentre stringe il suo bambino morto, ora mani supplicanti e cadaveri straziati, ora un cavallo ferito, simbolo del popolo spagnolo, che nitrisce dolorosamente. Il genio di Picasso dipinge, da una parte, un toro con occhi umani, simbolo di violenza e bestialità che solo l’uomo riesce a fare ai suoi simili, dall’altra, un fiore sopravvissuto alle bombe, simbolo della speranza e della vita che, comunque, prevarrà sugli orrori della guerra. I profondi significati dell’opera sono esaltati dall’assenza di colore delle figure e dei corpi scomposti: il grande Maestro ha preferito toni di grigio e colori spenti per rappresentare il dramma, la disperazione, la morte.
Con le figure cubiste di Guernica, Picasso, schierandosi dalla parte degli oppressi, ha reinterpretato il messaggio universale di condanna di ogni conflitto reso da altre grandi opere del passato: l’Incendio di Borgo di Raffaello; la Strage degli innocenti di Guido Reni; Il sonno della ragione genera mostri e La fucilazione del 3 maggio 1808, di Goya; il Trionfo della Morte di Palazzo Sclafani e tante altre.
L’opera di Picasso rende eterno un messaggio ancora più ampio e profondo: la brutalità e la barbarie della guerra hanno violentato e continuano a violentare i più alti valori dell’umanità e, tra essi, la cultura e l’arte. Perciò intellettuali ed artisti non devono, né possono, restare indifferenti alla violenza delle armi. Proprio come ha fatto lui, Picasso.

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Pasquale Spiridione

Pasquale Spiridione

Maturità classica presso il liceo “Orazio Flacco” di Rionero in Vulture (PZ). Laurea in Scienze Politiche, con 110/110 e lode presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari. Ha conseguito la qualifica di “Perito selettore attitudinale”, rilasciata dal Ministero della Difesa. Ha frequentato, presso la Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia del Ministero dell’Interno, il 4° Corso “basico” ed il 3° Corso “avanzato” di Analisi Criminale. Ha conseguito, presso la Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” di Roma: - “Master di I livello” in “Peace building management” (contesto Medio Oriente), con tesi sul terrorismo di matrice fondamentalista; - “Master di II livello” in “Peace building management” (contesto Africa), con tesi sul fenomeno dell’immigrazione clandestina ed il collegamento col terrorismo di matrice fondamentalista; - “Master di I livello” in “Sicurezza ambientale”, con tesi sulle guerre dell’acqua. Ha frequentato, presso l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria di Roma, il corso di perfezionamento in “Antropologia criminale e metodologie investigative”. Ha frequentato presso la DCPC il corso per Agenti Sottocopertura. Ha prestato servizio presso Reparti della Guardia di Finanza di Genova, Trieste, Lamezia Terme, Gaeta, Bari e Roma. Ha ricoperto importanti incarichi presso l’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza personale; l’Ufficio per il Coordinamento e la Pianificazione delle Forze di Polizia; la Direzione Investigativa Antimafia; il Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura; la Camera dei Deputati e la Prefettura di Roma. Da novembre 2019 è Generale della Guardia di Finanza in congedo. Nel 2022 ha esordito col romanzo Questa notte ci sono le stelle, pubblicato da Albatros.

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