Ogni tanto è bello riportare alla memoria episodi sconosciuti ai più e non rintracciabili nei testi di storia. Si tratta di un breve scritto, che riassumeremo, del Generale Eugenio Catemario dei Duchi di Quadri (1874-1964), gentiluomo napoletano di illustre casata, ex allievo della Scuola Militare Nunziatella, corso 1886-1891. Dopo la Scuola Militare entrò nel Regio Esercito. Lo scritto risale al 1963, circa mezzo secolo dopo i fatti, volendo il Generale tener fede ad un impegno preso all’epoca con i suoi superiori. Altri tempi, altri Uomini, altra morale. Eugenio Catemario di Quadri, all’epoca Maggiore, fu ferito in località “Selletta di Oslavia” nel gennaio 1916 e ricoverato presso l’ospedale di Lubiana. Pur conoscendo abbastanza bene il tedesco finse di ignorarlo cosicché poté carpire le prime notizie in merito alla “Strafexpedition”, la spedizione punitiva contro l’esercito italiano, ideata dal Generale Conrad, che si sviluppò tra il 15 maggio ed il giugno 1916; esaurito l’attacco, la controffensiva italiana ebbe luogo tra il giugno e il 27 luglio successivi. Dopo una ventina di giorni fu trasferito al Campo Ufficiali italiani di Mathausen, tristemente noto per essere divenuto un lager nazista dal 1938 al 1945. A Mathausen, Catemario di Quadri ricevette l’incarico, dall’Ufficiale italiano più alto in grado al Campo, di mantenere i rapporti con il Comando austriaco. Ebbe così l’opportunità di recarsi negli uffici del Comando venendo a conoscenza di particolari di servizio e acquisendo dimestichezza in merito alla trasmissione e alla censura dei telegrammi; la stessa avveniva sia al Campo, sia a Vienna. Acquisita la sicurezza dell’attacco, scelse un giorno in cui si era sicuri che il telegramma non sarebbe stato censurato a Vienna. Era il 27 febbraio; con un sotterfugio, sostituendo un innocente telegramma, ne inoltrò con un altro di egual numero di parole con frasi convenzionali contenenti notizie in merito all’offensiva austriaca nel Trentino e con la scritta “censurato”. Inutile evidenziare il pericolo possibile.
Il testo giunse il 7 marzo a Treviso, via Svizzera, al cognato, il Conte Giangiacomo de Felissent, che lo consegnò al Generale Intendente il quale, compresa l’importanza della comunicazione, lo portò a Udine. Non erano presenti né il Generale Cadorna, né il Generale Porro. I due Ufficiali superiori che ricevettero il testo lo reputarono di scarsa importanza.
Nel marzo 1917, rimpatriato grazie a uno scambio di prigionieri, il Maggiore Catemaio di Quadri venne chiamato al Comando Supremo di Udine dove i due Ufficiali che avevano sottovalutato e ignorato l’allarme lo accolsero con estrema gentilezza. Gli fu assicurato che al termine della licenza di convalescenza avrebbe avuto una destinazione di suo gradimento, come in effetti fu, invitandolo a tacere sulla vicenda del telegramma. Egli tacque per quasi mezzo secolo citando i fatti ma non i nomi dei due Ufficiali. Al termine della guerra, mentre era Capo di Stato Maggiore della Divisione Alessandria, il Generale Brusati si adoperò per far riconoscere il valore del telegramma ma il Comando Supremo non acconsentì.
Il Generale Brusati, al comando della Prima Armata, era stato sollevato dall’incarico al momento dell’attacco austriaco e poi reintegrato nei sui diritti. Il Generale Catemario di Quadri tacque ritenendo ripugnate non ottenere un riconoscimento per un atto doveroso. Qualche voce in merito al telegramma si diffuse dopo il conflitto ma tra censura e svilimento delle informazioni tutto si inabissò.
A questo punto il paziente lettore si sarà chiesto cosa fosse scritto nel telegramma e cosa volesse dire con le parole occultate. Ecco il testo: “Stante gravi notizie, probabili allagamenti primaverili bonifica Fortunio Villa vicinanze, occorre avvisare ingegnere capo per possibili accertamenti provvedimenti. Catemario”. Cosa voleva dire il Maggiore Catemario di Quadri? Fortunio era il nome di un Fattore di Arsiero (comune del vicentino) e Villa il cognome del Comandante della Brigata degli altipiani; il telegramma preannunciava che l’attacco sarebbe stato portato contro Asiago e Arsiero. Ingegnoso non c’è che dire. Voleva far giungere un’informazione determinante per predisporre le difese.
Purtroppo, come troppo spesso accade, tanta pochezza, superficialità e presunzione prevalsero. Nobiltà di animo e coraggio passarono in secondo piano per motivi di interesse personale. Quanto si sarebbe potuto evitare, anche anticipando alcuni esiti del conflitto?
Le dieci pagine del documento citato sono particolarmente interessanti.
Tra le operazioni di maggiore interesse del Servizio Informazioni nel corso del Primo conflitto mondiale deve essere menzionato il tentativo, effettuato a Carzano (Trento), di penetrare in profondità...
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