La signora che ha confessato la sua relazione con un importante Ministro, che nell’indifferenza universale continua imperturbabile a fare il suo mestiere, esce dal silenzio ed emerge dai flutti come la polena del vascello delle chiacchiere in libertà.
La plurititolata pubblicista, le cui coraggiose dichiarazioni hanno ormai fatto storia e galleggiano nella memoria di chi non ne dimentica il contenuto e la gravità, stavolta tira le orecchie a Sigfrido Ranucci e – forte della sua ferrea esperienza – spiega a tutti quali siano le regole del giornalismo. Pronta a salire sul monte Sinai per consegnare i dieci comandamenti al Mosè dell’Ordine dei Giornalisti, la signorina auspica l’adozione di provvedimenti che salvaguardino l’informazione.
Grazie alle sue parole (qui un interessante articolo di Open Online che le riporta) chi opera nel mondo della stampa ora può godere di una bussola irrinunciabile, di un faro che illumina il buio pesto dei fatti di cronaca, di una metodologia chirurgica per non incorrere in errore e non lasciar spazio a suggestioni che deformano la realtà.
A far scattare la molla del “predicozzo” di cotanta professionista è stato l’annuncio di un servizio che andrà in onda su Rai Tre nella puntata di Report del 3 maggio. E’ l’inchiesta su un viaggio ufficiale in Uruguay del titolare del dicastero della Giustizia che – nel corso della missione istituzionale – avrebbe approfittato del proprio tempo libero per una breve escursione nell’area circostante la capitale sudamericana.
La squadra del programma di inchiesta avrebbe raccolto informazioni sull’inquilino di via Arenula che – dopo gli impegni legati al suo delicato ruolo – si sarebbe concesso una breve comprensibilissima parentesi di svago. La sgarbata interferenza nella privacy di un personaggio del Governo è inammissibile e a farlo capire è proprio chi quella riservatezza l’ha adoperata a piene mani nel non negare una sua relazione con un collega dell’ultimo spiato in questione…
La lezione è chiara e crediamo di averla capita nonostante non tutti ci si trovi inebriati di etica e di professionalità in cui – come Giovanni Battista con Nostro Signore al lago di Tiberiade – qualcuno come lei si è immerso in un moderno battesimo purificatore.
E’ evidente. Non si può dire dove sia stato a bighellonare un ministro, ma si possono tranquillamente balenare ben più intimi legami che in un Paese normale avrebbero suscitato sdegno collettivo, fatto scattare immediate dimissioni, causato scossoni devastanti ad una già claudicante compagine di nostri condottieri.
La dottoressa per via telematica Claudia Conte asserisce testualmente “Una dichiarazione non verificata, se esposta in diretta senza una chiara e inequivocabile qualificazione, non resta un’ipotesi: diventa percezione pubblica”.
Ripenso alla videointervista che lei stessa ha rilasciato a money.it e durante la quale ci ha informati della liason extraconiugale del numero uno del Viminale.
Trattandosi di una testimonianza pur diretta, faccio tesoro del dotto insegnamento della “dichiarazione non verificata”. Rileggo la frase della Conte e mi soffermo sul “non resta un’ipotesi: diventa percezione pubblica”. E quella percezione non è proprio di entusiasmo e ancor meno di orgoglio.












