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Home LA STORIA CHE DIMENTICA

25 APRILE GIORNO FESTIVO

Renzo Trappolini di Renzo Trappolini
24/04/2026
in LA STORIA CHE DIMENTICA
25 APRILE GIORNO FESTIVO
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Nel primo anno della Repubblica, il 25 aprile 1947 l’Assemblea Costituente non tenne seduta ma ricordò la ricorrenza della Liberazione solo nel pomeriggio del successivo lunedì 28, tra le Comunicazioni del Presidente che era il comunista Umberto Terracini.
Poche righe nel resoconto stenografico. Dieci in tutto, per informare che “in occasione della celebrazione del 25 aprile, che consacra la nuova libertà italiana rinata per sacrificio sanguinoso di popolo, ho creduto di interpretare il comune sentimento esprimendo al capo dello Stato la costante e riconoscente deferenza dell’Assemblea Costituente. L’onorevole De Nicola mi ha fatto pervenire il suo vivo ringraziamento”.
Nessun intervento ma “Vivi applausi” dell’assise, la quale, poi, passò alla commemorazione del decennale della morte di Antonio Gramsci, “caduto – disse l’onorevole Mauro Scoccimarro – anche in difesa dei diritti del Parlamento”. Quì parlarono in sedici e, dopo le conclusioni del Presidente, gli applausi furono “vivissimi, generali”.
L’Assemblea, proseguì, fino a mezzanotte e tre quarti, con l’esame dell’art.27 del progetto di Costituzione su arte, cultura, istruzione. Sulla libertà scolastica gli scontri tra i partiti furono molto accesi, mentre Alcide De Gasperi, presidente del consiglio, in un intervento alla radio, ammoniva: ”Se saremo concordi, non saremo soli”.

Nella prima Legislatura, il nuovo parlamento repubblicano con la legge 27 maggio 1949, n.260, approvata in meno di tre mesi, inserirà il “25 aprile, anniversario della liberazione” tra le festività. L’art. 2 lo considera infatti “giorno festivo”. Come spiegò alla Camera il 25 maggio la relatrice Pia Colini Lombardi (democristiana e sorella del famoso Padre Lombardi, detto in quegli anni di partecipate campagne elettorali “il microfono di Dio”, del quale si faceva suggeritore per quei primi voti nel segreto nelle urne), l’indicazione “giorno festivo” distingueva la ricorrenza dalle “feste nazionali”, relative ad “avvenimenti che hanno avuto notevoli ripercussioni nella vita della nazione” e dalle “solennità civili, che sottolineano fatti o date di alto significato nella vita della nazione”.

Per il legislatore, il 25 aprile, insieme a molte altre festività, dal Primo dell’anno, a San Giuseppe, all’Immacolata fino al 4 novembre, proclamato “giorno dell’unità nazionale”, si doveva “osservare il completo orario festivo e il divieto di compiere determinati atti giuridici come i protesti cambiari o le esecuzioni”.
La discussione del disegno di legge fu molto celere, se si eccettua la lunga discussione sull’inserimento tra i giorni festivi anche del 20 settembre a ricordo della Breccia di Porta Pia. Se ne fece paladino il grecista comunista Concetto Marchesi, però non “contro l’imponenza – disse così- del magistero della Chiesa, ma per rammentare che le date storiche non sono soltanto pietre miliari del cammino percorso e servono ad indicare il cammino da percorrere ancora”. La proposta, nonostante l’autorevolezza del Marchesi, fu respinta con 220 voti contro 120 favorevoli.

Da quel giorno l’Italia ricorda di essere stata liberata dalle forze alleate, dagli angloamericani che lasciarono sul campo centomila morti, affiancati da parte dell’esercito italiano e dal coraggio dei partigiani che, scrive Palmiro Togliatti, il capo dei comunisti, nel suo Diario, erano “Patrioti 100-120.000 uomini, Piemonte 40-50.000, Lombardia 20.000, Veneto 30-40.000, Liguria alcune migliaia, Emilia 10.000” (Giorgio Bocca – Mondadori).

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Prima della sua attuale terza età, ha lavorato in banca. Nella sede centrale di BNL, come Capo dei rapporti istituzionali e poi di quelli finanziari e operativi con le Pubbliche Amministrazioni. Successivamente, Direttore Generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Amministratore di Carisap, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e di Banca dell'Adriatico. E' stato consulente di Artigiancassa e della Regione Lazio. Ha collaborato con Nerio Nesi per il libro "Il codice delle nomine bancarie" (Edizioni Feltrinelli - 1981). Ha scritto per riviste bancarie, un settimanale e un quotidiano a tiratura nazionale, oltreché giornali on line.

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