La rete è ormai zeppa di contenuti fasulli, realizzati con le miracolistiche prestazioni di tanti programmi capaci di creare video verosimili. Stavolta c’è da augurarsi che certi filmati in circolazione siano proprio “fake”, perché in caso contrario sono fonte di sincero timore per il nostro destino.
Sembrerebbe (e la scelta del verbo e della sua forma è d’obbligo) che alcune aziende indiane abbiano costretto i propri operai ad indossare telecamere fissate sulla fronte con una cintura elastica che circonda la testa degli interessati. A chi si chiede il perché non è difficile dare risposta.
Il piccolo dispositivo di videoregistrazione permette di filmare il lavoro svolto dall’operaio e di memorizzare ogni singola mossa nel più minuscolo dettaglio. Quelle sequenze sono destinate a finire in pasto a sistemi di intelligenza artificiale e quindi ad alimentare soluzioni di automazione in contesti lavorativi finora presidiati da persone in carne ed ossa.
C’è chi è legittimamente entusiasta del progresso tecnologico e chi invece assiste all’incedere del futuro senza nascondere profonda preoccupazione. Entrambi guardano con attenzione le sorprendenti novità, ma lo fanno con occhi diversi.
A chi gioisce dei prodigi e della loro inarrestabile introduzione nel nostro vivere quotidiano, vorrei segnalare che i tanti benefici strombazzati hanno uno sconfortante rovescio della medaglia.
Le scene di questi video non hanno certo nulla di appassionante, ma chi li osserva con un minimo spirito critico si accorge che sembra di assistere ad un condannato a morte costretto a scavare la fossa in cui dovrà essere seppellito…
Chi si ostina a confidare nella propria sopravvivenza al sopraggiungere del progresso è bene che si rassegni indipendentemente dal talento o dalle competenze che lo facevano ritenere insostituibile. Fino a qualche tempo fa gli addetti a lavori manuali si reputavano più tranquilli e poco esposti al rischio che i robot gli rubassero il lavoro, ma probabilmente oggi è opportuno che rivedano le loro convinzioni…
I filmati che allarmano sono stati girati in una fabbrica di abbigliamento indiana e mostrano operai alle prese con normali macchine per cucire. Un solo dettaglio risulta insolito: tutti indossano telecamere sulla testa.
Qualcuno azzarda una evoluzione del mondo produttivo basata su tre fasi: far lavorare gli umani in maniera meccanica, costringerli ad insegnare ai robot come lavorare al posto loro, licenziare tutti i dipendenti diventati ormai inutili.
Le telecamere riprendono quel che vede l’operaio, non si perdono nessun movimento delle mani, riescono ad immortalare coordinamento ed esecuzione di compiti, creano un “set di dati” ideale per le dinamiche di autoapprendimento dell’intelligenza artificiale.
Chi pensa si tratti di fantasia, il riscontro a queste “chiacchiere” lo trova sulle pagine di India Today.
Si deve riconoscere che la “visione umana” delle diverse operazioni può essere il modo più economico per addestrare i robot chiedendo loro solo di osservare e imitare…
Se queste cose succedono in Paesi dove il costo del lavoro è infinitesimale, cosa può accadere dalle nostre parti?
Onofrio del Grillo, il leggendario Marchese sinonimo di protervia e sopruso, si era docuto accontentare dell’ormai classico “Io so’ io, e voi non siete un cazzo”.
Leggi tuttoDetails












