Grazie al provvidenziale intervento militare americano e israeliano la popolazione iraniana è finalmente libera dal giogo della tirannia teocratica.
Chi si è bevuto una simile promessa e ha plaudito alle iniziative dei giocherelloni Donald e Bibi probabilmente ha un pochino sopravvalutato o frainteso i buoni propositi dei due leader pacifisti.
Chi era pronto a sostituire Teheran con una voragine post-nucleare, dopo mille mosse degne di un baro che gioca a carte in una taverna di periferia, ha regalato al mondo intero una situazione la cui drammaticità è destinata a ristagnare per anni e forse decenni.
Ad esser rimandati alla preistoria siamo stati noi e non quelli che si voleva prima salvare con qualche bomba atomica e poi spedire nel più tetro passato. Ma, come giustamente predica la nostra Premier, certe cose non si possono né condividere né condannare.
Il carburante vola serenamente verso i tre euro a litro e ci si preoccupa per l’onerosità del fare il pieno della propria autovettura, mentre sarebbe il caso di pensare al rifornimento dei camion che trasportano le merci, dei mezzi di trasporto pubblico, delle strutture produttive…
Tutti parlano dell’aumento della benzina e del gasolio e chi ipnotizza l’opinione pubblica con “sconti” che alla pompa non vengono applicati dalle società petrolifere evita di citare le ripercussioni economiche che stanno travolgendo l’Italia e il resto del pianeta.
Adesso che le ostilità sembrano conoscere una tregua a stelle e strisce ed Israele continua a far piovere morte come se non ci fosse un domani, l’Iran si organizza per riscuotere un pedaggio in criptovalute per chi intenda far transitare la propria petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz.
L’Iran, con la stessa agilità con cui una sedicenne vende una t-shirt o un paio di mocassini tramite “Vinted”, si affretta a offrire un passaggio indisturbato alle navi a pieno carico purchè i rispettivi armatori – in questo temporaneo periodo di formale non belligeranza – provvedano a metter mano al portafogli e a corrispondere un consistente obolo in bitcoin.
A voler esser precisi la soluzione commerciale – nemmeno mai immaginata prima delle cruente scorrerie di Bibi e Donald – prevede che le petroliere inviino via e-mail i dettagli del carico alle autorità iraniane, che applicheranno un pedaggio di circa 1 dollaro al barile e forniranno istruzioni agli equipaggi su come saldare il pedaggio in valute “cripto”.
Anche un imbecille capisce che questa modalità aggira i canali finanziari e le sanzioni basate sul dollaro e potrebbe riposizionare il traffico più vicino alla costa iraniana, aumentando i rischi per le compagnie di navigazione occidentali e legate al Golfo.
Se questo è uno dei trofei conquistati con la mirabile operazione bellica dei signori Trump e Netanyahu, non resta che complimentarsi.
Sono terribilmente attratto dalla pubblicità. Non riesco a resistere, venendone irrimediabilmente attratto quasi dietro lo schermo del televisore – scomparso da tempo il tubo catodico – si nascondesse...
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