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EPIDEMIE IN TRINCEA: SOLDATI RUSSI IN TRAPPOLA

Procopio di Procopio
30/03/2026
in DIFESA
EPIDEMIE IN TRINCEA: SOLDATI RUSSI IN TRAPPOLA
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TE LO LEGGO IO

Il brusio soffuso delle conversazioni e il tintinnio di posate d’argento riempivano l’aria del Circolo Militare Centrale di Mosca. In questo rifugio esclusivo – ospite dello storico Palazzo imperiale Saltykov – i marmi alle pareti sembrano isolare gli occupanti dai fastidi del mondo esterno. Nella Sala Dorata, alle linee sobrie ma eleganti del tardo-classicismo russo ammiccano specchi d’epoca, cornici dorate, stucchi raffinati e appliques in bronzo. Qui il Generale Sokolov si era appena congedato dai suoi commensali.
«Non ci credo!» mormorò il Presidente della Duma, Vyacheslav Volodin: «Non ha nemmeno guardato il libretto del conto. Per tutti i santi del Cremlino!»

Il deputato Gryzlov sollevò un pasticcino alla crema con la cautela di chi maneggia un detonatore, l’atmosfera ancora sospesa in una leggerezza conviviale. «Un atto di insubordinazione finanziaria senza precedenti. Gennady, come rappresentante della fazione veterana, direi che la tua anzianità ti conferisce l’onore di questo privilegio patriottico.»

«La mia anzianità mi conferisce solo il diritto di essere sbalordito, Boris, dalla tua sfacciataggine!» ribatté Zyuganov. Stappò con un colpo secco la bottiglia di vodka che attendeva nel secchiello del ghiaccio. Il tappo volò via, e rimbalzando su un vassoio di frutta esotica finì su un tavolo vicino, fra le risate generali, mentre Zyuganov dichiarava solennemente che non avrebbe pagato nulla più della sua zolletta di zucchero.

Mentre i tre si lanciavano occhiate, rimescolando il caffè, spingendo il conto l’uno verso l’altro, Volodin scorse una figura familiare sulla soglia del salone: il Colonnello Yevgeny Rybakov. Il povero dottore appariva decisamente stropicciato, con occhiaie così profonde da suggerire che non vedesse un cuscino dai tempi dello Zar.

«Dottore! Rybakov! Qui!» esclamò Volodin, offrendo subito un bicchiere di quella “bottiglia che merita attenzione”.

«Grazie» rispose Rybakov, mandando giù il liquore come se cercasse di scacciare un fantasma artico dalle ossa. «Aiuterà a dimenticare il freddo».

Gryzlov osservò il medico. L’atmosfera gioviale si stava dissipando, sostituita da una fredda premonizione. «Siete tornato dal fronte, Colonnello? Come se la cavano i nostri ragazzi?»

Il sorriso di Rybakov svanì lentamente, e con esso l’ultima traccia di leggerezza. La sua voce assunse il tono clinico di chi analizza un collasso galattico. «Volete davvero sapere? A parte i feriti abbandonati sul campo di battaglia?» Accennò una risatina amara. «Siamo di fronte a un’emergenza sanitaria totale! Ma la cosa non riguarda l’Alto Comando. I medici, loro li mandano in prima linea, a combattere. La vita biologica dei soldati non ha più alcun valore, neppure statistico, per lo Stato».

Gryzlov smise di tamponarsi una macchia di vodka sulla camicia: «Spiegatevi meglio.»

Rybakov descrisse le trincee non come postazioni militari, ma come habitat primordiali. «Le trincee sono ormai la loro unica casa: luoghi umidi, saturi di fango e dei detriti putrescenti della guerra. È un’esistenza antica e brutale. I topi sono ovunque; corrono sugli uomini mentre dormono, e si deve lottare con loro persino per una lattina di latte condensato. Le loro deiezioni sono ovunque, mescolate al fango; l’odore è così forte da far lacrimare gli occhi… di sangue!».
Fece una pausa, misurando l’impatto delle sue parole. La vodka cominciava ad infervorarlo. Riprese: «La chiamano “febbre del topo”; il vero nome è Febbre Emorragica con Sindrome Renale. Inizia con sintomi trascurabili, per poi evolvere in dolori addominali che paralizzano la volontà dell’individuo». Mentre i comandanti interpretano il collasso fisico come insubordinazione, i soldati muoiono con il sangue che cola dalle orbite e i reni distrutti. Persino l’élite del Battaglione Akhmat è stata decimata da questa piaga biologica.

«E il nemico?» chiese Zyuganov, cercando una rassicurazione nel bilancio delle perdite. Ma per tutta risposta ottenne: «Loro curano gli uomini, noi acceleriamo l’entropia!».
Volodin, leggermente a disagio, si agitò sulla sedia.

Il tono di Rybakov divenne ancora più cupo: «Il Ministero, per colmare i vuoti, arruola sistematicamente uomini affetti da HIV ed epatite C. I reggimenti 1435 e 1436 sono composti quasi interamente da questi soldati. I casi di HIV tra i militari sono aumentati di 15 volte rispetto ai dati pre-guerra. I soldati segnati da braccialetti speciali si muovono come paria, per avvisare i compagni di non toccare il loro sangue infetto».
Rybakov continuò tutto d’un fiato: «Negli ospedali da campo, la mancanza di forniture di base trasforma le siringhe riutilizzate in vettori di contagio di massa» continuò il medico. «È la cosiddetta Strategia Wagner: usare i malati e i criminali come carne da cannone, promettendo farmaci che non ci sono, con l’obiettivo ultimo di esaurire il nemico o infettarlo attraverso il contatto ravvicinato».

«Per fortuna», azzardò Zyuganov cinicamente, «abbiamo molte riserve…».
Rybakov guardò il deputato dritto negli occhi. «Con un tasso di natalità di appena 1,41 figli per donna, siamo già in declino. Ora, migliaia di uomini infetti torneranno a casa dalle mogli. Meno della metà riceverà cure adeguate. Stiamo piantando i semi di un disastro sanitario che durerà per decenni».

D’improvviso Rybakov tacque. «C’est la guerre» sussurrò Volodin, poco convinto. Il silenzio nel circolo era ora assoluto. La bottiglia di vodka era vuota, i dolci finiti. Guardò il decreto di mobilitazione accanto al conto non pagato: «Due milioni di potenziali vettori – pensò – per un’apocalisse interna.»

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Procopio

Procopio

Procopio è un appassionato di Geopolitica che non disdegna il ricorso a carte apocrife per svelare gli Arcana imperii.

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