Le urne si sono chiuse il 23 marzo alle ore 15 e possiamo certamente sentirci liberi di fare qualche riflessione scevra da intenti referendari, ovvero tesi a dare indirizzi di voto.
Quando sono iniziati i sondaggi sul quesito costituzionale il “SI” superava il 56%, taluni parlavano del 60%. Un distacco incolmabile. Poi cosa è accaduto? Il “NO” ha raggiunto alle urne il 53,7% ed il “SI” si è arenato al 46,3%. Forse nessuno la ammetterà ma neanche le più rosee speranze dei propugnatori del “NO” lo avrebbero immaginato, semmai sognato la notte.
Possiamo affermare che la campagna referendaria della compagine governativa è stata almeno sconcertante, suicida, priva di strategia, costellata di errori; per dirla con una figura dell’estremo oriente, hanno fatto harakiri. Il gesto della cultura nipponica è volontario, in questo caso volevano solo vincere ma non ne hanno azzeccata una. Di Pietro ci perdoni se ci si appropria del suo verbo preferito tante volte ascoltato nei suoi interventi in Tribunale e non.
Andiamo per ordine, non temporale. La Capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia, Dicastero dal quale dipende la Magistratura, ha affermato, più o meno testualmente: se passa la riforma costituzionale ci togliamo di mezzo la Magistratura perché i Magistrati sono plotoni di esecuzione; se vince il “NO” vado all’estero. La dottoressa forse in un attimo di allentamento dei freni inibitori ha straparlato e aveva dimenticato che appartiene alla stessa carriera.
Il suo Ministro ha dichiarato che all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura vi è un sistema “para mafioso”. Anch’egli sciolto ogni freno inibitorio e colto da un momento di estrema smemoratezza ha dimenticato che il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura è il Presidente della Repubblica, il cui fratello, Piersanti Mattarella, venne ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980. Anche qui una incauta amnesia. Sia il Ministro, sia una nota parlamentare hanno dichiarato che la riforma nulla avrebbe avuto a che vedere con i problemi della giustizia: uno per tutti i tempi dei processi. Solo un “ignorante” lo può pensare disse la prestigiosa avvocata. Ancora il Ministro della Giustizia, rivolgendosi ad una parlamentare dell’opposizione, ebbe a dichiarare che la riforma sarebbe servita anche a loro se fossero andati al governo. Insomma una riforma politica, non finalizzata a risolvere i gravi problemi della Giustizia (quella con la G maiuscola).
Il Presidente del Consiglio, così lo chiama la Costituzione, credendo di dare un contributo risolutivo alla conferma del quesito referendario è scesa in campo con monologhi infarciti di bugie affermando che gli errori giudiziari non sarebbero più avvenuti, che i Magistrati non avrebbero più liberato i peggiori criminali, che non avrebbero ostacolato l’attività di governo con sentenze politiche delle “toghe rosse”. I toni usati dal Presidente del Consiglio sono stati quelli a lei più confacenti: quelli da comizio elettorale evitando accuratamente gli aspetti tecnico-giuridici. Non paga di apparizioni con giornalisti almeno allineati e compiacenti, per ultimo si è recata dal rapper Fedez per conquistare il pubblico giovanile. Pessimo calcolo l’affluenza alle urne dei giovani, con molta probabilità, ha contribuito all’affermazione del NO.
Hanno citato opinioni di Magistrati e giuristi assassinati o deceduti molti anni fa, non sapendo cosa avrebbero pensato e detto nell’attuale contesto.
Ciliegina sulla torta il Sottosegretario al Ministero della Giustizia, con delega agli Istituti Penitenziari, Andrea Delmastro Delle Vedove, affermato e valente avvocato, per un certo tempo è stato in società con una diciottenne figlia, del prestanome del più noto clan camorristico della Capitale. Le foto delle frequentazioni nel ristorante sono state diffuse ampiamente, anche mentre fumava (cosa vietata nei locali pubblici) insieme alla Capo di Gabinetto del suo Ministro ed altri esponenti del Dicastero. Una leggerezza ha dichiarato il Sottosegretario, giudizio prontamente sposato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Il padre della ragazza era già sotto la lente della Magistratura e poi, dove aveva reperito quelle somme la diciottenne? Chiedono l’antiriciclaggio per i depositi bancari. L’illustre avvocato e Sottosegretario alla Giustizia non ci ha pensato?
Un esponente del partito di maggioranza si è fatto registrare mentre invitava ad attivare il “sistema clientelare”, ovvero quello “degli amici degli amici”. Sostanzialmente una piramide di errori con i quali si sono auto-sconfitti: da un trionfo di partenza a un insuccesso sonoro. Non è bello sparare sulla Croce Rossa per cui abbiamo declinato solo i fatti e coincidenze. Senza voler apparire blasfemi dovrebbero recitare un “mea culpa, mea grandissima culpa”. Soprattutto hanno sottovalutato il fatto che gli italiani amano la Costituzione anche perché è la nostra Costituzione scritta dai più illustri giuristi del tempo dopo un infausto periodo bellico. Una Costituzione conquistata, non ottriata. La politica deve capire che se la si modifica senza consenso bipartisan si rischia.
Quando perse la guerra, l’Italia era un “popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori”.
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