Cos’hanno in comune il filosofo tedesco Jurgen Habermas e l’attore-regista Rocco Papaleo?
Habermas – il filosofo e sociologo tedesco più influente del nostro tempo – riteneva l’impegno pubblico “il compito più importante della filosofia”. Perciò suggerì, in più occasioni, alle sorde élite politiche dell’unione europea di coinvolgere nel processo di integrazione comunitario i cittadini e le rispettive culture millenarie. Sosteneva, infatti, che ogni decisione politica – a partire dalla cessione di quote di sovranità a favore di un progetto federativo fino alla creazione di un esercito europeo – per essere legittima, debba risultare dal confronto e dalla discussione, e non dev’essere imposta da chi riveste cariche di vertice, tantomeno se non elettive. Ne consegue che, secondo Habermas, il concetto di autorità è inaccettabile: da qui il suo costante rifiuto del potere degli “esperti”.
Riteneva il confronto l’unica strada per difendere le istituzioni democratiche dalle derive sovraniste e populiste: le derive patologiche cui stiamo assistendo con complice, rassegnato stupore. Esponente illustre della scuola di Francoforte (Vds. articolo “La Scuola di Francoforte e l’abisso della ragione”, Giano.news del 29.06.2025), Habermas collocò la sua filosofia politica nell’ambito del “patriottismo costituzionale”, in una posizione opposta al tragico nazionalismo dal quale riteneva la Germania dovesse riscattarsi, a favore dei valori universalistici del dialogo e della ragione.
Elaborò, pertanto, la teoria dell’agire comunicativo (1981) secondo cui la democrazia “deliberativa” (da preferire alla democrazia “rappresentativa”, che vede le decisioni pubbliche prese dai più votati, spesso ignorando i programmi elettorali e le conseguenti aspettative degli elettori) deve basarsi su “un processo di discussione che mira a decisioni condivise e ben ponderate”. Deve basarsi, cioè, sul dialogo razionale tra cittadini liberi ed eguali che – superando le irrazionali logiche di mercato e belliciste – risulti funzionale al conseguimento del bene comune. Ecco cosa lega Rocco Papaleo a Jurgen Habermas: il bene comune.
“Il bene comune” è l’ultimo film dell’attore e regista lucano, dal 12 marzo al cinema. Il caso ha voluto che il film uscisse nelle sale due giorni prima della morte del filosofo (14 marzo 2026). Il film, scritto da Rocco Papaleo con Valter Lupo, è una commedia esistenziale che narra il viaggio di quattro detenute alla ricerca del pino loricato, in uno dei paesaggi più aspri dell’Appennino meridionale: il Massiccio del Pollino, tra Lucania e Calabria. Il viaggio, non solo fisico ma anche interiore, diviene occasione di relazioni autentiche tra le protagoniste che, messe da parte le rispettive fragilità, chiudono col passato e apprendono il valore della condivisione e dell’ascolto reciproco: l’agire comunicativo di Habermas che mira al bene comune.

Punto di arrivo e protagonista principale del film è il pino loricato: un albero ancorato alla roccia da 1250 anni, specie rarissima in quella terra inospitale. Inscalfibile come il granito, non si piega alle raffiche di vento più forti.
Secondo Papaleo, più che un albero “è un modo di stare al mondo”.












