La crudeltà umana non ha limiti. Il XX secolo ci ha regalato due Guerre Mondiali ed i campi di sterminio dove inermi sono stati uccisi perché rei di essere ebrei o diversi. Purtroppo i conteggi delle vite umane stroncate sono in milioni. Non solo questo; pensiamo alle guerre minori dimenticate da tutti, al terrorismo, alle stragi domestiche e non, ad attentati ed a crimini di ogni genere.
Recentemente è riemersa alla cronaca, a seguito di indagini giudiziarie della Procura di Milano, un’attività di cecchinaggio scambiata da “veri mostri” per attività sportiva di caccia.
Il termine “cecchino” venne coniato nel corso della Prima Guerra Mondiale quando tiratori scelti dell’Impero Austro-Ungarico si appostavano in punti strategici per colpire il nemico in passaggi obbligati.
Alcuni benestanti, rapportando alla moneta corrente, pagavano somme sino a decine di migliaia di euro per fare del “turismo di guerra”. Atteso che indaga la Procura meneghina, si parla anche di alcuni italiani.
Costoro andavano alla ricerca di “trofei di caccia” ma non erano animali spesso esposti imbalsamati nei luoghi più disparati per dimostrare le capacità venatorie o come arredo locale. Questi “turisti cecchini” sparavano su inermi cittadini di Sarajevo: donne, bambini, uomini, soldati. Vi era un vero e proprio tariffario in base all’età ed alla tipologia delle vittime che si prefiggevano di uccidere. Pare che le cifre esborsate fossero inversamente proporzionali all’età dei malcapitati.
Sarajevo era assediata, approssimativamente siamo nella prima metà degli anni novanta. La popolazione era alla ricerca di cibo, acqua e generi di prima necessità.
Questi assassini, senza motivazione alcuna, uccidevano per puro divertimento nei fine settimana. In base a quanto si conosce, costoro effettuavano viaggi prima in aereo, poi in auto ed infine erano scortati dalle forze speciali per raggiungere le postazioni da cui sparare, atteso che attraversavano pericolose zone di guerra.
Una specie di “tiro al piccione”, inteso come l’azione di colpire con facilità chiunque si trovi in una posizione di netta inferiorità, svantaggio o impossibilità di difendersi. Non stiamo parlando di volatili o di animali di ogni taglia e specie ma di persone indifese e disperate per la guerra e la penuria di tutto.
Le prime notizie furono pubblicate dal più antico quotidiano della Bosnia-Erzegovina nel 1995. Si parlava del “Sarajevo safari”, di chi, rimane difficile trovare un lemma adeguato, con la complicità delle forze serbe, si recava sulle alture della città per uccidere inermi cittadini con fucili di alta precisione del tipo impiegato dai cecchini in guerra contro il nemico. Se è inammissibile in guerra che un cecchino colpisca i civili, è inconcepibile che un civile lo faccia per passare un fine settimana diverso. Tutte le peggiori accezioni del vocabolario non bastano per definirli in modo adeguato. L’uccidere ha sempre delle motivazioni retrostanti: la guerra, la vendetta, la follia, l’odio, gli abietti motivi, la perversione, le attività criminali e molti altri. Sertir parlare di divertimento del fine settimana per uccidere persone disperate e inermi lascia inorriditi mentre il disgusto, la rabbia, l’impotenza salgono dal cuore e dalle viscere del nostro corpo. Si rimane atterriti, si sta veramente malissimo al solo pensiero che esseri, apparentemente umani, possano compiere simili gesti.
L’autore sicuramente non necessita di presentazione, sarebbe troppo lungo il suo curriculum; nell’esergo pone alcune righe di Italo Calvino.
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