L’elettore medio è legittimamente sprofondato nella più allucinante confusione, bombardato da gente che strilla e, così facendo, poco agevola la concentrazione che sarebbe necessario avere quando si è chiamati a decidere del destino del proprio Paese.
I referendum sono tradizionalmente accompagnati dalla incomprensibilità dei quesiti cui si è chiamati ad esprimere consenso o avversità. Con la scusa che basta rispondere SI o NO, chi formula le domande sembra essere posseduto dal Gigi Marzullo delle interviste a notte fonda e si esibisce in performance in cui – rispettata giusto l’ortografia – sintassi e semantica non raggiungono un ragionevole livello di comprensibilità.
Se i quesiti sono poco trasparenti o comunque difficili da redigere in poche righe, dovrebbe esserci qualcuno che – in questo caso – spiega a chi non ha studiato la procedura penale quali sono le reali conseguenze della tanto decantata riforma e della scelta dei cittadini chiamati alle urne per esprimere il proprio parere.
Qualora fosse sfuggito ai più distratti, in ballo c’è la nostra Carta Costituzionale da cui dipendono i nostri diritti e il ciclo biologico di una civiltà che già ansima per garantire obiettivi ambiziosi e non sempre perfettamente perseguibili come libertà fondamentali, legalità, equità.
Nel caos globale l’approssimarsi dell’appuntamento referendario ha innescato una baraonda di dichiarazioni spesso assolutamente gratuite volte a catturare l’interesse del quisque de populo.
Viene raccontato, ad esempio, che finalmente la giustizia sarà più efficiente e rapida, ma nessuno si domanda come possa accadere visto che il numero delle cause e dei magistrati – in assenza della Madonna di Lourdes o di qualche prestigiatore ateo – rimane invariato perché da nessuna parte si vedono semplificazioni procedurali o potenziamenti degli organici.
Gente che a stento sarebbe stata capace di compilare una schedina del totocalcio non esita a dar luogo a proclami fantasmagorici, lasciando inebetiti anche i pochi connazionali ancora in possesso di capacità di intendere e di volere.
Il tema è indiscutibilmente complesso e in questi giorni sarà piacevole affrontarlo lontano dagli slogan e dalle frasi ad effetto.
In questo panorama di voci concitate spicca quella di una magistrata che oggi ricopre il delicato compito di Capo di Gabinetto del Ministero di Giustizia e quindi ha il ruolo di regista nello staff del titolare del dicastero Carlo Nordio.
Una sua recente affermazione in un talk show dell’emittente siciliana Telecolor è stata illuminante e la incontestabile chiarezza delle espressioni usate ha consentito di capire il referendum anche a chi non vanta lauree in giurisprudenza o esperienze forensi.
“Votate SI e ci togliamo di mezzo la magistratura che è pilo… sono plotoni di esecuzione, plotoni di esecuzione” dice testualmente e senza tanti giri di parole la donna che è il braccio destro del Ministro, diradando dubbi ed erronee interpretazioni (in coda all’articolo il video).
Dinanzi ad una simile encomiabile prova di dialogo diretto con gli elettori, perché sulla scheda non si riporta la così sintetica e inequivocabile domanda “Vuoi togliere di mezzo la magistratura e i suoi plotoni di esecuzione?”
Probabilmente chi, ancora dotato di buon senso e auspice di miglioramenti della giustizia, sa bene che i giudici applicano le leggi che scrivono i politici, gli stessi che poi si lamentano se le norme vengono rispettate…
Verrebbe da pensare che dovremmo toglierci dai piedi i ladri, i disonesti e i farabutti ma per farlo serve la magistratura che – azzoppata – potrà fare sempre meno per il cittadino.
Il palcoscenico dell’inquietante conflitto iraniano non vede in campo solo chi attivamente sta bombardando e massacrando.
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