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BUEN CAMINO. OH CHECCO: REMAKE O PLAGIO?

Massimo Di Muzio di Massimo Di Muzio
23/02/2026
in RIFLESSIONI
BUEN CAMINO. OH CHECCO: REMAKE O PLAGIO?
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TE LO LEGGO IO

Si, si, siamo sfegatatamente coinvolti nella perenne goliardia del Checco nazionale, anzi: nazional-popolare.

Parla alla pancia, storie da piola piemontese espresse in pugliese da trulli. Scene iconiche da sempre: la pipì nell’ampolla sacra della cerimonia padana, le orecchiette di mamma nella spazzatura, fino a quest’ultima conversione del padre assente e cazzone recuperato a dimensione genitoriale con sacrificio dell’edonismo.

Con passaggi educativi e messaggi di priorità emozionali sul carpe diem: bello, comprensibile, coinvolgente. Ti sembra di aver capito i livelli superiori di lettura, la simbologia familiare, la scala del sogno di Giacobbe, in Genesi (28,10-22) (1). Messaggio di comunicazione aperta, va e vieni terra/cielo e viceversa per un Dio che scende verso l’uomo, indicando un Paradiso raggiungibile con fatica e adattamento a regole nuove: condotta e fede. Jung la interpreta come elevazione del sé; è spesso raffigurata nel Tappeto di Loggia (2) del Primo Grado del percorso iniziatico di perfezionamento morale e intellettuale. La Transizione (il viaggio in macchina; il cammino a piedi) identifica la fase di passaggio: stai lasciando una vecchia visione di te stesso per raggiungerne una ‘’superiore’’. ‘’Stairway to Heaven“: Il concetto è così radicato che ha influenzato la cultura di massa, dalla celebre canzone dei Led Zeppelin alle rappresentazioni dantesche del Purgatorio, dove la salita è necessaria per purificare lo spirito prima del Paradiso, come nel Giudizio Universale della chiesa di Santa Maria in piano a Loreto Aprutino, col periglioso attraversamento del Lete sul ‘’Ponte del capello’’, da parte delle anime in equilibrio precario a seconda del peso dei peccati (3).

La similitudine tra la Scala di Giacobbe e il Cammino di Santiago è profonda e suggestiva: entrambi rappresentano l’archetipo dell’ascesa (spirituale, fisica e morale) e il superamento della condizione terrena per raggiungere una dimensione superiore. Sebbene una sia visione statica (una scala) e l’altro un percorso dinamico (un cammino), condividono una struttura simbolica identica.

La Verticalità vs L’Orizzontalità Inclinata.

  • La Scala: rappresenta la verticalità assoluta. È lo sforzo di elevazione “gradino dopo gradino”.
  • Il Cammino: è un’ascesa “orizzontale”. Sebbene si cammini sulla terra, il pellegrino vive una progressione che lo porta verso l’alto interiormente. Santiago di Compostela (e il successivo arrivo a Finisterre) è la “cima” della scala.
  • Punto di contatto: entrambi collegano la Terra (la vita quotidiana, il peccato, l’incompletezza) al Cielo (la redenzione, la conoscenza, il “Paradiso”). In entrambi i casi, non si raggiunge la meta istantaneamente.
  • Non si può arrivare a Santiago senza aver attraversato le Mesetas, così come non si sale alla virtù senza aver superato i gradini inferiori. Catalizzatore del cambiamento è il sacrificio, la rinuncia a consuetudini pregresse. Nel sogno, Giacobbe vede gli angeli che salgono e scendono. Nel Cammino i pellegrini stessi diventano “angeli” l’uno per l’altro. Il Cammino di Santiago è fatto di incontri, scambi di informazioni e assistenza reciproca. La “discesa” degli angeli corrisponde alla grazia o alle intuizioni/istruzioni che il pellegrino riceve durante la marcia. Si legge in trama una convergenza simbolica, rituale e filosofica. Entrambi sono percorsi di “trasmutazione”. Il Cammino di Santiago è storicamente chiamato “La Via Lattea”. Anticamente, i pellegrini seguivano la galassia nel cielo notturno per orientarsi verso ovest e raggiungere Finisterre. La scala di Giacobbe tocca la “volta stellata”. Dunque, percorrere il Cammino è, simbolicamente, percorrere la Scala di Giacobbe proiettata sulla volta celeste e riflessa sulla terra spagnola, in un percorso iniziatico sapienziale di presa di coscienza del sé e della gradazione dei valori, dei simboli e degli affetti. Qui la ‘pietra grezza’ che si sgrossa nel percorso è il genitore.

“In viaggio con papà” (1982) di Sordi, la struttura narrativa ricalca in modo sorprendente il percorso iniziatico di passaggio dal grado di Apprendista a quello di Maestro, o meglio, la trasmissione della conoscenza da una generazione all’altra (il “passaggio del bastone o del maglietto“) ad un figlio un po’ tordo che ne riconquista dimensione e ruolo paterno con la non dismessa impudente fragilità infantile e conseguente rigida moralità, persa invece dal padre. Il viaggio è un percorso di Rettificazione, un percorso verso la luce del sud. Viaggio che consente ad entrambi di riprendere dimensioni affettive, ma soprattutto al padre di agire per levigare la pietra della personalità del figlio, progettando un viaggio che è a tutti gli effetti un cantiere di costruzione dell’anima, il confronto con gli spigoli della vita: il desiderio, la menzogna, il tradimento, la seduzione. Perché ‘’l’Architetto non costruisce la torre per abitarci, ma per permettere a chi verrà dopo di vedere più lontano l’orizzonte’’. Che è ruolo del Maestro.

Prof. Pier Enrico Gallenga, già Direttore Istituto di Oftalmologia, Medicina Legale e Medicina del Lavoro, Università Gabriele D’Annunzio, Chieti-Pescara.
Dr. Massimo di Muzio, Direttore UOC Farmacia e Farmacologia Clinica, IRCCS-INRCA, Ancona
(1) Il racconto biblico ricorda che, in viaggio verso Carran, Giacobbe si ferma per la notte e sogna una scala che unisce cielo e terra, con angeli che salgono e scendono. In questa visione, Dio gli promette protezione, una terra e una discendenza numerosa. Al risveglio, profondamente colpito, Giacobbe comprende di trovarsi in un luogo sacro: consacra quindi la pietra su cui aveva dormito e ribattezza il luogo Betel (“Casa di Dio”). Infine, fa un voto solenne, promettendo fedeltà e devozione al Signore in cambio della Sua guida e del Suo sostentamento durante il cammino.
(2) Il tappeto di loggia (noto anche come Quadro di Loggia) è un elemento simbolico fondamentale della massoneria, posizionato al centro del tempio durante i lavori rituali.
(3) Il “Ponte del Capello” è una rarissima raffigurazione del passaggio che le anime devono attraversare per raggiungere la salvezza. Il ponte si assottiglia fino a diventare fine come un capello per i peccatori, che rischiano di cadere nel fiume di pece sottostante.
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Massimo Di Muzio

Massimo Di Muzio

58 anni, laureato in Farmacia, è specialista in Tossicologia (Università di Bologna) e in Farmacia Ospedaliera (Università di Padova). Ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto di Farmacologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Chieti. Attualmente è Responsabile della UO di Farmacia Clinica dell’INRCA-IRCCS di Ancona. È responsabile del Centro Regionale per l’Allestimento della Cannabis. Ha conseguito il Master in Organizzazione e Gestione in Sanità presso la SDA Bocconi di Milano, il Master in Economia e Management Sanitaria presso l’Università di Roma Tor Vergata e si è perfezionato in Bioetica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Ha effettuato uno stage di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Antropologia della British Columbia Open University di Vancouver (Canada). È il Referente Regionale della Scorta Nazionale Antidoti del Ministero della Salute per la regione Marche. È stato membro per due mandati della Delegazione Italiana della Commissione Europea per la Farmacopea Europea a Strasburgo. I suoi principali settori di interesse professionale sono: Farmacia Clinica, Farmacologia, Tossicologia, Bioetica e Sperimentazioni Cliniche, CBRNe, Management Sanitario, Farmacoeconomia. Si interessa inoltre di emergenze e maxiemergenze: è stato Membro della Commissione della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento di Protezione Civile per la gestione dei farmaci nelle maxi-emergenze, Commissione che ha emanato il Deliberazione del 22 maggio 2003 (GU n. 196 del 25 agosto 2003) “Accordo tra Governo, regioni, province autonome di Trento e di Bolzano, comuni, province e comunità montane sui «Criteri di massima sulla dotazione di farmaci e dispositivi medici di un posto medico avanzato di II livello utilizzabile in caso di catastrofe». È membro Tossicologo del GORES (Gruppo Operativo Regionale di Emergenza Sanitaria) della Regione Marche. È socio della SIF (Società Italiana di farmacologia) e della SITOX (Società Italiana di Tossicologia). Ha svolto e/o svolge attività di docente presso l’Università di Camerino (Insegnamento di Tossicologia), di Pisa (Farmacologia nelle maxiemergenze), di Bari (insegnamento di Medicina delle Catastrofi), di Ancona (insegnamento di Chimica degli Alimenti), dinGenova (insegnamento di Medicina delle Catastrofi nel Master di Bioetica). È stato Docente Esperto e Direttore presso il Centro Nazionale di formazione NBCR della Croce Rossa Italiana. È stato relatore e moderatore a numerosi congressi e convegni in Italia ed all’estero e vincitore di alcuni premi nazionali. Ha oltre 200 pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali e di diverse monografie. Fra queste, si ricorda in particolare, come co-autore il libro M.L. Farina, G. Bacis, A. Gattini, M. Di Muzio, G.C. Taddei, L. Giuliani: Antidoti: Prontuario Terapeutico Ragionato (2001, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma). Tale testo è considerato “Reference Material” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità-World Health Organization – International Programme of Chemical Safety. Ha elaborato le “Linee guida nazionali per la gestione extraospedaliera di persone esposte a irradiazioni e/o contaminazioni acute in relazione ad eventuali emergenze radiologiche”, con la prefazione del prof. Antonino Zichichi che le ha approvate.

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