Si, si, siamo sfegatatamente coinvolti nella perenne goliardia del Checco nazionale, anzi: nazional-popolare.
Parla alla pancia, storie da piola piemontese espresse in pugliese da trulli. Scene iconiche da sempre: la pipì nell’ampolla sacra della cerimonia padana, le orecchiette di mamma nella spazzatura, fino a quest’ultima conversione del padre assente e cazzone recuperato a dimensione genitoriale con sacrificio dell’edonismo.
Con passaggi educativi e messaggi di priorità emozionali sul carpe diem: bello, comprensibile, coinvolgente. Ti sembra di aver capito i livelli superiori di lettura, la simbologia familiare, la scala del sogno di Giacobbe, in Genesi (28,10-22) (1). Messaggio di comunicazione aperta, va e vieni terra/cielo e viceversa per un Dio che scende verso l’uomo, indicando un Paradiso raggiungibile con fatica e adattamento a regole nuove: condotta e fede. Jung la interpreta come elevazione del sé; è spesso raffigurata nel Tappeto di Loggia (2) del Primo Grado del percorso iniziatico di perfezionamento morale e intellettuale. La Transizione (il viaggio in macchina; il cammino a piedi) identifica la fase di passaggio: stai lasciando una vecchia visione di te stesso per raggiungerne una ‘’superiore’’. ‘’Stairway to Heaven“: Il concetto è così radicato che ha influenzato la cultura di massa, dalla celebre canzone dei Led Zeppelin alle rappresentazioni dantesche del Purgatorio, dove la salita è necessaria per purificare lo spirito prima del Paradiso, come nel Giudizio Universale della chiesa di Santa Maria in piano a Loreto Aprutino, col periglioso attraversamento del Lete sul ‘’Ponte del capello’’, da parte delle anime in equilibrio precario a seconda del peso dei peccati (3).
La similitudine tra la Scala di Giacobbe e il Cammino di Santiago è profonda e suggestiva: entrambi rappresentano l’archetipo dell’ascesa (spirituale, fisica e morale) e il superamento della condizione terrena per raggiungere una dimensione superiore. Sebbene una sia visione statica (una scala) e l’altro un percorso dinamico (un cammino), condividono una struttura simbolica identica.
La Verticalità vs L’Orizzontalità Inclinata.
- La Scala: rappresenta la verticalità assoluta. È lo sforzo di elevazione “gradino dopo gradino”.
- Il Cammino: è un’ascesa “orizzontale”. Sebbene si cammini sulla terra, il pellegrino vive una progressione che lo porta verso l’alto interiormente. Santiago di Compostela (e il successivo arrivo a Finisterre) è la “cima” della scala.
- Punto di contatto: entrambi collegano la Terra (la vita quotidiana, il peccato, l’incompletezza) al Cielo (la redenzione, la conoscenza, il “Paradiso”). In entrambi i casi, non si raggiunge la meta istantaneamente.
- Non si può arrivare a Santiago senza aver attraversato le Mesetas, così come non si sale alla virtù senza aver superato i gradini inferiori. Catalizzatore del cambiamento è il sacrificio, la rinuncia a consuetudini pregresse. Nel sogno, Giacobbe vede gli angeli che salgono e scendono. Nel Cammino i pellegrini stessi diventano “angeli” l’uno per l’altro. Il Cammino di Santiago è fatto di incontri, scambi di informazioni e assistenza reciproca. La “discesa” degli angeli corrisponde alla grazia o alle intuizioni/istruzioni che il pellegrino riceve durante la marcia. Si legge in trama una convergenza simbolica, rituale e filosofica. Entrambi sono percorsi di “trasmutazione”. Il Cammino di Santiago è storicamente chiamato “La Via Lattea”. Anticamente, i pellegrini seguivano la galassia nel cielo notturno per orientarsi verso ovest e raggiungere Finisterre. La scala di Giacobbe tocca la “volta stellata”. Dunque, percorrere il Cammino è, simbolicamente, percorrere la Scala di Giacobbe proiettata sulla volta celeste e riflessa sulla terra spagnola, in un percorso iniziatico sapienziale di presa di coscienza del sé e della gradazione dei valori, dei simboli e degli affetti. Qui la ‘pietra grezza’ che si sgrossa nel percorso è il genitore.
“In viaggio con papà” (1982) di Sordi, la struttura narrativa ricalca in modo sorprendente il percorso iniziatico di passaggio dal grado di Apprendista a quello di Maestro, o meglio, la trasmissione della conoscenza da una generazione all’altra (il “passaggio del bastone o del maglietto“) ad un figlio un po’ tordo che ne riconquista dimensione e ruolo paterno con la non dismessa impudente fragilità infantile e conseguente rigida moralità, persa invece dal padre. Il viaggio è un percorso di Rettificazione, un percorso verso la luce del sud. Viaggio che consente ad entrambi di riprendere dimensioni affettive, ma soprattutto al padre di agire per levigare la pietra della personalità del figlio, progettando un viaggio che è a tutti gli effetti un cantiere di costruzione dell’anima, il confronto con gli spigoli della vita: il desiderio, la menzogna, il tradimento, la seduzione. Perché ‘’l’Architetto non costruisce la torre per abitarci, ma per permettere a chi verrà dopo di vedere più lontano l’orizzonte’’. Che è ruolo del Maestro.












