25 dicembre 2024. Eagle S, petroliera di 70mila tonnellate di stazza, registrata alle Isole Cook, ma appartenente alla flotta fantasma della Russia, ara il fondale sabbioso del Mar Baltico con la sua àncora e trancia Eastlink-2, elettrodotto lungo 170 chilometri che collega Finlandia e Estonia. Uno dei quattro che connette i paesi baltici al resto dell’Europa. Un “incidente”?
Non proprio. La reazione è immediata. La nave non riesce a riparare in acque internazionali, viene bloccata, posta sotto sequestro e le 24 persone dell’equipaggio arrestate.
Secondo le registrazioni delle autorità finlandesi, la petroliera, dopo avere ridotto la sua velocità in prossimità dei cavi sottomarini, ha trascinato la sua àncora per 60 chilometri. Decisamente non è un “incidente”, ma un cosiddetto “attacco ibrido” per destabilizzare senza usare la forza delle armi.
28 aprile 2025. Ore 12:30. La rete elettrica della penisola iberica viene alimentata con 32 gigawatt (GW), più della metà dei quali prodotta da fonte solare. La domanda è di 25 GW e vengono esportati in Portogallo 2,6 GW, 0,87 GW in Francia e 0,78 GW in Marocco. 3 GW vengono usati per pompare acqua nei bacini idroelettrici.
Il sistema automatico che controlla la produzione elettrica in Spagna registra un brusco calo, della durata di cinque secondi, causato dal guasto di una sottostazione nella provincia di Granada, che provoca, a cascata, interruzioni di rete nelle provincie di Badajoz e Siviglia, che portano alla chiusura del collegamento con la rete elettrica francese.
Alle 12.33 c’è il blackout con pesanti ricadute in Portogallo e Spagna. L’interruzione di corrente provoca difficoltà nelle telecomunicazioni, nei sistemi di trasporto, nei servizi di emergenza. Almeno sette persone in Spagna e una in Portogallo perdono la vita a seguito di incendi provocati da candele, o per intossicazione da fumi di scarico di generatori di emergenza. Vengono registrati problemi di sincronizzazione con la rete elettrica europea.
La crisi rientra, quasi ovunque, nell’arco di 10 ore.
Martedì 9 settembre 2025. 43mila abitazioni, 3mila tra negozi e aziende, decine di migliaia di persone, residenti in diversi quartieri di Berlino, rimangono senza elettricità. La causa è l’incendio doloso di due tralicci dell’alta tensione nella zona sud-est della città. Alla sera sono ancora più di ventimila gli edifici senza corrente, comprese scuole e case di cura che hanno dovuto trasferire i pazienti in altre strutture. Grossi disagi alla circolazione, con moltissimi semafori spenti e i tram fermi. Per alcune ore sono fuori servizio anche i numeri di emergenza.
Stromnetz Berlin, la società che gestisce la rete elettrica della città, informa che i lavori di ripristino potrebbero protrarsi fino a giovedì 11.
Un gruppo anarchico, senza identificarsi, pubblica online una lettera in cui rivendica l’attacco. L’obiettivo era il parco Tecnologico di Adlershof, dove sono presenti società tecnologiche e centri di ricerca: nel messaggio l’organizzazione dice di aver voluto colpire «l’intreccio di ricerca, scienza e tecnologia che comporta guerra, distruzione ambientale e controllo sociale».
Sabato 3 gennaio 2026, prime ore del mattino.
Quartieri sud-occidentali di Berlino, zona di Lichterfelde.
Un incendio brucia 5 cavi ad alta tensione da 110 kV e 10 a media tensione da 10 kV, posti sopra una passerella tecnica che attraversa il canale Teltow, interrompendo la fornitura di energia elettrica.
Oltre 45mila abitazioni, 2mila attività commerciali e 100mila persone rimangono senza corrente, con disagi per riscaldamento, comunicazioni, telefonia cellulare e servizi essenziali.
Ci vuole una settimana perché il ripristino sia completato.
Il “Vulkangruppe”, compagine legata all’estrema sinistra, rivendica su Internet il sabotaggio. Tuttavia, un paio di giorni dopo, sempre il “Vulkangruppe” dice di non entrarci per nulla.
14 gennaio 2026. In concomitanza con le vacanze di Natale la Polonia subisce un massiccio attacco cyber alla sua rete elettrica. La responsabilità viene attribuita ad hacker al servizio del Cremlino. Secondo il ministro Krzysztof Gawkowski “si è trattato del più forte attacco al settore energetico degli ultimi anni che avrebbe potuto causare un blackout”. Ha poi aggiunto: “Tutti gli indizi portano a dire che abbiamo a che fare con un sabotaggio russo” e ancora: “Non c’è bisogno di avere aerei, o truppe per le strade della Polonia, o invasione di carri armati, perché i carri armati digitali sono già qui”.
Sono solo alcuni recenti esempi della fragilità e vulnerabilità delle infrastrutture energetiche, ovunque in Europa e non solo. Inoltre la rete elettrica è strategica e quindi bersaglio di attacchi. Gli sviluppi geopolitici porteranno a un ulteriore peggioramento della situazione di minaccia. Le autorità e le compagnie elettriche devono rafforzare la protezione, digitale e fisica, delle infrastrutture, tenendo presente, in particolare, la minaccia costituita dall’uso dei droni.
Una protezione sufficiente richiede tempo e non esiste una protezione assoluta. Osservazione banale, ma è di vasta portata. La società deve prepararsi a un’interruzione di corrente. I preparativi necessari non sono solo di competenza delle autorità. Tutti devono assumersi delle responsabilità: pubblico e privato, aziende e famiglie.
Divertitevi, per un giorno, a prendere nota di ciò che fate usando dispositivi elettrici.
Occorre quindi predisporre le scorte necessarie per superare un blackout. Nel peggiore dei casi della durata di una settimana.
In primo luogo serve acqua. Calcolatene 5 litri al giorno a persona. Riempite dei contenitori puliti e cambiate l’acqua ogni 6 mesi.
Poi serve cibo. Sceglietelo di tipo non deperibile che non richieda cottura: scatolame vario (non dimenticate l’apriscatole e che sia più di uno, non si sa mai), frutta secca, burro d’arachidi, barrette energetiche.
Pile extra per torce tascabili e da testa, meglio ancora se a manovella, o a energia solare. Le candele vanno bene, ma state attenti. Una radio a batteria, o a manovella, per rimanere informati. Una o più power bank, sempre cariche e di capacità sufficiente, per il telefono cellulare e altri dispositivi digitali.
Se è inverno, coperte extra, vestiti caldi. Se sicuro, riscaldamento alternativo come un camino, o una stufa da campeggio (da usare solo all’aperto per il pericolo del monossido di carbonio).
In estate, pianificate di rimanere sempre idratati. Se necessario aumentate le scorte di acqua.
Approntate un kit di pronto soccorso, con tutti i farmaci essenziali, per darvi almeno una settimana di autonomia. Se vengono utilizzate apparecchiature mediche che richiedono alimentazione, definite un piano di emergenza con il medico curante.
Bancomat e lettori di carte non funzioneranno, quindi opportuno avere sempre del denaro contante a disposizione. Non tanto, quello che può servire per acquisti essenziali.
Definite con i vostri familiari un piano di comunicazione per rimanere in contatto.
Se un blackout sembra possibile, fate il pieno ai vostri veicoli.
Conservate i documenti importanti in un contenitore impermeabile.
Se avete un generatore, assicuratevi che sia funzionante e di avere sufficiente carburante. Usatelo sempre e solo all’aperto.
Probabilità di blackout prossimi venturi in Italia? A dire il vero, non siamo messi poi tanto male. La lezione del blackout del 2023 ha portato a miglioramenti alla sicurezza della rete e ai protocolli di emergenza. Negli ultimi anni abbiamo diversificato in modo significativo le fonti di energia, con una notevole quota parte di rinnovabili. Il paese fa parte della rete interconnessa europea, che fornisce una certa capacità di backup dai paesi vicini. Le principali città hanno protocolli di risposta alle emergenze. Le infrastrutture critiche, come gli ospedali, in genere hanno generatori di backup.
Ci sono, ovviamente, delle vulnerabilità di cui tenere conto. L’Italia dipende dai collegamenti transfrontalieri perché importa circa 10-15 per cento della sua elettricità. L’infrastruttura di rete varia considerevolmente: le regioni settentrionali hanno sistemi più moderni e affidabili rispetto ad alcune aree meridionali. La manutenzione, riparazione e rinnovamento delle infrastrutture è complicata dalla morfologia dell’Italia e dalle sue tante zone montuose.
Siamo, purtroppo, abituati ai disastri naturali e quindi, volenti o nolenti, abbiamo una qualche consapevolezza culturale. Il Dipartimento della Protezione Civile è ben considerato e coordina efficacemente le risposte alle emergenze. Tuttavia, la preparazione sistematica a scala familiare, domestica, non è così radicata come nei paesi nordici, o nella vicina Confederazione Elvetica.
Ricordatevi che la distanza temporale delle nostre società occidentali dall’anarchia totale è di soli tre giorni, ovvero nove pasti. Quando l’acqua, il cibo, le medicine e gli alimenti pediatrici diventano scarsi la coesione sociale degrada rapidamente.
Quindi non c’è da stare tranquilli. Il blackout può accadere, oltre che per attacchi criminali, per cause del tutto imprevedibili. Quello del 2023 venne provocato dal ramo troppo lungo di un abete che toccò i cavi ad alta tensione sul passo del Lucomagno in Svizzera in una notte con troppo vento.
Sia da monito il titolo di una celebre autobiografia: “Solo i paranoici sopravvivono”. Sia ben chiaro, nessuno vuole fare il menagramo, ma è meglio prepararsi che subire. Voi come siete messi?
Io maluccio…si predica bene e si razzola male.












