La storia del video del professor Barbero rimosso perchè ritenuto fasullo, inattendibile e fuorviante ha dimostrato la fragilità dell’informazione e della sua correlata libertà, minata alla base da chi può stabilire cosa si possa o non si possa sapere.
Si è letto che lo stop al video, che spiegava plausibili ragioni del NO all’imminente referendum sulla riforma della giustizia, era il frutto di un sofisticato lavoro di “fact checking”. Verifiche ed analisi accurate avrebbero portato a sancire l’eliminazione di quel filmato, innescandone la viralità su WhatsApp (che è sempre di Meta Corporation…) e su tante altre piattaforme di messaggistica istantanea.
Chi ha pensato, erroneamente, che i meccanismi di controllo del social network di Mark Zuckerberg siano fondamentali, necessari, indispensabili e soprattutto ben calibrati, è bene che legga la storia che sto per raccontare. Una storia per le mille o centomila che di questo genere si potrebbero riportare, visto che l’episodio è tutt’altro che isolato e costituisce un meccanismo che sostiene finanziariamente l’iniziativa tecnologica.
“Sarà capitato anche a voi” – cantava Raffaella Carrà – non di avere una musica in testa, ma di ritrovarvi la bacheca di Facebook letteralmente “farcita” di messaggi “sponsorizzati”.
Sono quei “post” che vengono inseriti a pagamento e mescolati tra quelli pubblicati da persone con cui si è regolarmente in contatto.
Sono una fonte di guadagno che sarebbe più che lecito se non fosse un contributo non trascurabile ad operazioni di disinformazione o non di rado truffaldine.
Se davvero esiste una squadra di specialisti di cui andare orgogliosi per l’opera di “setaccio” dei contenuti pericolosi per gli utenti disarmati, forse è il caso di invitarla a maggiore attenzione non limitando la censura a quel che scrivono i “quisque de populo” o i personaggi scomodi, ma bloccando attività illegittime anche quando a risentirne sono le casse di Facebook.
Veniamo al dunque, ovvero al post “sponsorizzato” di tale “Snowdrop 254”, che narra l’immaginario litigio televisivo tra l’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, e il noto giornalista Sigfrido Ranucci. L’alterco avrebbe avuto luogo nel corso di una ipotetica puntata di “Porta a Porta” in cui il top manager bancario avrebbe addirittura strappato il microfono al conduttore di Report (che come tutti gli ospiti ha il microfono a clip sulla camicia e non un “gelato” facile da portar via).

Chi bazzica Facebook non sempre è animato da spirito critico e dotato di spiccata capacità di osservazione. La maggior parte degli utenti si beve qualunque cosa gli venga propinata per poi diventarne testimone in una drammatica staffetta di disinformazione. Si sentirà dire “l’ho letto sul giornale”, omettendo di confessare dove davvero lo si avesse trovato….
Chi clicca sul link inserito nel post viene catapultato su una pagina graficamente identica a quella della versione online del quotidiano “La Repubblica”, pagina effettivamente capace di ingannare anche i più attenti (visibile tramite questo link) e titolata “«Stai mentendo a milioni di persone»: come l’esperto di Report ha colpito l’amministratore delegato in diretta” (che si ricorda essere un falso clamoroso).
La foto del post è stata realizzata con l’intelligenza artificiale che ha calato i protagonisti nello studio di Bruno Vespa e la didascalia su Facebook parla di “programma mattutino” quando tutti (meno l’intelligenza artificiale) sanno bene che quel talk show va in onda in seconda serata….
Purtroppo parecchie persone avranno immaginato attendibile la notizia e questo ovviamente non rassicura sul nostro destino…

Il sito su cui risiede la pagina tarocca è “repubblica.cc” e, simile al veritiero “repubblica.it”, può facilmente trarre in errore.
La trappola è stata organizzata dalla fantomatica società di investimenti “Evoverdex”, sodalizio criminale che nella propria homepage ostenta i volti sorridenti e dichiarazioni entusiastiche di uomini famosi come Carlo Cottarelli e altri clienti soddisfatti…
L’avventura in questo mondo è appena cominciata. Oggi accontentiamoci di sapere che Facebook incassa denaro da questi truffatori e ne agevola l’operato. Domani entriamo nel dettaglio, anche per evitare che qualcuno possa cascare nell’imbroglio e si faccia depredare. Mi raccomando, non mancate…












