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Home LA STORIA CHE DIMENTICA

WITOLD PILECKI: L’UOMO CHE SCELSE L’INFERNO PER RESTARE UMANO

Bruno Tammaro Iannelli di Bruno Tammaro Iannelli
27/01/2026
in LA STORIA CHE DIMENTICA
WITOLD PILECKI: L’UOMO CHE SCELSE L’INFERNO PER RESTARE UMANO
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TE LO LEGGO IO

Per commemorare la Giornata della Memoria 2026

Ci sono nomi che la storia ha lasciato cadere nel silenzio, come se fossero troppo scomodi, troppo luminosi per essere ricordati senza imbarazzo. Witold Pilecki è uno di questi. Un uomo che non ha semplicemente combattuto il male: lo ha guardato negli occhi, lo ha studiato, lo ha raccontato. E lo ha fatto non per eroismo, ma per un senso di responsabilità che oggi ci appare quasi sovrumano. Sicuramente spinto dal suo cattolicesimo praticante, la sua fede ebbe un ruolo importante nel modo in cui interpretò la sua missione, il sacrificio e la responsabilità morale.

Quando nel 1940 decise di farsi arrestare dai nazisti per infiltrarsi ad Auschwitz, Pilecki aveva già visto la Polonia schiacciata da due totalitarismi. Aveva già perso amici, commilitoni e la libertà. Eppure non esitò. Entrare nel campo significava rinunciare alla propria identità, alla propria sicurezza, forse alla propria vita. Ma significava anche dare voce a chi non ne aveva più una.
Pilecki scelse la seconda strada.

Dentro Auschwitz: la missione impossibile

Ad Auschwitz non entrò come vittima, ma come testimone. E questo, paradossalmente, lo rese ancora più vulnerabile. Doveva sopravvivere abbastanza a lungo da capire, documentare, organizzare. Doveva restare lucido mentre tutto intorno a lui era progettato per annientare la lucidità.

Nel campo fondò una rete clandestina, raccolse nomi, numeri, procedure, testimonianze. Vide uomini ridotti a numeri, vide la fame trasformarsi in arma, vide la morte diventare routine. Eppure continuò a scrivere rapporti, a farli uscire dal campo, a sperare che qualcuno, da qualche parte, avrebbe ascoltato.

I suoi dossier raggiunsero Londra e quindi gli Alleati già nel 1941. Raccontavano l’orrore con una precisione che oggi ci lascia senza fiato. Ma allora, nel pieno della guerra, sembravano troppo terribili per essere veri.
Il mondo non era pronto a credere.

La fuga e il ritorno alla lotta

Nel 1943, dopo quasi tre anni di inferno, Pilecki riuscì a fuggire. Non per salvarsi, ma per continuare a combattere. Partecipò all’insurrezione di Varsavia, vide la sua città bruciare, vide la Polonia passare da un’occupazione all’altra.Venne persino per alcuni mesi in Italia come agente di collegamento per informare il Generale Anders comandante del 2o Corpo d’ Armata Polacco che aveva liberato Montecassino e combattuto ad Ancona e Bologna risalendo la penisola, visitò e rimase a Roma per un breve periodo come racconta l’ immagine a lato scattata a Piazza del Popolo. ( Witold Pilecki a dx ).

Quando la guerra finì, scoprì che la libertà aveva cambiato uniforme, ma non metodo. Il nuovo regime comunista non aveva spazio per uomini come lui: troppo indipendenti, troppo informati, troppo liberi.
Fu arrestato, torturato, processato in un’aula dove la sentenza era già scritta.
Nel 1948 venne giustiziato.
Il suo corpo non fu mai restituito alla famiglia. Fu imposta una damnatio memoriae.

La memoria che comunque ritorna

Per decenni il suo nome fu cancellato, come si cancella un errore. Solo dopo la caduta del comunismo la Polonia poté restituirgli la dignità negata. Oggi Pilecki è riconosciuto come uno dei più grandi eroi del XX secolo. Ma la sua storia non è un monumento: è un monito.

Ricordarlo nella Giornata della Memoria significa ricordare che il male non nasce all’improvviso. Cresce nel silenzio, nell’indifferenza, nella paura. E che la libertà, quando la si difende davvero, non è mai comoda.

Pilecki non è l’uomo che entrò ad Auschwitz.
È l’uomo che scelse Auschwitz per difendere la verità.
È l’uomo che vide l’inferno e non smise di credere nell’umanità.
È l’uomo che pagò con la vita la coerenza tra ciò che pensava e ciò che faceva.

In un tempo in cui la memoria rischia di diventare un rituale stanco, la sua storia ci costringe a un esercizio più difficile: guardare dentro di noi.
Che cosa siamo disposti a fare per difendere la dignità umana
Quanto vale la verità e quanto costa,
Che cosa significa essere liberi, davvero

Pilecki non ci offre risposte facili.
Ci offre un esempio.
E gli esempi, quando sono autentici, non chiedono celebrazione: chiedono responsabilità.

Nella trama fragile della memoria europea, il suo nome è un nodo che non possiamo sciogliere. Perché ci ricorda che la libertà non è un dono, ma un compito. E che la dignità umana non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana.

Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di uomini come il Tenente di Cavalleria Witold Pilecki, promosso postumo a Colonello nel 2013.

O almeno, abbiamo bisogno di non dimenticarli.

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Bruno Tammaro Iannelli

Bruno Tammaro Iannelli

Nato sotto il segno zodiacale dell’Ariete, ascendente Toro. Colonnello della riserva dei Carabinieri Bruno TAMMARO IANNELLI, oltre a tutti i corsi di natura militare e tecnico- professionale è laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Siena ed in Scienze della Sicurezza interna ed esterna presso l’Università di Roma Tor Vergata. E’ autore di numerosi saggi di carattere storico e giuridico nonché di analisi criminologica: “La tutela penale del Patrimonio storico e artistico in Italia“ Siena 1991 “I furti d’ arte. I primi ladri nell’ antichità“ Rivista Amici dei Musei – Firenze 1992 “Rapporto Annuale sulla criminalità organizzata” Roma Ministero Interni 1997-1998-1999 “La stanza di Antonio. Un videogioco interattivo che educa alla sicurezza” Roma 2002 E’ stato relatore presso l’ OSDIFE (Osservatorio Difesa e Sicurezza ) dell’ Università di Roma Tor Vergata sulla “Homeland Security“ Ha inoltre tenuto numerose conferenze in Italia e all’ estero su diversi temi professionali. Recentemente è stato invitato a tenere una conferenza nella prestigiosa sede dell’ Ignatianum di Cracovia, in Polonia sotto l’ egida dell’ Università Giovanni Paolo II. E’ Consulente Cinematografico e Televisivo, ha collaborato quale esperto di Dialoghi polizieschi alla trasposizione in italiano della serie televisiva “ The BodyGuard “ della BBC trasmessa sul canale Netflix. Studioso di Lingue Antiche, approfondisce continuamente il latino, il greco, l’ebraico e l’ aramaico. Lingue Moderne : Madrelingua italiano. E’ buon conoscitore delle lingua inglese e spagnola. Cultore di francese e portoghese. Dal 1977 al 1980 frequenta la Scuola Militare ”Nunziatella” di Napoli , in seguito dal 1980 al 1982 frequenta l’Accademia Militare di Modena. Nel 1982 viene Nominato Sottotenente dei Carabinieri. Dal 1982 al 1984 frequenta la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma. Nel 1984 viene Nominato Tenente dei Carabinieri. Dal 1984-1986 Presta servizio presso il Battaglione Mobile Carabinieri “Toscana” di Firenze, svolgendo numerose missioni di comando di contingenti inviati a Palermo, Caserta, Napoli e Roma per traduzione detenuti e assistenza ai processi contro la criminalità organizzata ed il terrorismo di destra e di sinistra. Dal 1986-1990 Presta servizio in qualità di Comandante della Compagnia Carabinieri di Valledoria (Sassari.). Durante gli anni di permanenza in Sardegna svolge indagini sui sequestri di persona e sul traffico di stupefacenti. Lotta contro il Banditismo Sardo. Nel 1987 viene Nominato Capitano dei Carabinieri. Dal 1990 al 1993 Presta servizio alla Scuola Marescialli di Firenze quale Comandante di Compagnia e Istruttore. Insegna diritto penale speciale, tecnica professionale e polizie europee comparate. Dal 1993 al 1995 È Inviato dal Governo italiano presso la Missione ONUSAL delle Nazioni Unite in El Salvador in qualità di Osservatore di polizia internazionale. Da seguimento all’ applicazione degli accordi di pace tra il Frente Farabundo Martì de Liberaciòn Nacional e il Governo salvadoregno, collabora alla verificazione della Policìa Nacional Civil e dell’ Academia de Seguridad Pùblica, nate dagli accordi di pace. Dal 1995 al 1997 Presta servizio in Sicilia in qualità di Comandante del Nucleo Radiomobile di Palermo. Durante questo periodo nel 1996 viene promosso Maggiore dei Carabinieri. Nel 1997 È Inviato dal governo italiano presso la Missione UNMIBH-IPTF delle Nazioni Unite in Bosnia Herzegovina, in qualità di Capocontingente del primo gruppo di Osservatori italiani di polizia internazionale, incaricati di verificare il rispetto degli Accordi di Dayton. Dal 1998 al 2000 È Incaricato, in qualità di Ufficiale Superiore Addetto dei Carabinieri, all’ Osservatorio Permanente sulla criminalità del Ministero dell’ Interno, Roma, a composizione interforze. L’ufficio redige e presenta al Ministro degli Interni, per la successiva approvazione del Parlamento Italiano il ” Rapporto Annuale sulla criminalità organizzata”. Dal 2000 al 2001 viene Inviato dal governo italiano presso la Missione MINUGUA delle Nazioni Unite in Guatemala, in qualità di Capocontingente degli osservatori italiani di polizia internazionale. Verifica l’applicazione degli accordi di pace tra la Uniòn Revolucionaria Nacional Guatemalteca e il Governo del Guatemala, collabora al controllo della Policìa Nacional Civil e alla verificazione del rispetto dei diritti umani nell’ ambito del sistema giudiziario guatemalteco. Dal 2001 al 2003 è Incaricato, in qualità di Ufficiale Superiore Addetto dei Carabinieri al Programma Operativo Nazionale” Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’ Italia” a composizione interforze e inserito nella Segreteria del Capo della Polizia, Ministero degli Interni, Roma. Collabora alla programmazione e allo sviluppo delle varie progettualità del PON dirette allo sviluppo della sicurezza delle Regioni a Obj 1. Durante questo periodo nel 2001 viene promosso Ten. Col. dei Carabinieri. Dal 2003 al 2004 Viene incaricato di dirigere il Comando Provinciale Carabinieri di Vibo Valentia, Calabria, zone afflitte dalla presenza endemica della criminalità organizzata. Dal 2004 al 2005 Ricopre l’ incarico di Capo della Sicurezza della Commissione Economica e Sociale per l’ America Latina e i Caraibi delle Nazioni Unite in Santiago del Cile. Dal 2006 al 2011 ricopre l’ incarico di Comandante del Reparto Comando della Regione Carabinieri Molise in Campobasso. Dal 2011al 2013 Ricopre l’ incarico di Capo Ufficio Segreteria e Personale del Comando Carabinieri per l’ Aeronautica Militare sito nello Stato Maggiore Aeronautica a Roma. Dal 2014 al 2020 è docente delle cattedre di Storia dell’ Arma, Diritti Umani, Polizia Militare e Diritto Penale Militare presso la Scuola Marescialli e Brigadieri “ Salvo d’Acquisto“ di Velletri (Roma) Dal 2021 al 2022 È Ufficiale Superiore Addetto per Incarichi Speciali presso l’ Istituto Superiore di Tecniche Investigative (ISTI) dell’ Arma dei Carabinieri in Velletri (Roma). Viene promosso Colonnello. Nel corso della carriera è stato insignito delle seguenti onorificenze: Cavaliere dell’ Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2004 ) Medaglia Mauriziana 10 lustri di vita militare (2012) Medaglia militare di bronzo al merito di lungo comando (1997) Croce d’oro con stelletta per anzianità di servizio militare (2018) 3 Croci Commemorative per missioni militari di pace (1994-1999-2002) Medaglia ONU per la Missione ONUSAL- El Salvador (1994) Medaglia ONU per la Missione UNMIBH-IPTF – Bosnia (1997) Medaglia ONU per la Missione MINUGUA- Guatemala (2000) Medaglia commemorativa 50 anni di attività dell’ ONU (1995) Insignito dell’ Onorificenza di Ufficiale con Spade del Sovrano Militare Ordine di San Giovanni di Gerusalemme , di Rodi e di Malta (1998) Cavaliere di Grazia Magistrale del Sovrano Militare Ordine di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta (2013) Cittadino Onorario del Comune di San Pietro Infine, città martire della II Guerra Mondiale (2013) Insignita di Medaglia d’oro al valor civile. Attualmente è Presidente in pectore dell’ Istituto di studi storici 8-16 Dicembre 1943. Battaglia San Pietro Infine nel Parco della Memoria Storica Monumento Nazionale .

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