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TRUMP COME PIRRO?

Renzo Trappolini di Renzo Trappolini
26/01/2026
in SCENARI
E DAI CON L’AMERICA… E CON TRUMP
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TE LO LEGGO IO

L’Epiro, nel III secolo a.C., per dimensioni e potenza non era certo come gli Stati Uniti di oggi, ma l’azione dell’attuale presidente americano sembra mostrare qualche tratto simile alla vicenda del re Pirro. Costui, sognando il ruolo di Alessandro detto il Magno, si spinse alla conquista del mondo con politiche e iniziative militari all’apparenza finalizzate a sottomettere Roma, quando venne in aiuto di Taranto in guerra con i Quiriti, ma, in realtà, mirando “a raggiungere un accordo di spartizione della parte centromeridionale della penisola in zone d’influenza”.
Così ricostruisce J. Rhodes, ricordato nel cameo dedicato all’epirota da Paolo Mieli (Il prezzo della pace – Rizzoli) e viene in mente il red carpet di Anchorage in Alaska con Trump e Putin.
Qualcosa di non prevedibile, considerata anche la perdurante guerra per procura combattuta dagli Usa contro la Russia a Kiev, figlia della politica in forme imprevedibili ed eccentriche proprie del metodo Trump.
Come, pare, quelle di Pirro, il quale, scrive Mieli,“giocò la propria partita in modo confuso” e, secondo la tradizione, fu “impulsivo giocatore d’azzardo”.
Per Flavio Raviola, “un personaggio in cerca di ruolo, con progetti quanto mai arditi e sempre rischiosi, ma non privi di logica e di prospettive”.
Certo, aveva sconfitto i Romani a Eraclea e ad Ascoli Satriano. Ma furono, appunto “vittorie di Pirro”, perché, poi, per le grandi perdite subite, venne definitivamente fermato a Benevento e morì, prima che per mano militare, a causa della tegola gettatagli in testa da una vecchia, che lo tramortì.
C’era nell’antico re ”qualcosa di disturbante ed eccentrico, più incontrollabile e irrazionale, più inconcludente e spiazzante di quanto si sarebbe disposti ad accettare come comprensibile (Raviola).
E, quindi, possibile il paragone con Trump?
Da un anno, il presidente USA manda in altalena un po’ tutti con minacce e proclami, parole eccentriche rispetto a quelle che ci si aspetterebbero dalla stanza ovale della Casa Bianca, dove, per, tradizione importata anche dall’Europa anglosassone e non, si crede dimori lo spirito della democrazia e delle solidarietà umane.
Invece, una continua manifestazione, anche in forme brutali, di volontà di dominio del mondo attraverso gli usi del commercio nei mercati meno regolati. Quelli degli antichi colonizzatori e dei loro discendenti. L’anima più profonda dell’America che una volta non riconosceva l’umano negli schiavi e li teneva sottomessi in nome dell’ordine sociale del sistema yankee. Poi – spesso giustificando le armi e gli intrighi in casa d’altri con la vocazione alla difesa della democrazia – si autoinvestiva del ruolo di gendarme del mondo e, oggi, si propone a tenutaria di una sorta di privée internazionale. Una stanza di compensazione pubblico privata degli interessi delle nazioni e di regolamento dei loro sistemi di convivenza.
Il risultato? A Caracas, prelevato con la forza Maduro, è rimasto intatto il regime. In Iran, alle minacce di incursione distruttiva del regime islamico, applaudita da mezzo mondo ed assicurata come imminente, è seguito il mantenimento al loro posto degli Ayatollah ed il silenzio sulle proteste e sulle repressioni, le quali – ambedue – è difficile possano essere da un giorno all’altro finite. In Groenlandia, l’invasione e l’annessione sono state fermate da una manciata di soldatini inviati da sporadici volenterosi d’Europa?
E la vittoria “in quattro e quattr’otto” sulle pretese dell’aggressore Putin per la pace in Ucraina? Gaza, dove miseria e morte permangono tra le malmesse tende degli sfollati? Il Board di cui è chiaro solo il costo di ammissione?
Tutte “vittorie di Pirro”?
Meno male che Trump è imprevedibile.

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Prima della sua attuale terza età, ha lavorato in banca. Nella sede centrale di BNL, come Capo dei rapporti istituzionali e poi di quelli finanziari e operativi con le Pubbliche Amministrazioni. Successivamente, Direttore Generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Amministratore di Carisap, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e di Banca dell'Adriatico. E' stato consulente di Artigiancassa e della Regione Lazio. Ha collaborato con Nerio Nesi per il libro "Il codice delle nomine bancarie" (Edizioni Feltrinelli - 1981). Ha scritto per riviste bancarie, un settimanale e un quotidiano a tiratura nazionale, oltreché giornali on line.

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