Mai sentito parlare di Tillie Martinusses? No?
Groenlandese, membro del Cooperation Party (NdT: Suleqatigiissitsisut, in groenlandese Samarbejdspartiet in danese) che ha contribuito a fondare.
Ha rilasciato ad APT News una memorabile intervista. La trovate a questo indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=xs53IESxz80
Ci siamo presi la briga e di certo il gusto di trascrivere quanto da lei dichiarato, sottoponendo il tutto a un leggero editing, senza modificare nulla.
Una dichiarazione di appartenenza al popolo groenlandese, di resistenza alla demenza trumpiana e di intelligenza.
Chissà se l’hanno invitata al Forum di Davos…
“Penso che Trump non comprenda realmente il popolo groenlandese. Noi non diamo particolare valore al denaro, alle labbra alla Kardashian, alle tette finte e cose del genere. In Groenlandia non è nemmeno possibile possedere terreni in senso tradizionale: si può ottenere un lotto per costruirvi la propria casa e diventare proprietari dell’immobile, ma la terra in sé rimane di tutti.
I groenlandesi credono profondamente che la terra non possa essere proprietà privata: appartiene a tutti, così come le sue ricchezze e il mare.
Trump commette quindi un grande errore di valutazione quando pensa che possiamo essere convinti dal denaro, o da altri beni materiali. Non lo siamo. Anche se si parlasse di 100mila dollari a persona, non rinunceremmo mai alla nostra assistenza sanitaria gratuita, alla nostra istruzione gratuita, alla nostra appartenenza all’Europa, alla nostra sovranità. Siamo un popolo con grande autonomia all’interno del regno di Danimarca. Non vogliamo essere ricchi come gli americani. Basta guardare quanto sono avidi: sparano persino ai loro concittadini, invadono paesi per pura cupidigia. Sappiamo bene che ci sono minerali e petrolio nel nostro sottosuolo e che valgono moltissimo.
Però conosciamo anche la storia degli Inuit dell’Alaska e delle tribù native americane: la loro terra è stata sottratta e non sono stati trattati bene dall’America.
Sappiamo che Trump si circonda di sostenitori della supremazia bianca. Noi non siamo bianchi, siamo persone di colore. Sappiamo quindi che probabilmente i nostri diritti ci verrebbero tolti, ma sappiamo anche che stiamo molto bene così come siamo, insieme alla Danimarca. Abbiamo assistenza sanitaria gratuita, istruzione gratuita a tutti i livelli e il governo ci sostiene economicamente durante gli studi con borse di studio. Tutto questo non lo scambieremmo mai con il sistema sociale americano.
Bisogna ricordare poi che molti groenlandesi hanno familiari danesi: madri, padri, nonni. Abbiamo oltre 400 anni di storia comune, siamo profondamente interconnessi.
Stiamo assistendo in questi giorni a inquietanti proteste in America. Gli agenti dell’ICE perseguitano molte persone e da qui sembra che se la prendano soprattutto con chi è di colore. Guardateci: noi siamo di colore. Quindi sì, preferiamo rimanere con la Danimarca.
L’America ha avuto fino a 17 basi militari qui e le ha chiuse tutte tranne una, la base spaziale di Pituffik (NdT: in passato Thule Air Base, enclave amministrativa statunitense nel comune di Avannaata, nella Groenlandia settentrionale). Può aumentare la sua presenza militare quando vuole. Quindi la sicurezza e la difesa non sono il tema principale, come tutti in Groenlandia sanno bene.
Saremo anche in pochi, ma leggiamo, siamo istruiti e seguiamo le notizie del mondo, specialmente quelle che riguardano il nostro paese. Conosciamo i trattati che abbiamo con l’America.
La situazione è simile a quando si ha una muta di cani da slitta e uno all’improvviso si gira e ti morde. Devi isolarlo dagli altri ed eliminarlo: è crudele, ma non c’è alternativa. Non ci si può più fidare di quel cane.
Naturalmente non spareremo agli americani – siamo persone pacifiche – ma l’America ha 10mila soldati pronti al combattimento nella zona artica, mentre la sola Finlandia ne ha 35mila.
Potremmo anche, volendo intensificare le cose, liberarci di tutti i titoli del Tesoro americani. Questo farebbe male.
Guardando poi a Francia, Canada e a tutti gli alleati, abbiamo una forza molto grande in termini di soldati e armi. L’America ha persino dovuto prendere in prestito le navi da guerra della marina danese per pattugliare i mari artici.
Tutto questo per dire che non è scontato che l’America vincerebbe qui.
Abbiamo combattuto al fianco dell’America in molte guerre nel mondo perché volevamo rispettare i trattati stipulati. Alcuni combattimenti urbani in Siria, per esempio, sono stati durissimi per i soldati occidentali. Immagino che probabilmente sarebbe lo stesso in Groenlandia, se non peggio. Quindi non la prenderei alla leggera. Naturalmente nessuno vuole la guerra e nessuno vuole essere invaso.
Certo, ci sono stati capitoli bui nei 400 anni del nostro rapporto con la Danimarca, ma è pur sempre una storia di quattro secoli.
Recentemente ho visto emergere su YouTube testimonianze secondo cui i soldati americani sono stati molto “cattivi” con alcune delle nostre persone qui (NdT: Nuuk) e ad Arsuk.
Alcuni degli anziani che ricordano quei fatti hanno detto: “Beh, quei tipi non erano davvero poi così buoni”.
Quindi non importa cosa sia successo tra Danimarca e Groenlandia: lo risolveremo noi. Risolveremo i nostri attriti. Stiamo bene così come stiamo.
Se vogliamo essere indipendenti, i groenlandesi devono poterlo decidere da soli, non sotto pressione di una qualche superpotenza.
Siamo ben consapevoli che se diventassimo indipendenti domani, Trump ci invaderebbe semplicemente perché non avrebbe problemi con la NATO, con l’Europa e con tutto il resto.
Penso quindi che stia scommettendo, in modo molto offensivo, che i groenlandesi siano persone stupide e ignoranti che non seguono le notizie mondiali. Non lo siamo: è vero esattamente il contrario.
Saremo qui centinaia di anni dopo Donald Trump. Anche se ci invadesse, penso che lo aspetteremmo come aspettiamo il maltempo. Tutti qui sanno che quando il tempo decide di portare una tempesta, potremmo doverci rintanare per un giorno, o due. Ci rintaneremo per un anno, due, anche dieci, o vent’anni poi, non appena Trump e i suoi simili saranno andati via, torneremo alla Danimarca.
Tutti vogliono una soluzione pacifica. Donald Trump è l’unico che sembra volere combattere e non credo che nemmeno l’esercito americano lo voglia.
Sembra solo fuori di testa e sconsiderato. Sembra che voglia ripagare alcuni dei suoi ricchi finanziatori per potersi candidare alla presidenza per la terza volta. Questo è ciò che pensa la maggior parte dei groenlandesi. Non lo sappiamo con certezza, ma questo è ciò che pensiamo.
Hanno già fatto un sondaggio l’anno scorso: solo il sei percento era pro-americano. Ho visto molti video sui social media ultimamente in cui dicono: “Mi dispiace, mi sbagliavo su MAGA, mi sbagliavo sull’America”.
Quindi penso che oggi la percentuale sarebbe ancora più bassa.
L’ottantacinque percento ha detto un no schiacciante l’anno scorso e penso che la percentuale sia ancora più alta ora.
Quindi no, decisamente no.
Nessuno vuole che i paesi NATO vengano messi l’uno contro l’altro.
Nessuno, tranne forse Donald Trump e nessuno sa perché.
Ci chiediamo: è troppo amico di Putin? Cosa sta succedendo?
Nessuno vuole che la Groenlandia diventi un campo di battaglia e abbiamo visto molte nazioni farsi avanti. Come ho detto, nazioni che stanno cercando di fare l’ultimo gesto amichevole verso l’America, mostrando al contempo di avere effettive capacità militari.
Vogliamo ancora essere amici, ma come avete visto oggi, il primo ministro canadese è andato in Cina per cercare di stabilire nuove relazioni. Quindi, se Donald Trump vuole un nuovo ordine mondiale, OK, lo avrà.
Il settantaquattro percento degli americani comuni non vuole l’invasione della Groenlandia e penso che, probabilmente, in quel settantaquattro percento ci sia la maggior parte della capacità militare, perché sanno che attaccherebbero un alleato della NATO, un paese europeo.
Dalla Seconda Guerra Mondiale l’emisfero occidentale si è unito. Quindi è molto strano che stia cercando di fare questo. Alcuni europei sperano che forse stia solo cercando di spingerli ad aumentare rapidamente la loro capacità militare.
Non la penso così. Penso che voglia davvero la Groenlandia.
Ma vedremo”.












