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Home DIFESA

LA GUERRA: ALCUNE SUE DEFINIZIONI E CARATTERISTICHE (TERZA PARTE)

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
19/01/2026
in DIFESA
LA GUERRA: ALCUNE DEFINIZIONI E CARATTERISTICHE (PRIMA PARTE)
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TE LO LEGGO IO

Lo “stato di guerra è lo stato giuridico di belligeranza. Formalmente ha origine con una dichiarazione di guerra, che lo pone in effetto erga omnes, cioè nei confronti del nemico, dei propri cittadini e soldati nonché dei Paesi terzi. L’atto di guerra non pone particolari formalismi. È un semplice atto di violenza, indipendente da qualsiasi codificazione e categorizzazione giuridica. Può essere un atto di intimidazione, di ritorsione o rappresaglia, inserito nell’ambito dei rapporti politici internazionali”.

Storicamente potremmo caratterizzare le guerre in alcune grandi tipologie.

  • Guerra antica: gli eventi bellici sino alla pace di Westfalia del 1648 che pose fine alla guerra dei trent’anni nell’ambito dell’impero germanico; diede un nuovo assetto istituzionale all’impero e contribuì alla formulazione di regole e direttrici di politica internazionale destinate a rimanere sostanzialmente valide, per gli Stati europei, sino alla prima guerra mondiale. Nella sostanza si pose fine alle guerre di religione in ambito europeo, pacificando politicamente e religiosamente l’Impero; da allora in poi ogni successiva guerra in Europa venne scatenata da motivazioni prevalentemente di ordine politico e/o territoriale. La politica si separava dalla religione. Gli Stati si riconoscevano al di là della fede del Sovrano e venne parzialmente attenuato il principio, sancito dalla pace di Augusta del 1555, “cuius regio, eius religio”. Le dispute religiose dovevano essere discusse in sede teologica.
    L’idea di una guerra santa o giusta è connaturata con l’idea religiosa dell’uomo; il combattente, il più delle volte, lo fa in nome e sotto la guida di Dio. Questa guerra non si pone limiti giuridici o morali.
  • Guerra moderna: dalla pace di Vestfalia del 1648 agli anni ‘90 del XX secolo, ovvero con la fine della guerra fredda e del sistema bipolare. La politica organizzò lo Stato in “Nazione” con conseguenze sulla guerra che non fu più un particolarismo del Sovrano ma divenne un problema di identità nazionale, che comportava la sua sopravvivenza. Con la pace di Vestfalia, sostanzialmente, “muta l’impianto etico-teologico ed universalistico della guerra. Si iniziò a formare l’idea di diritto internazionale, identificato nel pluralismo degli Stati sovrani e sul fatto che neanche un’organizzazione interstatuale potesse interferire sulla giurisdizione interna di uno Stato. Soltanto il Consiglio di sicurezza dell’ONU avrebbe potuto autorizzare l’uso della forza, ma a garanzia della pace ed in caso di violazioni da parte di Paesi aggressori”;
  • Guerra rivoluzionaria e contro insorgenza: quella rivoluzionaria viene condotta al fine di sovvertire uno Stato nell’intento di prendere il potere. Nella storia si sono alternati metodi di guerriglia a veri confronti sul campo di battaglia tra eserciti regolari e rivoluzionari. La contro insorgenza nasce dalla necessità di contrapporsi agli “insorgenti” che, non dotati di truppe regolari, sono caratterizzati da agilità negli spostamenti, rapidità e flessibilità. Non si schierano sul campo di battaglia per cui le truppe regolari sono inadatte, costrette a rimanere sulla difensiva ed a disperdere le forze in difesa di una grande pluralità di obiettivi. La risposta è la controguerriglia o contro insorgenza, elaborata dalla dottrina militare statunitense, ovvero, l’uso degli stessi mezzi e metodi utilizzati dagli insorgenti;
  • Guerra globale: sino alla fine della guerra fredda era compito delle potenze utilizzare la diplomazia e tendere alla pace. Gli USA, trovatisi unica potenza globale dell’Occidente, hanno fatto ricorso ripetutamente alla guerra; una guerra globale in quanto condotta in spazi non determinati e, per lo più, non contro Stati ma contro organizzazioni terroristiche. Più che di guerre, seppur condotte con armamenti sofisticati e da eserciti regolari con l’impiego di forze aeree, navali e terrestri, si è trattato di operazioni di polizia internazionale contro il terrorismo, operazioni di giustizia internazionale od intervento contro i così detti “rougue States” (Stati canaglia). Le vittime civili sono divenute “danni collaterali” e gli errori nel colpire gli obiettivi (quando ci si uccide sul campo tra reparti di uno stesso esercito o degli alleati) si sono trasformati in “vittime di fuoco amico”. Le bombe sono divenute “intelligenti” ed i bombardamenti “operazioni chirurgiche”. Sicuramente non vi sono più i bombardamenti a tappeto della seconda guerra mondiale ma alcune terminologie sono frutto di sfrenata fantasia, pura astrattezza lessicale, tesa alla disinformazione.
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Giuseppe Bodi

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