Il Presidente statunitense ogni giorno ci allieta, è un eufemismo, con nuove trovate e non smette di meravigliare anche i più fantasiosi esegeti del Trump pensiero.
La sua ultima esternazione, per ricordare un linguaggio caro agli italiani, è stata quella di porsi come limiti soltanto la sua morale e la sua mente. In base alla sua affermazione la morale è totalmente soggettiva, in barba a quella pubblica ed a secoli di dibattiti filosofici.
Traducendo molto semplicemente il Trump pensiero, le sue parole vogliono significare che per lui il diritto internazionale, non esiste, non lo rispetta, lo reputa un inutile orpello superato dal suo indiscutibile volere ipertrofico.
Probabilmente, pur non sapendo chi sia, gli può essere confacente la celebre frase di Vittorio Alfieri: “Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli” la quale esprimeva – per il drammaturgo, scrittore e poeta astigiano – una ferrea volontà e una determinazione assoluta della sua personalità.
Si è constato, senza ombra di dubbio, che le sue decisioni, internazionali ed interne, hanno un solo faro: il profitto.
L’intervento in Venezuela ne è la più lampante dimostrazione, come le malcelate minacce verso la Groenlandia: la voglio per me e basta. In Venezuela, al momento, la realtà locale non è molto mutata; la vice Presidente in carica Rodríguez era la vice del Presidente Maduro del quale sicuramente ha condiviso le scelte in ogni settore. Accertato che il problema è in primis il petrolio, si potrebbe ipotizzare che nei propositi del Presidente statunitense vi sia quello di posizionare, negli Stati che hanno per lui un interesse economico, delle “teste di legno”. Nulla di nuovo sotto il sole si suol dire, si ripeterebbe quello che nella Seconda Guerra Mondiale la Germania nazista creò in Norvegia: un “Governo Quisling”, un uomo prono ai voleri del potente di un altro Paese. Posizionando nei Paesi di interesse geopolitico e geoeconomico, per la morale e per i profitti del Trump pensiero, una serie di “Governi Quisling”, il gioco è presto fatto. Mediante contenuti blitz militari o solo minacce di invasione si possono ottenere grandi risultati.
Al momento sta incitando alla rivolta i cittadini iraniani che protestano contro un regime dispotico e sanguinario che sta accumulando piramidi di manifestanti uccisi a sangue freddo. Ben vengano i sostegni ma sul campo muoiono inermi iraniani, si cerchino anche soluzioni diplomatiche. Forse ha già un “Quisling” pronto. Potrebbe essere Reza Ciro Pahlavi, cittadino statunitense, colà residente, figlio dell’ultimo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, deposto nel 1979 dalla rivoluzione khomeinista.
Se si continua sullo stesso passo, la famigerata ICE, l’Agenzia federale per il controllo dell’immigrazione e delle frontiere, forse avrà la “licenza di uccidere” come nei film di 007. Si mette sotto inchiesta il Presidente della Federal Reserve System poiché riottoso agli ordini di Trump ma ligio alla difesa dell’economia statunitense.
In attesa di altre esternazioni, mentre è stato già recitato il “de profundis” del diritto internazionale, chiediamoci quali prospettive abbia la democrazia liberale che, a passo di carica, non solo metaforico, corre verso l’autocrazia illiberale.
Al Museo Reina Sofia di Madrid bisognerebbe andarci almeno una volta nella vita, in pellegrinaggio.
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